martedì 22 luglio 2008

Un sonetto caudato porno in lingua friulana ? Eccovi serviti! :)

Sì, lo so. lo so
Da ieri siete ancora lì che state sbavando in attesa di un sonetto porno
Ma io non solo vi darò un sonetto, ma ve lo darò pure caudato!

Tanto perché non pensiate che vi piglio per il cool, vi lascio anche un paio di dati tecnici sull'opera.
Si parla di Eusebio Stella, cancelliere, poeta (n. Spilimbergo 1610 - m. 1671). Scrisse versi in varie lingue, fra cui la friulana, dove si espresse in maniera non certo castigata.
In questo sonetto siamo intorno al 1650, (epoca della Controriforma, peraltro) quindi prendetelo per come viene. All'epoca circolava in segreto, ovviamente, e anche in seguito è stato sempre censurato. Nonostante il discutibile valore letterario... a me pare una figata!
(P.S. non ve lo traduco letteralmente, perché piglierei cantonate, ma vi lascio una sintesi dei fatti alla fine, dovreste farcela)

I'eri un dì cu la Ligna a piaa Saas
In t'una pozza culà iù disott.
Mi schiampà il voli, e Iacuma e Menott
Vedei sott'un cason in miez dai Raaas

"Ohime, Iacuma Mee, ch'i mi disfaas.
Ohime, vè ch'al mi gotta il Sivilott"
(Disee'l guidon) "e cert, s'io no ti fott.
Tu cunsumaat in curt mi vedaraas"

La Befutuda si cruffà subit.
Ch'a vedè il ruspi Caz a ijssij foor.
Alzà l vistijs e pià in man il Veet

Al la fottè tree voltis lì biel creet:
E Io ch'eri visin, a siò savoor
Tree voltis mal menai cum appitit

Tal, ch'al mi ijssì un Cit
Di roba: ch'i vedevi in tun baruz
Da la Potta e dal Cuul ducch i pilluz.

Quant, ch'a si forin suz
Cun'un Fazzolettat, ch'al vee in sacchetta,
E Iee fatta s'havè la Tiffa netta.

A ij mostrà una Tetta:
Ma Lui ij vee una man la dal Cullat,
Blanc iust cuu la Neef, plui no cu'l Lat.

Io restai stupefatt
Vidint la gran beltaat di chee Polzetta
Oh Giamba, oh quessa, oh Potta, oh Cuul, oh Tetta.


Sintesi: Il narratore scorge fortuitamente, senza essere scorto, Iacuma e Menott in evidenti atteggiamenti sessuali e assiste alla loro performance. Menott confessa a Iacuma le sue necessità e lei subito si accovaccia, alzandosi la veste. Per tre volte... si insomma, ci siamo capiti, e per altrettante tre volte il narratore-voyeur provvede onanisticamente a; producendo un sacco di roba, visto che era così vicino da contare pure il peletti. Quando i due si furono asciugati, la Jacuma gli mostra un mappamondo, ma il buon Menott, buongustaio, aveva già la mano impegnata in altro (e qui l'immagine della neve e del latte è, a mio avviso, da applausi). Fatto sta che chi narra resta stupefatto per la beltà di ogni accessorio di quella Polzetta.

Bene. Per oggi spero di aver esaudito i vostri latenti spiriti.

Ah, mi raccomando la petizione. :) :) :)

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