lunedì 30 giugno 2008

L'ultima caccia di Joe R. Lansdale***

Secondo voi, si può, di un libro, sapere esattamente cosa vi dirà, come lo dirà, perché lo dirà e, nonostante tutto questo, leggerlo con gusto e velocità? Beh. Più o meno è esattamente quello che sapevo mi sarebbe accaduto con questo breve romanzo del buon Lansdale.
Ed è puntualmente accaduto.
Ormai del buon texano continuo ad apprezzare i punti fermi, che sono più o meno due.
1) quando cominci a leggere, che ti piaccia o meno, sai che il libro lo finirai, e pure abbastanza in fretta.
2) di ogni suo libro finirai per dire che "non è certo un capolavoro", ma alla fine non ti è dispiaciuto.
Per l'ultima caccia siamo sugli stessi discorsi. Ve lo ricordate "In fondo alla palude"? A un certo punto fratello e sorella assistono, da un breccia del tetto, all'autopsia del cadavere di una donna. Assieme a loro altri due ragazzi, uno black e uno white, che sono i protagonisti di questo libro.
E l'ultima caccia finisce nel filone lansdaliano dei libri di formazione. Libri in cui si condanna il razzismo parlandone, in cui si racconta il Texas delle paludi, dei mocassini (i serpenti, non le calzature) degli scoiattoli e, ovviamente, dei cinghiali. Libri in cui si sa già tutto prima di cominciare. Due ragazzini vogliono catturare un cinchiale vecchio e cattivo.
E' ovvio che alla fine ci riusciranno, ma è altrettanto ovvio che non è certo questo il bello della storia. Il bello è leggerlo come sentirsela raccontare. Come godersela. Ti pare di essere lì, su una veranda di legno, ad ascoltare un vecchio che sputa grumi di tabacco e rende belli e misteriosi i fatti della sua adolescenza. Lansdale ha un grande pregio: sa cololare le storie. E vi dirò che la cosa gli viene particolarmente bene sulle storie semplici, lineari, con i colori separati uno dall'altro da decise strice di nero. Similitudini, parolacce e immagini efficaci. E' tutto qua il suo segreto. Un libro che si consuma e si legge in scioltezza. Narrativa senza paranoie, per intenderci.
Certo, ha fatto di meglio con il già citato in fondo alla palude e la sottile linea scura, più completi e ben costruiti, ma questo è un libro che rifinisce il quadro di quei lavori. Come un tassello piccolo, che però rende il disegno complessivo migliore, pur non essendo necessario per comprenderlo.
Unica nota dolente, forse, che per un libro-racconto lungo che si legge d'un fiato 11sicli cominciano a essere un po' troppi, e li si spende solo perchè "prima o poi li avrete tutti". :)


L'ultima caccia di J.R. Lansdale
Pagg. 177 - € 11.00
Fanucci Editore

Premio IL MONTELLO - 2008

Sì, lo so. Buona parte delle persone che mi conoscono, quasi tutte, pensano che io sia un pir8. Quasi tutte, a dire il vero. E vi confesso che a me piace così. Anzi, faccio il possibile per lasciarli godere di questa suggestiva visione di me, peraltro piuttosto autentica. :)
Forse.
Stavolta però devo fare il serio, sennò la Alessandra mi viene a prendere a calci da Montebelluna fino a Udine. :)
E devo fare il serio perché in questo periodo di vittorie e piazzamenti ho raggiunto il migliore risultato della mia breve carriera di scrittore esordiente: sono stato uno dei 5 finalisti al Premio IL MONTELLO.
Per farvi capire perché adesso, per almeno una settimana, me la posso tirare vi dico un paio di notizie flash sul concorso:
  • Aveva un montepremi di 2mila euri per il vincitore e 5cento per gli altri 4 finalisti, in più regalavano cinque libri ai presenti alla premiazione. Questo significa 457 partecipanti, tra cui, sicuramente, molte vecchie volpi e penne molto più maliziose della mia.
  • Era sponsorizzato da una moltitudine di enti e/o aziende tra cui alcune davvero apprezzabili per la loro visione della vita. A me sono piaciuti tantissimo, perosonalmente parlando, sia l'organizzatore primario del Premio, Danilo Zanetti, dell'omonima libreria e casa editrice di Montebelluna, nonché, (perché si vede che è uno che ci crede) sia il presidente della giuria, nonché scrittore, Franco Zizola, (perché è uno di quelli che sembra volersi prendere in giro e invece la sa molto più lunga di quel che vuol dare a vedere) e anche il personaggio che mi ha premiato, Alvise Amistani, che unendo vino e letteratura ha capito tutto della vita. :)
  • Aveva una premiazione fighissima, con la giuria popolare seria che legge i racconti anonimi e vota anonimo in teca di vetro e lo spoglio fatto durante la serata, con tanto di risultati parziali per far venire il cag8 ai poveri autori come me, che in prima fila si sentono come un gatto sopra un albero (un pesce gatto, ovviamente).
  • Alle premiazioni c'era anche l'Homo in Vitro, che è comunque arrivato tra i venti racconti degni di nota.
Insomma dai, posso tirarmela un po', cari amici di blog. A proposito, sono arrivato secondo a parimerito con 20voti, mentre la prima signora Serena Castro di Trieste ne ha presi 23 e il racconto che era il mio preferito, almeno per l'incipit che è stato letto da due (ottime) lettrici durante la serata, è quello dell'autrice con un nome e cognome fighissimi: Maricla Di Dio Morgano, che scrive, per l'appunto, divinamente ed era al mio pari di voti. La giuria, per la cronaca, era di 77 votanti.
Inutile mettermi a discutere su chi è primo e chi è secondo, anche perché i cinque racconti se erano lì, erano tutti belli, e già il fatto che più o meno un giurato su quattro abbia preferito il mio è una gran bella soddisfazione. Anche perché, sia chiaro, io avevo partecipato perché regalavano i cinque libri e mi sembrava davvero un premio ambitissimo, figuriamoci essere tra i cinque.
Che poi, la soddisfazione più grande me l'ha data una giurata (presumo) che per un attimo mi si è seduta accanto e durante la lettura del mio pezzo ha fatto alla figlioletta "ssh, ascolta questo che è bellissimo". Il che, visto anche che il mio era un racconto di tenerezza che metteva di fronte un grande-ancora-bambino con un bambino-già-grande, mi è sembrato molto bello, e molto tenero.
Inoltre, sono felice anche per un altra cosa. Il racconto "Francesco pettina la spiaggia", che è uno dei 4-5 della mia produzione che a tutt'oggi salverei, è anche il racconto forse più rappresentativo. (Sì, lo so che siete spesso abituati a leggermi in versione horror noir et similia, ma i racconti che scrivo e piacciono anche a me sono quelli come questo, o come Piazza delle erbe).
Ok, dai. Basta tirarmela per oggi, che devo andare a lavorare e domani ci ho pure un esame. :)


Ah, a proposito di Piazza delle Erbe, attualmente in finale sul sito del TifeoWeb, vi dico due news.
La prima news è una figata, potete ascoltare i racconti finalisti su questo sito di Prestalibro e e-book gratuiti.
L'altra non è una news ma una costatazione divertente/avvilente. La finale del Tifeo è purtroppo diventata cosa molto ridicola. Gli autori o amici degli autori hanno scoperto che basta sconnettersi e riconnettersi per votarsi a ripetizione e ormai il tutto è diventato farsa (il racconto della malefica elena supera in voti il totale voti dell'edizione dell'anno precedente) . Quindi non mi votate più che non serve, se voglio mi voto da solo. :) Anzi, mi spiace se qualcuno è andato a leggermi e a votarmi, perdendo tempo. Scusatemi, non lo farò più. Spero almeno il racconto vi sia piaciuto. :)
Di divertente c'è che l'altro giorno ho beccato prima il tipo/a di Marenero e poi il tipo/a di La condanno ad essere libera (racconto favoloso se non altro per l'errore di grammatica già nel titolo) e quello di Anche Zorro va in vacanza, che si stavano autovotando (dubito nella casualità di un voto ogni trenta secondi per un quarto d'ora e più di filato) :). così prima mi sono messo a votare il loro concorrente più prossimo, e poi mi sono messo a votare loro stessi, il che ogni volta deve averli un pò spiazzati perché poi hanno smesso. :)

Ok
Questa settimana si torna a parlare di libri eh.
E muovetevi a partecipare al FUN COOL! che il 4luglio scade!

E DA DOMANI... BUON MESE DI LUGLIO A TUTTI!!!

giovedì 26 giugno 2008

Una piccola news e un raccontino horror

Sapete che vi dico oggi? Niente immagine, niente libro, niente disco. Oggi vi ci metto un raccontino! Diciamo che me ne sono avanzati un pochi dal buon Horror T-shirt, il piccolo concorso di Scheletri.com dedicato a racconti da 100parole di tema horror. Di quelli avanzati alcuni li allungherò; non tanto perché mi va di allungare il brodo, quanto perché li avevo ristretti così tanto che ora diventati un dado (nel senso di glutammato di sodio eh, non nel senso di album di Daniele Silvestri) (anche perché poi, a dirla tutta, allungare un cd di Silvestri credo si controproducente, per il lettore e per Daniele stesso)
Ma dov'eravamo rimasti? Ah sì, il raccontino da 100parole. Questo avanzato che non allungherò, perché è banale e sempliciotto, ve lo metto qui, così non potete dire che questo più che il blog di uno scrittore, è il blog di un cazzaro :)
Ah, fra le news ci sarebbe da dire che ho vinto il Vamp2008, il che è bene, epperò mi sono andato a rileggere il racconto e ho trovato una frase schiferrima, il che è male. Comunque anche questo può aiutare a farmi allontanare dal terreno incolto dei cazzari.
Vabbè va, vi lascio al racconto. :)
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SECONDO PIANO

Stacco una striscia sottile, col tagliaunghie. La mangerò bollita usando l’acqua del rubinetto. Mi stendo sui tappetini di spugna, senza sfiorare la ceramica dei sanitari. A volte riesco a dormire, nonostante mia moglie continui a graffiare e mugghiare sulla porta, da settimane.

Poi mi alzo e bevo. Nell’armadietto dietro lo specchio le solite scritte: Silhouette, GomGel, Infasil. Ormai le ho imparate a memoria. Solo copriwater e sapone erano commestibili. E li ho già mangiati giorni addietro.

Apro la finestra e vedo solo morti. Guardano tutti all’insù, quasi subito.

Per l’ennesima volta esamino le mie possibilità se mi buttassi.

Mi siedo sulla tazza, mi guardo l’avambraccio, e cerco un altro posto buono, per usare il tagliaunghie.

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P.s.
Per i temerari, qui trovate la versione in lingua friulana.

mercoledì 25 giugno 2008

Genova ti ucciderà di Ivo Scanner*

Oggi non ho una bella giornata, sia chiaro. Ma se nelle prossime righe sembrerò acido, supponente, sarcastico, stronzo e un sacco di cose brutte, e per altro tutte vere, beh, lo sono e credetemi almeno un po' di ragione ce l'ho.
Il fatto è che questo è un brutto libro. Pochi se e pochi ma. Ma non brutto come quello della Santacroce di qualche post fa. Questo è proprio brutto ,da non leggere. E la cosa più figa è che lo sapevo, che non dovevo leggerlo! Perché avendone due copie (non chiedetemi perché) una l'ho anche regalata e ho seriamente rischiato di perdere un'amicizia. E volete sapere una cosa? Me lo sarei meritato!
Ora, non me ne voglia l'autore, che è comunque un esordiente, non me ne voglia l'editore, che è stato sempre parecchio gentile e disponibile ecc. ma dico io: come si fa a pubblicare una cosa simile? Vi assicuro che tutti gli e-book che ho sul mio desktop in questo momento, presi dalla rete o da chissà quale blog di scrittore in erba (e non sempre nel senso di esordiente, a volte anche solo nel senso di strafatto) sono meglio. E allora perché l'ho letto?
Beh, per imparare. Per imparare quel che non va fatto.
Ce ne sarebbero tante di cose da dire, certo, ma mi limito a segnalarvene alcune. Così tanto per fare due chiacchiere e due risate.
  • Quando cominciate a chiamare i personaggi, nonchè i capitoli, nonché qualunque soggetto che regge le frasi con una metafora razziale e/o ecclesiastica, del tipo: il cinese, l'arabo, la nigeriana, la cilena, lo zingaro, il parroco, il senegalese, il Papa, l'albanese, ecc ecc aspettatevi che dopo 3-4 pagine il lettore non riesca a capire chi fa cosa e perché.
  • Sempre per il motivo di cui sopra sappiate che, anche se i vostri nobili intenti erano quelli di rendere uno spaccato della multietnicità della moderna società, rischiate di far diventare razzista anche Nelson Mandela e l'anima di Gandhi, se non altro perché a un certo punto, per riuscire a capire come mai il Senegalese spari all'Israeliano per evitare che il Congolese faccia il doppio gioco con l'arabo senza prima aver parlato con l'indiano e aver cenato al giapponese riflettendo keniota, fumando come un turco e vomitando nella turca, chiunque si metterebbe a gridare di volerli uccidere tutti.
  • Sempre per i motivi di cui sopra sarebbe bene conoscere la differenza tra nero e negro, perchè finché un personaggio, in un dialogo, dice "sporco negro!" ok, si può perdonare la frase fatta, ma ci può stare. Quando però è il narratore che comincia a dire: il negro ha fatto questo, la negra si è trombata quest'altro. beh... insomma, non è il massimo dell'educazione.
  • Dovreste perlomeno immaginare che quando il vostro eroe, (un ex prete fattosi killer che ha ucciso centinaia di persone) si trova in un parcheggio sotteraneo, al buio, a 100metri (!!!) di distanza da due Senegalesi (sì, li ha riconosciuti da quella distanza) che impugnano una Magnum P34569852,5 (sì, ha riconosciuto anche il modello della pistola), e che non hanno pagato l'Ici (sì, il nostro eroe è riuscito a riconoscere il bollettino ici che sbucava dal loro taschino, ancora da compilare) è quantomeno improbabile che riesca a colpirli mirando al bagliore dell'orecchino (che probabilmente è a forma di cerchietto con incisioni tribali relative a Muigntropob, una divinità senegalese di cui il nostro eroe è a conoscenza).
  • Ed è quanto meno improbabile che, dopo aver sparato a una decina di persone, aver causato un crollo nel cimitero ed essere salito da una metropolitana all'altra la polizia faccia tutti i rilievi in pochi minuti e subito dopo svanisca, di modo che il nostro amico killer possa tornare a far fuori altre persone negli stessi luoghi.
  • Dovreste anche immaginare che se volete inserire degli articoli di cronaca in mezzo ai capitoli, e fate succedere tutto in una notte, è alquanto improbabile che ci siano dei giornali che vengono pubblicati più volte per notte.
  • E sempre a proposito di giornali, sarebbe bello che gli articoli di cronaca fossero scritti in registro giornalistico e non in registro tema delle elementari. Qualche lettore, ma solo i più sgamati eh, quelli che hanno in passato letto dei quotidiani, potrebbe risentirsi.
  • prendete in considerazione anche l'ipotesi che un Killer che tutti, ma proprio tutti, conoscono, nell'ambiente della mala, e che ha ucciso 375 persone (!) e tutte a Genova e dintorni, per giunta, potrebbe essere un minimo conosciuto anche dalle forze dell'ordine. Ma solo un tantino eh...
Basta direi. Di buono c'è una cosa, che il libro non lo potete più comprare, anche se so che dopo aver letto questo post, molti di voi lo vorrebbero. Si, sa, l'essere umano è fatto così: quando vede qualcosa che fa impressione, non riesce a girare la testa dall'altra parte. :)
Saluti!

lunedì 23 giugno 2008

Mentre il mondo funcooleggia

Ebbene, mentre tutti gli scrittori del web si dilettano con il Fun cool! io inizio il post più eterogeneo di tutto il blog. Oggi si parla di poesia, di e book e di video fighissimi e di dischi meno che mediocri.
Cominciamo dalla poesia. Quale poesia? Ma quella di Orroreinversi, ovviamente, dove sono arrivato terzo, che è molto bene, e quindi mi sembra d'obbligo la marchetta scheletrica e un po' di sano gongolamento. Tanto per cominciare vi scrivo l'oggetto in questione:

SHH

Eccoti
Occhi chiusi senza sonno
E leggero il passo
[le mani
Mentre ti cingo di panno i polsi
[i ferri
E sprimaccio gli incubi
Con il cuscino

Respiri
Fiato che sa di carne
[cruda
[di cane

Una domanda
Ti spalanca gli occhi
[spaccando croste
Resto
Come avessi le palpebre cucite
[alle tue

“Ssh”
Ti dico
[che in amore
Non ho mai portato occhiali
O valigie


La poesia in origine era più lunga, ma alla fine, causa limite battute, si è adattata alle mutilazione successive che l'hanno resa quel che è. Credo sia quasi difficile riuscire a capire che è una rivisitazione inversa de "la bella e la bestia!, ma mi bastava si capisse che c'era una storia dietro. Era quasi un racconto, a dire il vero.
Ok. E la poesia l'avete avuta.
Degli e-book che dire? Sapete già come la penso, sono la peste del terzo millennio, assieme alle emoticon, il featuring e qualche altra decina di cose. Però gli e-book sono i meno peggio, lo confesso. (mi spaventa molto meno accendere il pc e vedere una decina di e-book che ho promesso di leggere, piuttosto che accendere la radio e beccare una canzone di Iva Zanicchi feat. Timbaland)
L'e book che sono riuscito a smaronarmi, stavolta, è quello di un amico (di forum, di web, di my space... ora mi manca solo che mi trombo la sua donna e poi diventeremo veri amici). Nonostante questo, lo leggo volentieri. E' uno di quelli che anche se il racconto non ti dovesse piacere, dentro, in qualche punto, in qualche riga, trovi qualcosa che ti piace; un po' come nella discografia degli U2, insomma. E c'è il rischio, quindi, che il racconto vi piaccia anche tutto intero. Il racconto si scarica qui, e si legge in una mezz'oretta o anche meno. L'amico è gfCassatella, che non ho mai capito se centra qualcosa col dolce siciliano o no.
Poi di cos'è che ho detto che vi parlo? Ah si, i video fighissimi!
Beh, li metto come canzoni della settimana, arrivano entrambi via Stereogram e guardateveli che meritano, soprattutto il primo, con David Byrne alla voce (a me sentire cantare Byrne mi dà sempre un po' l'impressione che mi stia prendendo per lo culo, ma simpaticamente e con classe). Il secondo però è più genuino. (ah, se siete i soliti maschiacci satiroformi, ci stanno le donne nude, potete guardare).
Poi dovevo parlarvi di dischi meno che mediocri, giusto? Beh, guardate, li liquido con due parole due. anzi, una sola: chemmerda! Mi riferisco ai nuovi Alanis Morissette e al nuovo Coldplay. Stufosi, vuoti e sempre uguali a sè stessi. Dischi da due-tre pezzi sufficienti e 8-9 riempialbum. E prima che arrivino i fan a insultarmi, ricordatevi che io venero i primi due dischi dei suddetti quasi come la collezione delle Tartallegre!
Ok.
Al prossimo post si tornerà a parlare di libri.
E intanto mi raccomando: Funcool gente! Funcool...

venerdì 20 giugno 2008

FUN COOL!
Un racconto in una frase
I RACCONTI IN GARA

Qui di seguito i racconti in gara, in ordine di arrivo:

N° 1 - La prima volta
Davvero non immaginavo che le donne potessero sanguinare tanto, per una coltellata in pancia.
di Fab

N° 2 - Camilla
China sul libro, Camilla leggeva di maghi e di fate, piangendo perché un prode cavaliere ancora non arrivava a salvarla; lei l'orco cattivo lo conosceva davvero: era suo padre e adesso stava aprendo la porta...

N° 3 - La discesa negli inferi del vincolo sociale di un romantico e appassionato ex-naturalista
"Causa fidanzamento, vendo pecora..."

N° 4 - Ironia della sorte
Quando la grande Tempesta si concluse la Terra era ormai completamente ricoperta dall'acqua; poichè tutti erano morti annegati nessuno si accorse che la sonda Phoenix aveva appena scoperto tracce di acqua su Marte.

N° 5 - Ci vuole occhio, ma anche orecchio
Il suonatore di viola non poteva suonare perché daltonico.
di Paolo Margonari

N° 6 - Per esclusione
«Se non sono stato io e non è stato lei, mio caro Watson, è elementare che a squartare come un tacchino questo pover’uomo non può essere stato che lui», stava dicendo Sherlock Holmes, puntando la pipa in direzione del maggiordomo; ma Watson non sentiva niente, quella sera, impegnato com’era a ricordarsi dove diavolo avesse nascosto il coltello.
di Misterecho

N° 7 - Per essere buono, un racconto deve avere un finale sorprendente
Lo scrittore si sfregò le mani, soddisfatto: era davvero un ottimo inizio.

N° 8 - L'ultima sigaretta
Spicciolo si destò con rinnovato entusiasmo per la vita, tanto da non ricordare nemmeno di aver dormito con il gas aperto deciso a farla finita; sorrise al nuovo giorno e, come d’abitudine lo inaugurò accendendosi una sigaretta…

N° 9 - (provvisoriamente) senza titolo
Pensò che la felicità è come una bella ragazza nuda che corre e tu sei vecchio e grasso e stanco e sai che non riuscirai mai a raggiungerla, ma è così bello vederla correre mentre cerchi di acchiapparla!

N° 10 - Onoro il padre, onoro la madre
Oggi, nel giorno del mio quarantesimo compleanno, voglio celebrare l’ultima volta che mio padre mise piede in questa città, quarant’anni fa: “Non andartene” urlò mia madre dalla finestra “prometto che me ne sbarazzerò!”; poi prese una bottiglia e bevve talmente e talmente a lungo che si scordò di farlo.
di Jean

N° 11 - Namazu
"La terrà tremò, le case crollarono e la gente si riversò sulle strade: Kashima guardò nel piatto i resti del pesce-gatto, e capì di aver fatto un errore".

N° 12 - Fancul
La strage è avvenuta, sono stati distrutti alberi, animali, uomini, donne, bambini, case, palazzi, tutto, sono l´unica superstite della fine del mondo, all´improvviso ricevo sul mio cellulare un messaggio... wind.
di Milena dai tre blog

N° 13 - Sogno di un mattino di prima estate
Gli esami non finiscono mai, pensavi tra costituzioni e parabole e De l'Hopital e Montale e insolenze istituzionali e minestroni ministeriali; e come appaiono lontani, ora, tra il blu delle onde e l'immensità del Tirreno!
di Andrea "Kadath" Piras

N° 14 - E mo?
"E mo come la sveglio la mia bella addormentata, col pisello?"

N° 15 - Trincea
Di notte, sveglio, le gambe e le braccia immobili rosicchiate dai ratti; il cadavere accanto a me ha un urlo infinito nella gola squarciata: stanno arrivando.

N° 16 - Ricordi
Avrei voluto dire qualcosa di divertente per ricordarlo, parlare magari di quando io, lui, Stevie e Big Mike ce ne andavamo dalle parti di Rocky River a pescare e a fare bisboccia; ma quando vidi Julie che mi fissava, pensai che fosse meglio parlare d’altro.
di Michele

N° 17 - Pausa caffè
Si risvegliò su un giaciglio di metallo freddo e prese a fissare con stupore il largo squarcio che gli apriva in due il petto nudo e vuoto d´organi: capì allora, e, da bravo cadavere all´ora della pausa caffè del medico legale, richiuse pacificamente gli occhi.

N° 18 - Silicone

Cinquant'anni prima s'era fatta impiantare due enormi protesi al silicone; adesso che le braccia e le gambe assomigliavano alle stecche di un ombrello, e tutto il resto del corpo s'era prosciugato come un fiume africano, quelle due tette giganti se ne stavano lì, a ricordare al mondo che più sotto c'era ancora una donna.

N° 19 - Una decisione importante
Alla fine, presi l'importante decisione di partecipare al concorso, con la malcelata ma ferma intenzione di classificarmi ultimo e vincere così il premio per il peggior racconto.

N° 20 - Giorgio ignorava...
Il cavaliere affondò l'ultimo colpo nel collo del drago e un fiotto rosso investì la sua gioia, assieme a lacrime e gemiti dall'alto della torre: "Mio figlio sarà orfano", piangeva la principessa.

N° 21 - Che spreco!
Ma pensa te…per realizzare la stessa scena, ripresa più volte, in diverse angolazioni, abbiamo già utilizzato otto zombi diversi, vale a dire otto zombi ormai inutilizzabili, visto che hanno il cranio frollato di colpi; ora mi tocca far sbranare un altro ragazzo dall’unico zombi di riserva, almeno così ne avrò uno in più!

N° 22 - Sventrate
Sono nato assassino; la mia prima vittima è stata mia madre: l´ho uccisa venendo alla luce, e così dovrebbero morire le troie che si fanno mettere incinte a diciassette anni, come quella puttana di mia madre, e come la ragazzina col pancione gonfio di vita che sto seguendo ora.

N° 23 - Domenica a mezzogiorno
Lo afferrarono per il colletto, gli spiegarono certi punti di vista a suon di pugni, gomitate e morsi, macchiarono i loro abiti bianchi col suo sangue, e infine, tutti e tre assieme, gli urlarono: "Avanti, don Raffaele, dicci dove sono i soldi delle offerte!"

N° 24 - Amori estremi
Le aveva straziato le membra con i denti della motosega, in un letale amplesso metallico; "E ora accendila!" rantolò lei languida.
di Valentino "mercurio" "in due parti" Sergi

N° 25 - Terra!
Una meteorite s´avvicinava lenta e inesorabile alla Terra, d´un tratto, la colpì e il videogioco andò in frantumi, come il resto del pianeta.
di Giovanni "Uragano" "Wikipedia" Buzi

N° 26 - Morte apparente
"Come se l'inferno avesse aperto le porte e le grida di milioni di dannati si fossero uniti in una sola voce": così Samuel, il becchino, mi descrisse con parole convulse, appena ripresosi dal mancamento, il malefico suono emesso dal cadavere di Thomas Milton; dandogli un goccio di whiskey per fargli riprendere colore, pensai che era fortunato ad essere ancora vivo, con il vecchio cuore appassito dal fumo che si ritrovava: il mio si sarebbe sicuramente fermato, se avessi visto il teschio ustionato di Thomas urlare di dolore, contorcendosi tra le fiamme purificatrici del forno crematorio.

N° 27 - Condizionamento guasto

Il treno arrancò fino alla stazione sotto il sole a picco - il suo arrivo fu lento, stanco, interminabile - ma infine riuscì ad aprire le porte e si liberò del suo carico con soddisfazione: un fiotto di melassa e tessuti umani, putrido e fumante, si riversò dai vagoni e inondò i binari.
di Luigi "Emiurgo" Acerbi, quello di XII

N° 28 - Chemical trails
Irrigati, come orti, come campi da proteggere dalle cavallette: dagli aerei militari arrivava la controdifesa battereologica ma erano passati troppi giorni.

N° 29 - La solitudine
Quando gli amici le chiedevano come stava e cosa avesse fatto di bello, Giulia non poteva dir loro di aver trascorso il giorno davanti alla finestra a guardare l'albero, e così aveva cominciato a mentire, perchè nessuno avrebbe mai capito che per vincere il serpente boa che strisciando le si avvinghiava addosso, l'unico modo per resistere era rimanere immobile, lasciare che passasse, facesse il suo corso.
di Cristina

N° 30 -
Chi vuole vendicarsi non dovrebbe mai fare il figo con le ragazze.
Sulla sua Harley, con la cicca in bocca, si tastò le tasche dei pantaloni ed ebbe un sussulto sottoforma di ricordo: "tienilo pure bella"; spostò lo sguardo lungo la scia di benzina che partiva dai suoi piedi fino alla pompa della shell, dove il tipo legato al distributore se la rideva mordendo tra i denti la benda bagnata.
di "Homo in vitro" Vinch

N° 31 - Orgoglio
Osservò quella bambina di otto anni, sorpreso di non essere mai stanco di lei; incrociò il suo sguardo e sorrise orgoglioso: << È mia figlia!>>
di Nanny Ranz

N° 32 - Brindisi
Ricordo le dita chiare e affusolate di Silvia strette sul gambo del calice, la goccia scarlatta di sangue che scorreva lenta lungo il cristallo spezzato – una sola, poi raggiunta dal fiotto quando glielo sfilai dalla gola.

di Daniele "Cadoglio" Bonfanti, quello di XII

N° 33 - Estate al mare
Tutti gli altri vampiri si chiedevano come diavolo avesse fatto ad abbronzarsi.
del "vampiro" Gabriel

FINE direi
e ora corro a cercare una giuria famosa per farmi aiutare nella scelta dei peggiori
:D:D:D

giovedì 19 giugno 2008

FUN COOL!
Un racconto in una frase
1^ edizione - il bando

Ebbene sì, è tornato.
Il momento che tanto aspettavate, la competizione più farlocca della rete, la nemesi di ogni concorso di narrativa breve. E' lui, è...
FUN COOL!
Ovvero, la prima vera edizione di UN RACCONTO IN UNA FRASE, il secondo concorso più figo del web!
Avrete già saputo dal vostro dentista o dal panettiere dell'enorme successo avuto dall'edizione pilota.
Alcuni di voi avranno avuto la fortuna di parteciparvi, altri avranno vinto, altri ancora, pochi eletti, saranno stati premiati nei modi più bizzarri.

Poche le regole. Scrivere un racconto in una frase e mandarmelo via mail a gelostellato[at]libero.it.
Io lo posterò in un post appost e ne uscirà un bellissimo post di racconti. Se avete un sito/blog da pubblicizzare scrivetemicici anche l'indirizzo che vi ci metto il link, assieme al nome/nick/pseudonimo che volete compaia. Se vi siete appena materializzati dal medioevo e non avete una mail potete anche postare tutto nei commenti a questo post, che tanto non sono schizzinoso e per eventuali problemi di privacy ricordatevi che non vi caga nessuno. Se siete delle aspiranti veline novantenni, milionarie e in cerca di un marito scrivetemi pure anche il numero di cell. :) L'indirizzo non mi interessa che casomai ve lo chiedo se vincete.
A scanso di equivoci meglio precisare che:
  • "in una frase" significa che non ci sono punti in mezzo.
  • Il racconto dovrebbe anche avere un titolo (perché i racconti hanno un titolo)
  • Bene o male raccontare una storia (perchè i racconti tendono a raccontare storie).
Il tema, in ogni caso, è libero. La scadenza non so, facciamo la mezzanotte di venerdì 4 luglio, che almeno così me lo ricordo.
Il giudice supremo ovviamente è io. Ma stavolta mi farò aiutare da alcuni amici famosi che conoscerò sicuramente da qui alla fine del FUN COOL, proprio per merito del FUN COOL stesso.
La classifica completa arriverà nel giro di una settimana o due, credo.
Ah, la figata di questa prima edizione è che ci sono anche i premi!
Oh, piano, non esaltatevi. Visto che è un concorso del cazz, ops, volevo dire alternativo, anche i premi sono del cazz. Libri, ovviamente, che mi sono costati uno o due euri l'uno, sia chiaro. Però almeno mi sono fatto la fatica di passare un pomeriggio in libreria a cercarne di decenti, o per lo meno passabili.
Facciamo così: saranno premiati i primi tre racconti, che si sceglieranno, in ordine di arrivo, un libro a testa tra questi sei:
I tre libri che rimangono andranno ai premi della critica, compreso il premio per il peggior racconto. Non sono esclusi altri premi a sorpresa (che ne so, oggi potrei trovare un sasso con una forma strana o potrei comprare un reggiseno che non è della ma misura a una svendita, oppure ancora vi spedisco un gattino di quelli che devo ancora dare via).
Tutto chiaro? Beh, sennò ci sono i commenti.
Se vi state chiedendo perchè mai partecipare a questo concorso ecco
5 buoni motivi per partecipare a FUN COOL!
  1. Ormai avete letto fino a questo punto e se non partecipate è stato tutto tempo perso;
  2. Non vedete l'ora di dire agli amici "Io ho partecipato a FUN COOL!" ed entrare di diritto nella FUN COOL PEOPLE;
  3. Vi sto sul gozzo a tal punto da partecipare con un racconto di una parola sola e poi far polemica sull'eventuale pessimo piazzamento.
  4. Volete fortissimamente vincere i premi della critica a sorpresa;
  5. Non avete un cazzo da fare.
Bene, è tutto direi. BUON DIVERTIMENTO! :)

martedì 17 giugno 2008

Destroy di Isabella Santacroce*

Siccome se non vi parlo di libri, voi non siete contenti, allor vi parlo di un libro brutto. Ero curioso, lo ammetto, ma questo è bene. Sui Feltrinelli c'era il 25% de sconto, e anche questo è bene. Così da 6€ si passava a quattro e mezzo, il che mi fa pensare che, nonostante tutto, ne può essere valsa la pena di leggere 'sto vecchio lavoro della Santacroce.
Prima di leggere questo, nel mio immaginario, la Santacroce era una tizia molto volgare che, a quanto mi pareva di capire, scriveva cose volgari e sessuose per palati forti, o semplicemente insensibili.
Beh, magari fosse stato così!
Questo è proprio un libro brutto, cavolo.
Io non mi ritengo refrattario alle sperimentazioni. E nemmeno al prose poem. E nemmeno a chi scrive cose alla menbro canino, ma con una certa musicalità e/o bellezza esteriore. Qui non c'è niente di tutto ciò. La storia è quella di Misty, e dopo aver letto la quarta di copertina, beh ecco, basta. Della storia avete letto tutto.
Lo stile. Stile? Suvvia, non scherziamo. A me va bene riempire le righe di parolacce, nomi di droghe, gruppi musicali e fumetti. Tra l'altro mi trovo molto in linea con la Isabella (o con Misty, spero) che bene o male ascolta ciò che ascolt(av)o io e ha un background da un teen ager anni 90 che ha fatto un viaggio nel futuro per impararsi a memoria la pagina di wikipedia sui nomi delle droghe. (e non perché le droghe non ci fossero, è wikipedia che non c'era, e forse, visto l'uniformarsi dei contenuti della rete ai suoi e dei suoi alla rete, era anche un bene).
Ma non divaghiamo. Il fatto è che è tutto qui. Non c'è un disegno nelle parole scritte alla cazzo. Non c'è una logica e delle emozioni che possano portare il nichilismo (ma il nichilismo, cazzo, è un'altra cosa) di Misty a viverlo. E non mi si parli di specchio di una generazione o cose simili. Non è ascoltando Nick Cave e P.J. Harvey che si diventa nichilisti, non è con le cuffie nelle orecchie a tutte le ore. Non è ingerendo un quantitativo immane di alcol e droghe e prostituendosi che si svapora l'anima. E poi, andiamo. Un fisico da anoressica, dopo un popper, un acido Beta Kappa, una bottiglia o due di whiskey e del Bubble gum, e bello che andato. Collasso, si chiama. Un po' di credibilità, e che diamine!

Ah, dimenticavo una riflessione.
In quarta di copertina si legge questo: "
Meglio se le vostre cellule cerebrali non hanno più di quarant’anni, se no rischiate di scivolarci sopra come una mano su una grattugia".
Chi lo dice? Il Baricco nazionale.
Ora, dico io, che pur ho letto tanto di te, caro Alessandro. Che ti vidi pure a teatro e ti trovai pure uno sborone inguaribile. Che nonostante tutto ti continuo a trovare uno che ha delle idee e un'idea di poesia che condivido. Ma cazzo, l'hai letto il libro? E dopo averlo letto hai scritto 'sta cosa? Allora è proprio il caso di dirlo, avevi ragione: meglio che le cellule cerebrali abbiano meno dei 40!


lunedì 16 giugno 2008

The last shadow puppets - The age of the understatment

Lo so, lo so. Sono una vergogna perché è da una vita che non aggiorno lo blogghe e perché, e soprattutto, vi ho lasciato con quella foto oscena di quel becero umanoide vampirico terrone milanesizzato del Gabriel che si riabbottona la patta ostentando i suoi mutandonzoli candidi. Ok, ho giocato sporco, lo ammetto.
Ma questa settimana prometto che recupero.
Lo so, non comincio bene parlando di musica, per voi popolo che la musica non vi piace o non vi interessa o non avete il tempo o non ci capite niente.
Ma io sono ostinato e perpetuo nella mia opera di spaccamaroni (no, non mi riferisco al ministro) e vi parlo di un disco.
Un disco uscito da poco.
Certo, se vi dico che sono i Last Shadow Puppets voi giustamente penserete: "ma chi cassio sono i last sciadou pappets?" E perché quella squinzia sfatta in copertina del disco?
Beh. Da questo post in poi saprete che The Last Shadow Puppets sono due: uno famoso (Alex Turner, quello figo degli Arctic Monkeys) e uno meno famoso (Miles Kane, dei Rascals).
La storia di per sè sarebbe anche bella. I due sono amici, ok, pare un fatto. Diventano mediamente famosi con i loro rispettivi gruppi (soprattutto uno, Turner) e decidono di fare un disco insieme come piace a loro, che sarebbe, per capirci, non rock, ma una sorta di semi rock antico musica d'autore che richiama bacharach gainsburg e noioserie simili anni '70 con tanto di orchestra sullo sfondo e fiati e archi e cose un po' vintage e un po' no.
Ora, a me il disco piace abbastanza. Ed è un disco furbo e fatto bene. Anzi, vi dirò che la prima metà è davvero brillante e mi continua a dare la sensazione, ascolto dopo ascolto, di "non la solita minestra" e per questo sono davvero apprezzabili i due english boys in questione.
A minare la sincerità del progetto, a essere pigneinculo, ci sarebbe da dire che la cosa pare fin troppo reclamizzata e pompata. Per dire alcune cose: vantano la partecipazione del tipo dei Simian Mobile Disco, sbandierano l'utilizzo della London Metropolitan Orchestra, hanno impiantato un solido background mediatico ben visibile qui sul loro space, o qui sul sito dedicato al disco, o qui sul sito del gruppo, oppure dal loro video fighetto.
Se ci aggiungiamo che adesso i progetti paralleli vanno un sacco di moda, ok, il gioco è fin troppo chiaro. Ma non buttiamo via il bambino con l'acqua sporca. Il disco è godibile.
Comunque, siccome se non si ascolta non si sa, potete ascoltarvi e guardarvi Standing next to me, che secondo me rende abbastanza l'idea di tutto il lavoro, anche se io vado pazzo per il pezzo che apre l'album e gli dà il titolo, che potete ascoltare sul loro space.
Ok

Ah, in settimana parte la prima figherrima edizione del concorso per poveri diavoli "un racconto in una frase". Stay tuned!
:)

E buona settimana!

mercoledì 11 giugno 2008

Premio Pulitzer, o come cavolo si scrive


Il mostro emerse dal suo antro avvolto in un fetore da far invidia a una fogna piena di topi morti. Morti da una settimana, pensai. Non c'era tempo per cercare la giusta luce, ritagliare lo spazio o comporre mentalmente l'immagine. Feci uno scatto e poi un altro, rapidissimo, verso le scale, scendendole a rotta di collo e senza voltarmi.
Fotografare un vampiro è già cosa rara, ma farlo nella sua intimità, subito dopo la cacca, e rimanere vivi, è da premio Pulitzer. O come cavolo si scrive.

martedì 10 giugno 2008

La meritocrazia della paraculaggine

Vi ricordate qualche post fa che vi ho detto che c'era un racconto che mi piaceva? Intendo uno mio. Beh, ecco, faceva bene a piacermi perché è tra i dieci finalisti e ora dovrà decidere la giuria popolare (ma proprio popolare eh, visto che si vota dalla home e senza registrarsi)
I concorsi con la giuria popolare di questo tipo li ho sempre trovati un po' merda, perché sono poco meritocratici e molto paraculocratici. Oh, intendiamoci, niente di male eh. Si potrebbe sempre parlare di meritocrazia in paraculaggine, che è pure sempre una meritocrazia. Come funziona?
Funziona che vince chi ha più amici nella rubrica mail che gli devono un favore (io ne ho almeno una dozzina), chi ha più amanti da circuire (si, ok, un'altra dozzina), chi ha più amici volenterosi di myspace (un'altra dozzina credo, anche se gli amici sono 180), chi al lavoro ha più computer con diverso ID da cui autovotarsi (ne ho un'altra dozzina) ...
Insomma, ci siamo capiti, vince chi è più paraculo e chi ha gli amici più disonesti intellettualmente e credo che se mi impegnassi potrei bene figurare. Infatti ho deciso che un po' stavolta lo farò, ma solo perché credo che il racconto meriti.
Tra l'altro di solito un po' disonesto intellettualmente lo sono, lo ammetto. Quando qualcuno mi chiede un voto e il racconto mi piace e non ha cazzi di leggermi gli altri, beh, allora lo voto. Il fatto è che tra i dieci finalisti sono almeno tre le persone che conosco e così sono chiamato a una prova di onestà intellettuale. Leggerò il racconto di Andrea "operanarrativa" Franco , poi quello di Elena "malefica" Vesnaver e quello di Biancamaria Melisandra Massaro. Poi dovrei leggere anche gli altri, ma mica so se ce la faccio, quindi in caso contrario voterò uno di questi tre.
Bene. Tutte queste parole inutili per dirvi che dovete essere disonesti intellettualmente e votare Piazza delle erbe, perché io vi offrirò dei gattini piccoli o delle birre. ahaha :D
Scherzo dai. Ora basta che ho perso fin troppo tempo.

Per rendervi più colti oggi vi dirò che, come potete tranquillamente wikipediare, "Il pesce vivo nuota nell'acqua" è la traduzione italiana di una frase completa di cui, nelle tre lingue ugrofinniche più diffuse, il finlandese, l'estone e l'ungherese, si riesce ancora a riconoscerne la comune origine, tracciabile al comune antenato delle tre lingue. Il filologo estone Mall Hellam, che ha scoperto la frase, ha inoltre dichiarato che sarebbe mutualmente intellegibile. Il fatto che solo una frase di questo tipo sia conosciuta sottolinea la divergenza tra le lingue baltofinniche e le lingue ugriche.

Ops. Quasi dimenticavo la cazzata. Il buon pazzoide webmaster di sognihorror.com ha recuperato un giochetto per forumisti che se vi sentite esperti di film e libri horror potete anche salvarvi questa pagina tra i preferiti e, quando il concorso inizierà, partecipare. io no, perchè non vado al cinema e leggo troppo poco horror. :)


Acqua e sangue di P. McGrath***

McGrath è quello che ha scritto Follia, che a me non dice molto, 'sta cosa, ma vista l'enfasi con cui lo dicono deqqua e dellà mi sa che me lo dovrò leggere, prima o poi. Comunque qui non stiamo parlando di Follia, ma di una raccolta di racconti che sono datati 1988, come uscita in lingua originale, anche se sono stati tradotti molto più tardi (questo libercolo porta data 2003).
Col senno di poi, per me, è stato comunque un buon affare. Anzi, il migliore che si poteva fare tra i libri a un euro da Librincentro, dopo i due libri di sangue barkeriani di cui già vi parlai.
Il libro è esteticamente carino e i racconti, beh, dai, in media sono godibili, alcuni belli davvero, altri prescindibili. Il racconto che apre la raccolta, per esempio, ha un nonsochè di malato, e per stile, toni e etereità della trama, riesce indubbiamente a catturare. Non dico sia il migliore, ma è indubbiamente riuscito. Seguono fasi alterne, in cui si passa da alcuni pezzi interlocutori ad altri di buona fattura, ad altri decisamente poco originali.
Così, si resta un po' straniti da racconti come quello in cui una bambina trova e cura e poi veglia il cadavere di un esploratore africano nel giardino di casa in piena Gran Bretagna (e non si specifica il perchè e il percome, il che va benissimo così), oppure la maledizione indiana in cui una mano cresce sulla fronte delle persone toccate fino a ucciderle, rimanendo comunque viva dopo il delitto. Mentre si storce proprio il naso in altri racconti in cui c'è un banale cambio di io narrante che è davvero tecnicamente ingenuo e inefficace. Mi riferisco a un cadavere visto da una mosca o a una carestia vista da uno stivale. Racconti da salvare solo per lo stile, che è in ogni caso personale e scorrevole.
Migliori, invece, alcuni pezzi che non cercano di stupire, ma si limitano a una narrazione scorrevole, con ottimi climax e livelli di pathos, e decisamente ben gestiti a livello di trama (Tra questi, la malattia del sangue, Marmilion, la storia di Arnold Crombeck).
Concludiamo, dai. Libro nel complesso promosso, con 3-4 racconti su tredici, buoni, 3-4 sufficienti e qualche vaccata. Se vi capita di vederlo scontato, beh, direi che è una lettura discreta. E in ogni caso dipende anche da quanto siete smaliziati (come lettori), come per tutte le cose.
:)

Dati del libro
McGrath, Patrick
Acqua e sangue e altri racconti
Bompiani, 205 pp.
ISBN 8845254429

lunedì 9 giugno 2008

La spedizione Silentuosa

Ci si scherza su, certo. Ormai abbiamo riempito una certa parte di web di insulti scherzosi e minchinerie su di lui. Tutto questo per nascondere una verità piuttosto scomoda: Silente, al secolo Simone Corà, è un modello per molti di noi.
Forse ci siamo fatti un po' troppo rapire dalla logica del "se non ti ritieni all'altezza, scherzaci sopra". Così abbiamo colto l'occasione, atteso nelle vicinanze del suo compleanno e siamo partiti, per una spedizione omaggio, tributo, riconoscimento: la spedizione Silentuosa.
Eccomi qui a fianco, il primo della fila con Alessio "latelanera" Valsecchi, che sorridiamo per l'occasione dataci da Silente.

E poco importa se pochi capiranno queste parole, poco importa se il tono pare dimesso, quasi mesto, in mezzo al guado emozionale che porta dal rispetto alla gratitudine.
Lui è, è stato e sarà. Lui ha camminato con noi.

Ci ha accolti col sorriso. Ha gradito i nostri doni, miserie di vino e libri, di film e musica. Li ha graditi fingendo di non conoscerli, cosa che pare poco credibile, vista la sua cultura nelle arti. (e smettetela di guardare quel gran figo sullo sfondo, non era dei nostri.)

Così eccoci. Grati e graditi.
Ecco Elvezio pensieroso, che rivede le sue posizioni riguardo a un film che Silente ha appena definito come "Straordinario". Silente non è facile agli "straordinari", ma non sarà l'unica volta, non sarà l'ultima.


Ecco Cadoglio ed Emiurgo, quelli di XII, che ridono gaudiosi e soddisfatti, dopo che Silente gli ha appena svelato molti di quelli che da oggi loro definiranno "sciocchi dilemmi", ma che avevano impegnato i loro assoni per mesi.

Ecco Valentino Killingjoke Sergi, che si rode il fegato dalla rabbia per essersi vestito di bianco e soprattutto dopo che Silente gli ha appena spiegato come mai il suo fumetto (suo di Valentino) sia stato diviso in due parti (eh... no, non è perché era lungo 8000pagine)

Insomma, Silente ha avuto una parola buona per ognuno e parole intelligenti per tutti. Non possiamo che ringraziarlo ed essere lieti che una delle persona che ci ha formato, nel cuore e nell'anima, assieme a Edgar Allan e ad Howard Phillip, sia ancora vivente e disposta a concedersi.

Eccoci nella foto finale, davanti a uno dei caratteristici luoghi della Vicenza bene: un negozio di lista nozze e bomboniere.

sabato 7 giugno 2008

Piazza delle Erbe

Oggi vi lascio con un racconto. Capita, a volte, che ci sia un racconto che finisce per piacermi. Uno che ho scritto io, intendo. Non capita spesso, eh. Anzi, quasi mai. Saranno più o meno una decina quelli che a tutt'oggi rileggo e non mi viene voglia di buttare, revisionare o semplicemente denigrare. Presumo capiti a tutti e per ogni propria produzione. Il tempo, si sa, cambia gli interni, gli intorni e le percezioni tra i due, quindi è normale.
Comunque, per farla breve, il racconto lo trovate pubblicato qui, su Tifeoweb. E siccome è pubblicato significa che posso dirlo anche qua e farvelo leggere. Per me è un racconto riuscito. Per tutti i conterranei in ascolto potreste trovarvi anche il piacere dell'ambientazione: Piazza Matteotti di Udine, ovvero dalla finestra del mio ufficio. (Dalla foto wikipediana non si vede, ma è la finestra che viene subito a sinistra di quella sul lato sinistro della foto, nel piano di mezzo della foto.

Buon sabato e buona domenica a tutti, che io ora parto per la spedizione Silentuosa...

venerdì 6 giugno 2008

Portishead - Third

Stavo pensando, ogni tanto, di spendere delle parole su qualche vecchio disco perfetto. Voglio dire, per non parlare sempre di dischi nuovi. Anche perché non sono poi a centinaia, i "vecchi dischi perfetti". Comunque, tra i vecchi dischi perfetti ce n'è uno dei nostri amici di Bristol, i Portishead.
Ora, se non avete presente di chi sto parlando, il discorso per spiegarvelo sarebbe un pò lungo, anche se nemmeno poi tanto, comunque, se invece ricordate con una certa aria di perfezione vocale e come sinonimo di trip-hop melodico e sofisticato Dummy, ovvero il primo lavoro dei Portishead, allora forse già saprete che dopo un fottio di anni è uscito il loro terzo album.
Cioè, voglio dire, proprio un album dei Portishead. Non sto parlando di reunion farlocche o di operazioni buttate lì, alla carlona, parlo proprio di un disco nuovo. Ed è un disco bello. Sicuramente non perfetto come il primo, anche perché è talmente simile, da risultare vagamente retrò. Voglio dire, lo ascolti, e dopo tre secondi dici: "Ma questi sono i Portishead!" e non riesci a capire subito che è un disco nuovo. Così va a finire che ti riascolti Dummy, quasi per inerzia, ritrovandoti a pensare a quanto era bella Glory box (Come se canzoni come Sour time e Wandering star fossero state brutte).
Ma torniamo a Third. Non è un disco perfetto, però Beth Gibbons è in perfetta forma e in qualche canzone, per eleganza e rotondità, sono davvero superiori ai vecchi Portishead. Poi magari ok, su qualcosa si può vagamente storcere il naso, tipo su machine gun, l'unica ipnotica canzone che si può ascoltare dal loro space, ma non è tanto perchè la canzone sia di per se brutta, quanto perchè non è in linea con quel che ti aspetti. O meglio, con quello che un vecchio come me si aspetta. In altri pezzi invece, vedi the rip, piuttosto che plastic, o magic doors, siamo in pieno effetto Dummy. Delizioso effetto dummy, direi. Quindi facciamola breve. Vi piaceva la scena di Bristol di oltre dieci anni fa? (massive attack, portishead, tricky e compagnia bella) Allora gioite che con Third navigherete di nuovo in quelle acque sonore. Se siete giovanotti imberbi che non sanno nemmeno chi siano i Massive Attack non vi preoccupate, questo disco potrebbe comunque fare al caso vostro. E' l'ideale, come lo era Dummy peraltro, per farsi sottofondo di serate acide e sesso tantrico in chiave moderna. Solo con musica di questo genere, infatti, potrete mettere in pratica la famosissima posizione del ragno zoppo che piroetta con la giraffa dal collo annodato.
Ma mi raccomando, con prudenza! :)


mercoledì 4 giugno 2008

Il sospetto di F. Dürrenmatt****

Post breve per un libro breve. Avete presente un paio di post fa che parlavo degli autori di cui, pian piano, avrei voluto leggere il più possibile? Ecco, Dürrenmatt fa parte di questi autori. Tra l'altro, siccome so di aver letto delle sue cose da piccolo, quando ancora frequentavo la biblioteca, non so nemmeno più cosa ho letto e cosa no, così capita che a intervalli mi compro un Dürrenmatt, anche se dovesse essere una rilettura.
'Sto giro è toccato a Il sospetto che credo sia abbastanza conosciuto per permettermi di spendere pochissime parole al riguardo. Tra l'altro, se volete leggervene un pezzo, ho trovato anche l'anteprima del libro.
Quindi facciamola breve.
Il sospetto è quello che viene a un vecchiardo ispettore di polizia alle soglie della pensione e con una salute precaria che, osservando una foto su una rivista nota che il suo medico (e amico) si sconvolge, parendogli di riconoscere un altro famoso medico ed ex compagno di studi.
Comincia così a sospettare che questo misterioso e particolare dottore, che dirige una clinica privata per ricchi, sia un ex medico delle SS, famosi in tutti i kampf per la sua crudeltà e per operare senza anestesia. Il sospetto alimenta l'azione ma quando le leve del giallo paiono azionarsi tutto si risolve nel "classico" non-colpo di scena alla Dürrenmatt.
Il resto ve lo andate a leggere.
Che dire?
Che forse questa è l'ennesimo libro che prende spunto dalle torture naziste e dai personaggi mitizzati di questo genere, da Mengele e compagnia bella (e voi direte, sarebbe anche ora di finirla). Ok, ma attenzione che il libro è dei primi '50 e contestualizzandolo non si può fare a meno di dargli un valore maggiore di quello che avrebbe oggi.
Seconda cosa da dire, che Dürrenmatt è bravo. Ci sono pochi se e pochi ma. Il libro è semplice ma ben gestito, la trama leggera e scorrevole, i personaggi disegnati benissimo, con i due non protagonisti che diventeranno l'anima del libro (parlo del gigante semita e del nano, per chi ha letto il libro).
Se per caso siete appassionati di racconti ambientati/costruiti intorno ai crimi nazisti questo libro non potete non averlo letto. Se siete appassionati di giallo, e vi interessa, come insegnano nelle migliori antologie di letteratura italiana, i non-gialli, ovvero la costruzione di una struttura e un climax che vengono negati quasi subito con la prevedibilità degli eventi, beh, allora dovete leggere prima "La Promessa" sempre del nostro Friedrich, e poi questo, che è una variazione sul tema del non-giallo.

Ok. basta. Oggi mi sentivo serio. Non ho detto nemmeno una parolaccia. Cavolo...dite che è un problema? come faranno a trovarmi i googlatori porno? Rimedio subito, va: Cazzoculofigatette.
Bene. Alla prossima.

ah. se vi interessano i dati del libro li trovate qui. comunque costa poco e col 25% feltrinelliano lo pagato poco più di 5euri.


martedì 3 giugno 2008

The Raconteurs - Consolers of the lonely

A cosa serve la chitarra elettrica nel terzo millennio?
Serve a darla a Jack White perché la suoni coi Raconteurs.
Sì, sì, quelli di quel video figo girato da Jim Jarmush (è un loro fan) con quella canzone figherrima (Steady as he goes) che vi invito ad andarvi a rivedere e riascoltare.
Sì, sì, è proprio il White dei white stripes, quelli del po-po-poo dei mondiali, ma non ne parliamo, ok? Rovinare uno tra i migliori riff degli ultimi vent'anni con un coro da stadio è un reato che andrebbe punito con la castrazione chimica, ma ormai è andata. Se l'ha sopportato jack possiamo sopportarlo anche noi.
Comunque dicevo, che i Raconteurs sono usciti col nuovo disco. Lasciamo perdere le leggende metropolitane o quel discorsi cazzuti di supergruppo e minchiate simili. Lasciamo perdere anche che non hanno fatto la promozione perché i critici musicali gli stanno sul culo. Parliamo solo del disco.
Il disco è strepitoso.
Non inventa niente ed è strepitoso. Il fatto è che questi quattro paiono spontanei e paiono divertirsi. Ti pare di vederlo White, con Benson vicino, in piedi su una panca, che confabulano sopra un gran calderone fumante.
- tromba! tromba! mettici una tromba
- e dei fiati? non ce li vogliamo mettere?
- sì, cazzo, mettici dei fiati
- e qui buttaci dei miagolii... e anche qui... e anche qui
- più blues! più blues!
- siiii, più blues!
- keyboards! dove le hai messe che sennò non cuociono bene!
- eccole eccole, ma me le metti con la tromba, sei pazzo
- ma no ma no, ma qui sghitarriamo
- e qui?
- qui metterei cambi di ritmo, magari un paio! e qui piuttosto?
- qui basso, anzi, bassone! popopopopopopopopopo...
E giù che ridono come pazzi, a cantare in due come ossessi!
Insomma, io più lo ascolto e più mi pare un lavoro quanto mai onesto e spontaneo.
Non inventa niente, ma lo fa decisamente, ma decisamente bene.
Ascoltatevi i due assaggini sul loro space, comprate il disco sul loro fighissimo sito, oppure mulizzateli, o torrentizzateli, o venite a casa mia che ve li faccio ascoltare.
Ecco, insomma, non potete non avere questo disco.
Se vi è piaciuto il primo, vi piacerà anche questo. Anche di più forse.
Se vi piace sentire miagolare una chitarra. Vi piacerà.
Se vi piace il rock con echi seventies. Vi piacerà.
Se vi piace Jack White, vi piacerà
Insomma, se non siete dei rincoglioniti totali
vi piacerà.
:)

Per alleviare insopportabili impulsi di N. Englander ***

Per chi legge libri prima o poi (più prima che poi) sorge un dubbio che può trasformasi quasi subito in un proposito, a seconda che il libro che lo ha generato sia "brutto" o "particolarmente brutto".
Il proposito fa più o meno così: "Basta! d'ora in poi leggerò solo libri belli!"
Questo perché?
Abbastanza ovvio. Incappare in un libro di merda rode, non tanto per il libro che non ti ha lasciato nulla, quanto per il suo costo-opportunità: avresti potuto leggere altro.
E chi legge è ben conscio che i libri che vorrebbe leggere superano di 10, 20, 100 volte i libri che nella sua vita, compatibilimente a quel minimo di attività sociali e umane (mangiare, bere, dormire, trombare e cazzeggiare), leggerà. Tanto per dire, pensiero che sicuramente non sono l'unico ad aver fatto, se solo decidessi di leggere, da oggi in poi, i libri di quei miei 5-10 autori preferiti, ne avrei a sufficienza per non conoscerne altri, di autori. Anche perchè alcuni di questi sono vivi e viventi e continuano a pubblicare.
Comunque, tutto questo preambolo per dire che ne sono uscito, da questo pensiero-trappola.
Il modo per uscirne è facile. Immaginate di leggere un bel libro, un libro che meritava d'esser letto, ma che probabilmente non avreste mai comprato-letto se non per una serie di casi-eventi concomitanti. Quando vi capita, e basta che vi capiti un paio di volte, tornerete sui vostri passi e concederete di nuovo delle chances ai libri brutti, ma sconosciuti, invece che negarla per l'assioma (errato) "sconosciuti e quindi brutti".
Tutto questo preambolo per dirvi che "Per alleviare insopportabili impulsi" di Nathan Englander è un bel libro e merita di essere letto. Resta da chiarire perché e come mai io l'abbia letto.
Partiamo dal secondo punto. Io tendo a riempire gli scaffali per colore, e tra i colori i giallo pazzia è quello che preferisco. Ecco perché mi compro libri della stile libero einaudi e della oscar mondadori (anche se le mie case editrici preferite, in assoluto, sono la Fanucci e la Minimum Fax).
Il fatto è che questo libro, pur dal dorso giallo, probabilmente non l'avrei comprato. Il mio cervello avrebbe fatto un ragionamento simile, leggendo la quarta di copertina: "racconti yiddish di scrittore yiddish osannato che prosegue la tradizione tragicomica di Roth e Allen? Naaaaaaaa!"
Poi però il libro me l'hanno regalato, perchè era su una bancarella a uno o due euri, e sapendo che io leggo di tutto (si ok, non proprio di tutto) e riempio scaffali di giallo...
Così lho letto.
Beh, cazzo. Bello!
Bei racconti, davvero. Almeno due due tre decisamente riuscitissimi, a cui non cambieresti una virgola. Se li volete leggere a scrocco in libreria vi consiglio il primo, in cui 26scrittori condannati a morte da Stalin come oppositori del regime vedono accompagnarsi a loro, per un errore, un 27uomo che è scrittore, ma senza mai aver scritto una riga (fisicamente) né pubblicato alcunché. La permanenza in galera fino all'esecuzione è di una tenerezza disarmante.
Molto bello anche il racconto che dà il titolo al lavoro, che è pure breve, in cui un ebreo riceve una dispensa (heter) dal suo Rabbino per andare a puttane, essendo che la moglie non la molla e salvare così il suo matrimonio. L'impaccio e l'ingenuità che ne conseguono sono a metà strada tra l'esilarante e il tragico.
Aggiungeteci poi che il racconti sono scritti bene, forse appena appena un pochino appesantiti di parole, in qualche lieve tratto. Aggiungeteci anche che Englander non è un vecchiazzo barbone ma un (ora quarantenne) capellone che vive a Gerusalemme e la simpatia aumenta.
Quindi, se per caso volete saperne di più sul mondo hiddish e su cosa è kosher e cosa no, magari facendovi qualche sorriso, distruggendo dei preconcetti sugli ebrei e creandoneve altri nuovi, allora è il libro adatto. Se poi lo trovate sulle bancarelle a due euri, pigliatelo, che fa cultura. :)
Buona settimana!



Titolo: Per alleviare insopportabili impulsi
Autore: Nathan Englander
Edizioni: Einaudi - stile libero (1999)
ISBN: 88-06-15193-2