mercoledì 28 gennaio 2009

"L'ultimo dei Vostiachi" di D. Marani***

Per la serie, "questo libro lo cago poco perché mi è costato solo un euro", vi debbo assolutamente parlare di questo "L'ultimo dei Vostiachi", un libro che... sì, avete già capito, sarà uno degli ambitissimi premi di UnRaccontoInUnaFrase.
Perché me lo sono comprato anch'io? Vi starete chiedendo.
(Nonostante questo titolo orrendo, aggiungerei io)
Beh, per almeno tre motivi.
  1. Ora che studio una lingua minoritaria, la storia di un individuo che è l'ultimo a pronunciare "la laterale fricativa con appendice labiovelare" non poteva non incuriosirmi.
  2. La copertina, così colorata e lucida, continuava a darmi calci negli occhi (per la cronaca, è un quadro di Akseli Gallen-Kallela, artista finlandese piuttosto interessante di cui, tanto per rendervi più colti, vi posterò qualche quadro alla fine del post)
  3. Costava solo un euro e mi pareva un libro decente, con una bella citazione iniziale: "Jede Sprache ist eine Versuch" di Wilhelm von Humboldt (che non so chi cazzo sia ma la frase mi piaceva)
Poi, dieci minuti fa, googlando il titolo del libro come faccio di solito, ho scoperto che questo lavoro era stato cagato tantissimo, a cominciare dal fatto che è stato uno dei cinque finalisti del premio Campiello. Quindi insomma dai, ci sono molti altri assieme a me che lo hanno letto.
Del libro che dire? Secondo me è molto, ma molto figlio del suo autore, il che è per certi versi un bene, per certi altri un piccolo male, che comunque pare sia stato lenito dall'esperienza, viste le sue numerose pubblicazioni successive. Per capire cosa intendo vi copincollo una brevissima biografia di Diego Marani, presa da wikipedia:
Lavora come traduttore e revisore di testi presso il "Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea" a Bruxelles. È l'inventore della lingua artificiale chiamata europanto, costituita da un insieme di tutte le lingue d'Europa. In questo idioma totalmente inventato ha tenuto una rubrica fissa su un giornale svizzero. Il "progetto Europanto" vuole essere una provocazione contro le pretese di purezza linguistica delle varie nazioni, e ironizza sulla colossale mole di traduzioni al centro del funzionamento dell'Unione Europea. In seguito, in europanto ha pubblicato una raccolta di racconti (Las adventures des inspector Cabillot). Il suo primo romanzo vero e proprio (in lingua italiana), dal titolo Nuova grammatica finlandese, ha ricevuto il Premio Grinzane Cavour nel 2001.
Quindi cosa vi potete aspettare? Un libro che è scritto bene, ma dove per bene intendo in modo pulito e corretto, che però non sempre vuol dire godibile. Un libro dove il protagonista principale è "la lingua" e non tanto le persone. Anche questo Vostiaco che sbuca da un Gulag e che parla coi lupi non è che uno strumento per dare valore a qualcosa che quando si perde, è perso per sempre. Il concetto che filtra dalle parole di marani è quello di una biodiversità linguistica quanto mai preziosa e da salvaguardare, ma che l'ottusità degli uomini e la loro cattiveria (pare che almeno 25lingue muoiano ogni anno, e se pensiamo che l'italiano è una lingua minoritaria, rispetto all'inglese, allo spagnolo o al cinese, c'è molto poco da stare allegri)
Il libro, quindi, è piuttosto approfondito per tutto ciò che riguarda l'aspetto linguistico e glottologico, nonchè per ciò che riguarda i paesaggi finlandasi di mare ghiacciato e quelli russi di taiga congelata. Il fatto è, e questo per me è stato un difetto, che a volte, soprattutto nella prima parte del libro, ci si perde in descrizioni di sensazioni e stati emotivi che sembrano i dribbling di un calciatore fortissimo fatti a centro campo. Alla fine non sono parti funzionali alla narrazione, che in effetti in questa parte è lenta, mentre prende quota quando questi passaggi diminuiscono.
Una cosa che ho apprezzato invece, è l'assenza di personaggi positivi. C'è un cattivo (si, ok, puiuttosto stereotipato, modello prof universitario ambiziosissimo disposto a uccidere per la fama che si tromba le studentesse) e c'è una studiosa "buona" che però, benchè animata dalle migliori intenzioni, alla fine mostra un lato umano piuttosto sciocco e fa la fine che si merita. Anche il protagonista stesso, non può essere catalogato tra i buoni, perché è semplicemente un "puro", colto in piena logica di buon selvaggio.
Ah, per la cronaca i Vostiachi mi pare non esistono, in compenso esistono gli Ostiachi.
Bene, vi ho parlato pure troppo.
Vi lascio i quadri finlandesi che vi ho promesso.




martedì 27 gennaio 2009

Schiavo e padrona di C. Salvatori**

Capita di leggere un libro sospettando che non sia 'sta gran cosa.
Uno dei motivi è sicuramente quello di averlo pagato un euro, come in questo caso. Certo, è un pregiudizio, perché anche Acqua e sangue di McGrath l'avevo pagato un euro e non era poi così male.
Questo non è proprio un brutto libro. Per leggersi, si legge. Ma è senza dubbio un romanzo acerbo, di un'autrice che probabilmente avrà da dire in altri suoi lavori.
In ogni caso me lo sono letto, durante il ritiro spirituale natalizio, così, tanto per, visto che era breve e il racconto della Salvatori che avevo letto sul fu Necro non mi era dispiaciuto.
Così mi son detto: ecco qua un bel libro da metter in palio per il secondo concorso più figo del web! e per un euro, già che si sono, me lo leggo pure io.

Che dire? La storia di "Schiavo e padrona" la potreste inserire nel filone noir, visto che ci sono degli omicidi, e il titolo e il sottotilo ingannano un po', perchè anche se le vicende maturano nel mondo del sesso promiscuo procacciato attraverso gli annunci di un giornale (Sex office), non è certo il sesso il cuore delle vicende. Il sesso è più uno sfondo, un fluido in cui le storie nuotano, ma il movente, alla fine dei conti, pare essere sempre qualcosa di meno fisico e più sprituale.
La vicenda è costruita sulla falsa riga di un giallo/thrilling che vede due protagonisti, contraddistinti dal loro nick sulla rivista: Xenia e Silver Bird.
Il punto d'inizio è piuttosto semplice: Xenia incontra ghost per la sua prima esperienza da padrona, e quando si risveglia dopo il loro "estremo" incontro di dominazione sadomaso trova ghost massacrato. E' stata lei? Non è stata lei? Chi lo sa.
Per contro Silver Bird, il migliore amico di ghost, comincia una sua indagine parallela. I due cominciano così a incontrare le persone che Ghost ha trombato negli ultimi tempi... ecc.

Direi che non c'è altro. una lettura poco impegnata e veloce, che non lascerà tanto. Forse la parte migliore è la presentazione iniziale dei due personaggi, che è un minimo approfondita. Gli altri purtroppo sono molto vicini all'anonimato o allo stereotipo. Un cinque-cinque e 1/2 insomma, se la volete mettere sul piano del voto.

lunedì 26 gennaio 2009

Circo Massimo... dove Circo non è il cognome

Certa gente ti rompe le palle. Altra gente se le rompe da sola.
Altri ancora se ne sbattono.
Quelli di dodici, e io dovrei essere uno di quelli, appartengono alla seconda categoria. Gente che si rompe le palle per.
Per fare tante cose.
Cose che c'entrano con la letteratura e i suoi dintorni. Cose che mi potrebbero spingere, come in questo momento, ad accantonare la mia tendenza a una sociopatia latente nascosta da un finto gaudio festaiolo e a parlarvi di questa iniziativa.
Anche perché sennò quel cagacazzi del fab mi smarona quanto un passerotto con le briciole. E poi parlandone lo posso ricattare, il che non è mai un male in questo mad webworld che ha così bisogno di favori.
Dicevo, comunque, che l'iniziativa è una cosa figa. Niente di nuovo, per carità. Unisce tre concetti e ci costruisce sopra un evento. I concetti sono i seguenti:
  • siamo un popolo di scrittori
  • siamo un popolo di gente che non sa perdere
  • quando ci sono i mondiali di calcio, nient'altro ha importanza
Sulla base di questi tre assiomi, quelli di XII, hanno costruito QUESTO PREMIO LETTERARIO:
Pare che pochi lo abbiano segnalato, dai propri blog/siti/nightclub/darkroom ecc.
Volete sapere perché non l'hanno fatto? Perché sono gelosi. Vogliono competere, e quindi partecipare, ma vogliono che pochi siano gli altri competitori.
Come dite? Che nemmeno io l'avevo segnalato?
Sì, è vero. Potreste pensare perché sono pigro e sono uno che se ne sbatte.
Ma non è così. Io l'ho fatto per pudore. Temevo che se gli altri sapessero della mia partecipazione potessero essere scoraggiati alla partecipazione ;)

domenica 25 gennaio 2009

Cazzi miei che potrebbero interessare ad altri 3/3

Ultimo post di cazzi miei che potrebbero interessare.
Mentre subito leggerò un ennesimo libro del buon Giò Buzi, che mi odierà perché sono un suo fan :)
Vi posso dire che vi potete leggere un suo racconto qui. Così anche voi diventerete suoi fan.
Vi posso dire anche che potete scaricarvi la raccolta dei racconti di Zolfo e Mercurio dedicata alla Vendetta, se vi interessa (sì, ok, ce n'è anche uno mio, ma vi autorizzo a saltarlo, tanto il colpevole è il maggiordomo).

Comunque torniamo alla musica.
Ma lo sapete che è uscito il disco dei Franz Ferdinand?
Anche quello degli U2, direte voi, ma non rompiamo le palle dai, sennò tanto vale che vi ascoltiate il nuovo degli Animal Collective.
Dicevo, che il disco dei Franz Ferdinand lo potete ascoltare qui, per intero, sul loro my space, per intero.
Io l'ho ascoltato una volta e... non mi ha entusiasmato :(
Ora io non so se sarà come per il singolone, che dopo un po' che lo ascoltavo mi è piaciuto, anche se non era e non è 'sta gran cosa e sembra quasi una canzone di qualcun altro. E non voglio nemmeno dire che dovevano fare un terzo disco sulla falsa riga dei primi due (che però sono stupendi) e che hanno fatto male a cambiare (leggi "elettronica") in un processo che è ormai comune a molti.
Il fatto è che lo devo riascoltare. Mi sa però che non sarà il disco dell'anno... Vabbè.
Come dice la nasona dell'altra volta... Meglio cambiare noh?

Altra cosa, sempre restando in campo musica. La domanda è...
Ma quanti cazzo di mp3 avevo?!?!
Ieri ci ho messo tutta la sera e parte della mattinata di oggi. Ok, ho usato il un paio di dvd... ma cazzarola, sono sempre quattro giga al colpo, e ne avrò trasferiti più di una decina. Vabbè, lo so, questa è effettivamente una cosa che non ve ne può fregare di meno, ma era per dire.
Più che altro ho notato una cosa, che credo sia comune a molti e che mi è accaduta anche con i libri. Più conosci cose e più senti il bisogno di appropriarti delle radici. Voglio dire, se prima li mis-conoscevo, ora come ora non posso più ignorare gente come i Beatles o gli Zeppelin che praticamente "hanno già detto tutto". E anche se non li ascolto quasi mai, quei giga e giga di discografie, compresi i cd del Re degli anni '50, beh... non potevo buttarli.
E ci sei arrivato adesso? Starete pensando... Beh, Meglio tardi che presto, come dicono sempre quelli che perdono gli aerei che si schiantano.
Comunque nel trasferire i file mi sono perso le cartelline dei CD 2003 e 2004. Per caso vi ricordate dei dischi imprescindibili di quegli anni?

Poi che altro... ah sì, gli antivirus mi stanno sul cazzo.
A prescindere.
Dev'essere un'avversione morale, non so. Una questione di principio. Sono ingiusti.

Bene.
Ora è meglio che vada a farmi la barba, sennò comincio a sembrare uno Yeti.
Fine dei post di cazzi miei.

Cazzi miei che potrebbero interessare ad altri 2/3

Andiamo avanti coi cazzi miei, ma che vi potrebbero interessare.
Dicevo del blogghe un po' stanco.
Perché?
Perché sto passando a Vista. Questo stramaledetto simpatico Windows Vista. Io che ero figlio del Mac mi faccio un po' ridere qua da una settimana a litigare con Vista.
In realtà non è che ho litigato tanto.
E' che non mi ero reso conto di quante minchiate bisogna istallare (e quindi scaricare ex-novo) cambiando sistema operativo.
Volete un elenco? No? Embè, ve lo beccate lo stesso, così magari mi dite cosa ho dimenticato ;)
  • I driver per la stampante e il modem
  • tutti gli aggiornamenti Windows
  • Il mulo
  • Openoffice
  • Msn (che poi mi dovrò pure scaricare plus! senno continuo a vedere tutte quelle letterine fastidiose vicino ai nomi)
  • il disionario italiano/friulano
  • la tastiera friulana
  • QuickTime sennò come guardo i video delle mie bestie
  • VLC sennò come guardo i porno amatoriali che le mie fan da adesso che hanno letto questo punto mi invieranno sicuramente sul cellulare
  • Photoshop elements o qualcosa di simile perché sennò come cazzo mi faccio gli avatar
  • Le icone dei simpson
  • I puntatori dei simpson
  • Mozilla
  • L'aggiornamento del pdf reader
  • cc cleaner
  • Cd burner, che però per vista non l'ho trovato, voi cosa usate per masterizzare, con vista? Non mi dite Nero che non lo reggo eh
  • Un cd ripper che devo ancora cercarmi (anzi, repeat della domanda del punto precedente :)
  • una serie di aggiornamenti che io non so bene cosa sono ma che il PC fa da solo obbligandomi addirittura a riavviare!
  • delle cazzate che non servono come la Google toolbar
ok. cos'ho dimenticato? L'office?
E già, parliamo dell'office! Allora, non so se il mio office XP grattato come costola dall'eden lavorativo funzionerà anche su Vista. Devo ancora provare. Subito provo.
Il fatto è che... ma lo sapete che l'open office writer 3.0 è veramente molto figo!
Cioè, a dire il vero non riesco a capire bene cosa è cambiato... eppure è cambiato. Ed è più meglio. Vuoi la grafica, vuoi qualche funzioncina in più. Vuoi che il pc nuovo è più meglio di quello vecchio, non so. Ma sono davvero tentato di cominciare a scrivere con l'open office. Premesso che secondo me si equivalgono e che è solo questione di abitudine, e premesso che il sapore della minestra non sta nel cucchiaio, è però un dubbio che mi sono fatto venire.
Secondo voi vale la pena di sbattermi a recuperare un Office2007?
L'ho provato in questi giorni e ho visto che è effettivamente molto diverso. Della stessa diversità che Windows Vista ha nei confronti dell'Xp e che l'Xp aveva nei confronti del 2000 ecc. ecc.
Ovviamente la domanda è più che retorica, ma dico io, possibile che tutta questi sistemi operativi più ('sticazzi) performanti siano così ('sticazzi) più barocchi?
Insomma, è un po' come uno che riesce a guadagnare una venticinquesima ora della giornata grazie a un buco spazio temporale la trascorre a pettinarsi piuttosto che a leggere/trombare/faruncazz o anche solo a dormire. E' uno spreco!
Vabbè... ma forse sono io che non capisco bene il tutto, visto che non mi pettino mai. :)

Ah sapete cosa ho bevuto ieri? La DUFF! Eh sì, perchè la birra di Homer esiste davvero. E la volete sapere una cosa? Era molto buona! Ora però mi toccherà ricomprarla :)

Cazzi miei che potrebbero interessare ad altri 1/3

Ebbene sì.
Vi sarete accorti che il blogghe è un po' deserto di questi tempi. Non dico come la spiaggia di Lignano a Capodanno, che pareva un Sahara dei poveri, ma abbastanza deserto.
Non temete, scellerati amici di blogghe che vi vergognate a confessarlo nell'apposito riquadrino nella colonna a destra, recupererò i post perduti con dei post figherrimi.
Come questo che state per leggere per esempio.

Tanto per dire una cosa, voi vi ricordate i Casino Royale? Quelli veri intendo, dove probabilmente Alioscia e Palma erano ancora un'alchimia selvaggia di rock-dub che faceva muovere la testolina su e giù. I Casino Royale di sempre più vicini, per capirci. Ecco... voglio dire... belli eh? Sì, erano decisamente una delle migliori cose italiane anni '90. Come dite? La sto facendo lunga? Può essere. Comunque, aldilà del fatto che i Casino senza la voce di quel pirla di Palma che si è messo a fare altre cose (che non condivido, ma che... vabbè, non chiedetemi di ignorare l'irritazione quando le ascolto) sono una cosa diversa, e aldilà del fatto che anche senza contare il cambio di line-up, sono ugualmente una cosa diversa; beh, quello che vi volevo dire è un'altra cosa. Una cosa bellissima: una web TV musicale!
No, no. Aspettate a smettere di leggere. Non è la solita cazzata in cui sfigati musicisti italiani cercano di farsi belli davanti al video appestando anche il web.
E' un'altra cosa.
Cliccate su PRONTIALPEGGIO e lo scoprirete.
Le rubriche sono parecchie.
C'è la signora Flora che vi dice le ricette ascoltando un disco e facendo la critica (non si capisce bene se del disco o della ricetta).
C'è la rubrica Fossifigo che intervista gli artisti che non vivono di musica anche se noi magari pensiamo di sì. Vi consiglio l'intervista a
La rubrica principale comunque è una cosa che un tempo si faceve a VideoMusic con Red Ronnie, e che adesso la si vede fare sempre più raramente. Anche gli stessi show come StoryTellers o cose simili non hanno quest'aria da scazzo.
E a me la cosa non dispiace. Anzi. Vi lascio qui due esempi, così, tanto per.
Questi qua sotto sono gli amari, che fanno la cover di drinking in L.A. in stazione a Milano.

Piazza Delight: Amari - Drinking in L.A. (Bran Van 3000 cover) from prontialpeggio on Vimeo.
E poi potete guardarvi il super bravo ragazzo Jovanotto, quello che voi godreste se venisse arrestato mentre ubriaco e fatto di speedball percorre contromano i tornanti che portano a Castelgandolfo a 160km/h su una porsche cayenne mentre picchia la donna, molesta un bambino e tiene un cane un gatto e una suora chiusi nel bagagliaio, insomma, proprio lui che canta la canzone più gloriosamente hip-pop di Frankie High-nrg mc. Eccolo qua:

Piazza Delight: Jovanotti - Quelli che benpensano (Frankie Hi NRG MC cover) from prontialpeggio on Vimeo.
E come potete non guardare questo! Cazzo, una cover degli Smashing di Zero fatta dai Canadians mentre se ne stanno a letto più rinco che vivi. :)

Piazza Delight: Canadians - Zero (Smashing Pumpkins cover) from prontialpeggio on Vimeo.
Cavolo...
Dovevo fare un post pieno di cose e cazzate e alla fine ho parlato solo di Prontialpeggio. Vabbè dai. Questo post lo chiudiamo qui, con un ultimo omaggio agli ideatori del programma. Riascoltiamoci Sempre più vicini in versione Prontialpeggio:

Piazza Delight: Casino Royale - Sempre PIù Vicino from prontialpeggio on Vimeo.

Ok... Adesso non dite che non vi ho reso persone migliori. :)

giovedì 22 gennaio 2009

Le uova fatali di M. A. Bulgakov

Dai su.
Non venite a dirmi che i libri a 1000 L. non erano qualcosa di fantastico.
Avevano solo un piccolo difetto, almeno per me. Li compravo a raffica, con la scusa di questi pene-detti 1000lire, e poi andava a finire che non li leggevo.
Poi va a finire che leggi tutte le altre cose della vita e di loro ti dimentichi.
E poi, trionfo, quando magari potresti anche apprezzare dei libretti che un tempo comprasti "tanto per" e che ora invece hanno autori che ti dicono qualcosa, anche solo dal nome, ecco, in quel momento cominci a tirartela, perchè ti accorgi che sono tradotti di merda o perché semplicemente hanno la polvere che si accoppia alle pagine che pare un epifania di amplessi.
Per non parlare di quelli, cosa non rara, che sono finiti schiacciati da altri libri, meno timidi e più pesanti, che magari nemmeno quelli sono stati letti, ne lo saranno mai, ma che per motivi di rigidità (della copertina) e della numerosità (delle pagine) non si riesce a buttar via.
Ebbene. Durante le vacanze di Natale ho deciso di ficcare la mano in questi amplessi di polvere e di tirarne fuori qualcuno, fra le decine che stanno lì nel mio armadietto delle cose dimenticate.
Ero indeciso tra cose come "poemi sull'hashish" baudleriani, banconote da un milione di dollari twainiani o racconti agghiaccianti meyrinkiani o... si insomma, ci siamo capiti.
Perché ho tirato fuori questo?
Perché Bulgakov è un grande!
Cioè, io ho letto solo il suo lavoro più famoso, lo ammetto, ma era perfetto, cavolo. Ma perfetto proprio eh. E uno che riesce a mettere insieme grottesco, fantastico, ironia, critica sociale, e mille altre cose in un modo così sublime non può certo fare una vaccata, anche se si tratta di un racconto lungo e molto meno quotato come questo "Le uova fatali".
"Senti ma la vuoi smettere di parlare dei cazzi tuoi e ci vuoi parlare del libro?"
Ops, sorry. La tipa laggià con le tette piccole e il tatuaggio sul braccio ha ragione.
Che volete che vi dica? E' un horror grottesco, che sconta alcuni difetti piuttosto banalotti, come uno scambio di uova telefonato che più che far sorridere lascia indifferenti, ma come per l'altro suo lavoro va a cercare una assurdità e un modo di vedere la scienza e la vita che solo ha un russo con troppa fantasia poteva venire in mente.
Vi racconto cosa succede nel libro in breve, dai.
Il professor Persikov, vero e grande fulcro del libro, scopre, quasi per caso, il raggio della vita, e da lì quella che cambia e si aggroviglia è proprio la sua di vita. Giornalisti, imbonitori, governi stranieri, spie, altri luminari, un assistente macchietta e un portinaio ancora più macchietta...
Insomma, l'universo che Bulgakov costruisce nel primo terzo di libro è da applausi, con scene che diventa grottesche ed esilaranti, seppur piene di malinconia da Grande Fratello Orwelliano.
Poi ok, la parte dove si arriva a quello che potete ben immaginare, con galline e serpenti giganti che devastano la russia, è un po' lenta e perde di lucidità, soprattutto quando si vuole inserire una storia nella storia come quella delle galline col morbo misterioso.
Nonostante questo però, e ammesso che la traduzione non sia impeccabile,(anche se in questo caso il libro l'ho letto senza pensarlo mai), queste uova fatali sono davvero qualcosa di più che un libro di fantascienza...
Se per caso avete questo librettino a 1000lire, dimenticato in qualche cassetto, leggetelo.
Ne vale la pena.

lunedì 19 gennaio 2009

Terrore! di AAVV***

Oggi mi va di spezzare una lancia in favore delle tanto denigrate (e a ragione) antologie di racconti stravecchi della Newton Compton.
Noi lettori fighetti ormai siamo abituati al bello, questo è un fatto.
Quando vediamo queste antologie, con le pagine pressate che ti si attaccano in mano, il times piccolo da tirare gli occhi, i margini che scompaiono come se volessero fuggire dal libro, la copertina che la facevamo meglio noi con il paint e, soprattutto, i racconti che di solito "almeno metà li ho già letti"... beh, insomma... i motivi di disprezzo ci sono.
E' che ogni tanto ci dimentichiamo di essere grati alla Newton per una cosa, che non è del tutto irrilevante: queste antologie non costano un cazzo.
Questa qui che vedete l'ho comprata la scorsa estate a 99centesimi. "Male che vada la uso per tirarla dai cavalcavia o dall'auto in corsa", ho pensato. E infatti è sempre meglio di un cubetto di porfido, che se ti fermano è difficile spiegare che lo si usa come fermacarte sul sedile di dietro dell'auto.
Ma torniamo all'antologia. Alzi la mano chi di voi non possiede o ha voluto possedere quelle antologie figherrime della collana "i Mammuth" come "Storie di Vampiri", "Storie di lupi mannari" e simili.
Ma perché vi sto facendo tutta questa menata?
Ovvio, per darvi una motivazione per spendere, se vi capita, qualche euro nel caso in cui voleste farvi una cultura di "vecchi autori horror del '900 che non conosce nessuno, ma che hanno scritto decine e decine di racconti e libri.
Il dubbio che vi potrebbe venire è: "si ok, se non li conosco, questi racconti, vuol dire che probabilmente fanno cagare". Beh, vi capisco, perché è più o meno la cosa che pensavo io. Anche quendo i copertina leggevo i nomi di Barker, Campbell, Bloch, Lumley, beh... mi dicevo, saranno racconti minori sicuramente brutti.
E allora perché l'ho comprato? Per il racconto di apertura: "L'ultima illusione" di Clive Barker, contenuto nei libri di sangue e che è un racconto con gli stracazzi. Se non l'avete letto i 99c sono già stati ripagati.
Ecco perché mi sono detto: beh cazzo, almeno mi faccio una cultura di autori americani horror che non conosco. Ed effettivamente è stato così. E' un altro modo di scrivere l'horror, questo è certo. A volte certe ingenuità possono anche far sorridere. L'ampollosità di alcune frasi e il voler comunque spiegare sempre possono sembrare vagamente eccessivi; ma ripeto, 50-60anni fa la letteratura horror era proprio qualcos'altro. Questi numerosi figli di "PoeCraft" sono tutti scrittori che dalla Bio piazzata a ogni inizio racconto mostrano di aver passato la vita a scrivere. Vorrà pur dire qualcosa tutto ciò?
Comunque dai, finito di decantare gli aspetti positivi dell'antologia. Riassumo solo dicendo che se siete dei ragazzini che vogliono farsi la base di cultura horror senza spendere un cazzo, compratelo, se lo trovate nei mercatini o nei negozi dei "metà prezzo". Se come me siete degli ignoranti che provano il continuo stimolo di conoscere il passato di ogni cosa, beh, la lettura è piacevole.
Tra i racconti, a parte l'immenso Barker, vi posso dire che ricordo con piacere questi:

Murgunstrumm, il Saltapiccchio, gli Jugoslavi, La casa del Tempio, Rottami, Il pastone per maiali, Secchielli, Il dramma nero... e anche molti altri che però dal solo titolo non riesco a distinguerli. Insomma dai. Mi è piaciuta proprio sta raccolta da quattro soldi.
SCHEDA TROVATA QUI.

Terrore!
(The Mammoth Book of Terror, 1991), Stephen JONES (a cura di)
cop. non indicato, tr. Gianni Pilo
I Nuovi Best-seller 24 Newton & Compton, Roma [08693] (EV)
Br, dim. [hxl]: 208x134, Batt.xrighe: 55x41, pagg.: 512, Lit. 6.900
[A 18] ISBN 88-8183-450-2 (978-88-8183-450-1) -12 set 1996 [I Maestri del Terrore]
[ogni racconto è preceduto da una breve nota del curatore]
p. 7 Sempre sull'Orrore // Gianni PILO
p. 9 Introduzione. Parliamo di Terrore // Stephen JONES
p. 13 L'ultima illusione // Clive BARKER
*p. 66 Bunny non ce l'aveva detto // David J. SCHOW
*p. 77 Murgunstrumm // Hugh B. CAVE
*p. 156 L'ultimo turno // Dennis ETCHISON
p. 172 Il Signore Cavallo // Lisa TUTTLE
*p. 186 Il Saltapicchio // R. CHETWIND-HAYES
*p. 213 I diritti d'autore sono scaduti // J[ohn] Ramsey CAMPBELL
*p. 221 Il fiume dei sogni notturni // Karl Edward WAGNER
p. 255 L'esemplare color seppia // Basil COPPER
p. 271 La Casa del Tempio // Brian LUMLEY
*p 303 Gli Jugoslavi // Robert BLOCH
*p. 324 Il primogenito // David CAMPTON
*p. 338 Il dramma nero // Manly Wade WELLMAN
*p. 410 Crystal // Charles L. GRANT
*p. 426 Secchielli // F. Paul WILSON
*p. 444 La testa del satiro // David A. RILEY
p. 476 Rottami // Stephen LAWS
*p. 500 Pastone per maiali // Graham MASTERTON

giovedì 15 gennaio 2009

Riviste letterarie e chiacchiere

Ecco qua. Ho letto questa rivista.
Sapete, ultimamente non sono molto bravo quando mi pubblicano qualcosa. Un tempo ero tutto contento e mi compravo la rivista/antologia/giornalino/cartadaculoillustrata che mi aveva pubblicato la mia cosuccia e me le leggevo.
Va detto che spesso facevano un po' schifello, ma io ero contento lo stesso.
Adesso invece va a finire che il più delle volte non mi compro nemmeno la rivista/antologia/cartadaculoillustrata/ecc ecc bloccato da qualche schizofrenica spesa postale o dal serpente peloso che fa di cognome pigrizia.
Questa volta però la rivista me la sono letta.
Ok... ok... non tutta. Le ultime dieci pagine ho mollato, ma tanto erano pubblicità di libri da comprare. Quindi non mi sono perso molto.
A dire il vero non è che vi voglio parlare della rivista. Cioè, posso anche dirvi che mi ha sorpreso piacevolmente, perché a parte i raccontini brevi presi dal blog della Garlaschelli, che erano il motivo per cui mi è arrivata la rivista, ma che avevo già letto, più o meno, devo dire che quasi nessuna altra lettura mi ha annoiato. Anzi, credo che un paio o anche più mia siano anche piaciute.
E poi, voglio dire... era italiano. Non c'erano errori. Alcuni avevano uno stile. E poi si vedeva che c'era un minimo di cura e di editing alle spalle. Insomma, se mi chiedete che ne penso della rivista. beh, vi dico che è un buona rivista letteraria.
Però pensavo...
Ti abboneresti? mmm... no.
Ma perché, non ti piace quindi? Non fa per te?
Ecco, il fatto è che ok, la rivista non fa proprio per me, come tipo di letture, ci può stare. Ma non è certo un buon motivo per negarmele.
E allora perché direi di no, addirittura se me la regalassero?
Perché voglio leggere dei libri!
E' brutto da dire, ma riesco a leggere così poco... rispetto a quanto vorrei. Oh, attenzione. Non sto dicendo che sono uno di quelli che vogliono selezionare le letture come un pazzo cercando di massimizzare la qualità ottimizzando i tempi e bla bla bla... no, no. Anzi, vi posso dire anche che sono reduce da almeno due o tre libri che proprio belli non erano, e l'ho fatto coscientemente. La conoscenza va al di là della qualità, ogni tanto. Quindi perché, allora, non leggere anche una rivista letteraria?
Beh, ecco... non lo so. E che mi volete fare una colpa? Proprio non riesco a capire. Mi piacciono i libri. Dev'essere un po' come spiegare perché preferisco il panettone al pandoro, o il salame al prosciutto.
Dite che sto un po' tergiversando su quello che voglio dire veramente?
Sì cazzo, avete ragione. A me l'idea stessa di rivista letteraria con racconti e scritti ics messi alla rinfusa che magari non sono neanche male ma che poi dopo due giorni non mi ricordo già più mi irrita un po e mi fa venire voglia di libro. Storie, storie, storie. Io voglio le storie. :)
Vabbè. Che post insulso eh?
Su avanti... non fate storie! :D

sabato 10 gennaio 2009

Il mio volto è uno specchio di E. Luceri ***

Ma lo sapete che trenta secondi fa, proprio prima di cominciare a scrivere queste righe, ero un po' preoccupato?
Ero preoccupato perché con questo giallo mi è successa una cosa che forse qualcuno potrebbe trovare debilitante, per il genere letterario in questione., intendo. La cosa è che ho intuito il colpevole piuttosto presto.
E quindi continuavo a chiedermi come mai questo libro sia stato di così mio gradimento. E' forse perché io sono un fan di Enrico Luceri? Perché lui è stato così gentile da fare il giurato alla prima edizione del secondo concorso più figo del web? Perché ho letto questo?
Oddio no, non può essere, perché purtroppo per me riesco a essere sgradevolmente sincero quando una cosa non mi piace, senza farmela piacere per altri motivi. (la coda dei miei potenziali assassini si allunga di giorno in giorno :)
Allora ho pensato: sarà forse perché questo libro è scritto bene? Ma... no. Non è per questo.
Poi ho avuto l'illuminazione.
"Il mio volto è uno specchio" mi è piaciuto perché... non è un giallo! Non del tutto, per lo meno.
Anzi, secondo me è più un thriller, diciamo 60% - 40%. Ma è la mia opinione, ovviamente.
Mettiamola così. Che Luceri ami il giallo classico, in cui i personaggi vengono subito sparsi sul tavolo con apparente casualità, per poi vedere la vicenda ricostruita dall'indagatore (e dal lettore), non è un mistero. E non è nemmeno un mistero che, in senso lato, qui si ricerchi il thrilling con una attenzione non minore di quella che è stata dedicata alla costruzione dell'enigma.
Il giallo vincitore del premio Tedeschi 2008, infatti, è un giallo che vede le possibilità di scelta dei colpevoli ristrette fin dall'inizio, con la presenza di meno di una decina di personaggi, tra i quali scegliere il proprio colpevole, e con un assassino che cerca di porre in essere il delitto fino alla fine del libro. Virtualmente si assiste a un'indagine su un tentato omicidio in corso, piuttosto che al classico ragionamento "a bocce ferme". Ecco perché, anche se malauguratamente (vi sfido a farlo) doveste sospettare l'identità dell'assassino, è un'altra la molla che vi farà girare pagina dopo pagina, fino ad arrivare alle ultime dieci. La domanda che funge da spinta non è la classica "chi sarà il colpevole?", bensì una ben più valorosa "riuscirà il colpevole nel suo scopo? E sarà proprio quello che penso che sia?".
Insomma, per meno di 4 euri, se vi capita di beccarlo sugli scaffali delle edicole o in libbraria, direi che lì potete proprio spendere. Anche perché, va detto, Enrico Luceri scrive pulito. Pulitissimo. Niente stravaganze, niente esercizi di stile. E' la trama che vi regala, i personaggi, i fatti, la vicenda. Non perde tempo a dirvi quanto era rosso il sangue del morto o quanto luccicava la lama del coltello. In questo ritorniamo alla vecchia legge del giallo, del seminare e poi raccogliere. Seminare dettagli di tanti colori, che appartengono a diverse storie, e poi, alla fine, raccogliere tutto in sacchetti separati, per mettere ordine, per raccontare più storie e renderle tutte chiare e sensate, senza che il lettore vi veda forzature o senza imporre verità divine dall'alto della mano del narratore. Luceri ci riesce, forse è un po' rapido nel narrare "le altre storie"; che come dire, possono far pensare a una eccessiva casualità. Ma è un qualcosa che non nuoce.
Se proprio proprio dovessi fare la pignainculo, vi potrei dire che questo lavoro ha il pregio/difetto di essere molto, ma molto sceneggiabile. Il libro è bello che diviso a scene, anzi, quasi si possono vedere i piani e, in qualche momento, il rumore della camera che riprende. Questo di per sé non è un male, anzi. Lo può diventare nel momento in cui certi cliché cinematografici eccedono. Me ne viene in mente uno solo, a dire il vero: la mano all'improvviso sulla spalla con il protagonista che trasale e si spaventa. Credo sia successo almeno 4 volte e forse è un po' eccessivo. Ma voglio dire, è proprio un appunto insulso. Il libro è davvero un elegante giallo/thriller, e poi, se ha vinto il premio ci sarà un perché no? :)

giovedì 8 gennaio 2009

Quel che resta del giorno di K. Ishiguro****

Ho deciso di riprendere il blog dal mio libro del primo dell'anno, ed checchè ne diciate voi, è tutt'altro che un libro del Kazuo.
Ebbene sì, ho avuto culo, perché questo primo gennaio, nonostante in riva allo mare non sia riuscito a leggere che una decina di pagine causa pioggia, ho scelto dalla pila delle cose da leggere qualcosa di più che un bel libro.
Ma è quello del film? Mi chiedi tu laggiù col capelli a spuzzola.
Ma quello lì in copertina è Hannibal Lecter? chiedi ancora.
Ok, ragazzo, sì a tutte e due le domande, ma ora smettila di dire cretineria ed esci dal blog o vai a nasconderti dietro l'avatar.
Dicevo
Un bellissimo libro.
Avete presente la delicatezza e la sensibilità di alcuni scrittori giapponesi?
No, smettetela di pensare alla Banana, pensate piuttosto a Murakami, per dire.
Ecco, prendete quel tatto, quel pesare le parole fino al grammo, e vestitele british. Più british... Ancora un po'... ecco, così. Sistematevi il panciotto... Ecco. Perfetto. Ordinate, pacate, e con un sorriso appena accennato, le parole di Ishiguro sono davvero qualcosa di delicato. Toccante, per dirla in modo figo.
Due paroline sulla trama vanno dette, anche perché è uno di quei libri che di trama ha due righe, e il tutto è giocato su quel che pensa qualcuno durante le due righe di trama.
Questo qualcuno è un maggiordomo. Uno di quelli vecchio stile, delle vecchie Grandi Famiglie Inglesi dove si decideva il destino dell'Europa tra un sigaro e l'altro. Stevens è uno di questi personaggi. Stevens è Il Personaggio.
E' lui che narra, anzi, scrive. Tiene un diario di un viaggio in automobile che gli prenderà circa una settimana e che, diciamo, è una vacanza premio datagli dal suo nuovo datore di lavoro, americano. Il viaggio è un modo per analizzare, attraverso i suoi lunghi e dettagliati flashback, la sua vita e il suo rapporto con miss Kenton, la governante che ha lasciato la casa per sposarsi anni prima e verso cui, ovviamente, il buon Stevens prova qualcosa di più che un affettuoso ricordo, anche se tutto questo è sotto gli occhi del lettore soltanto.
Questa è la trama. Niente di che, vero?
In questa trama Ishiguro riesce a ficcarci almeno tre livelli di lettura, ma in realtà sono di più.
E sono deliziosi.
Il primo passa dal sorriso all'avvilenza e riguarda l'avvicendarsi della voglia di apparire americana (per altro sincera) sull'old style inglese. Momenti splendidi sono regalati, a questo proposito, dai tentativi studiati a tavolino di Stevens di essere simpatico e di fare battute. Ne esce un umorismo che definire "all'inglese" è a dir poco riduttivo.
Altro aspetto è quello storico sociale. Attraverso le vicende di Lord Darlington si vede qualcosa di più che la semplice decadenza di una casata. Si vede l'Europa della prima metà del '900, che prende prima coscienza degli errori post-bellici e poi si lascia ingannare dalle paturnie naziste. C'è una parte centrale del libro, praticamente perfetta, in cui l'intersezione tra eventi storici ed eventi personali è totale.
L'aspetto di lettura più superficiale, ma non banale, è l'introspezione di Stevens, questo maggiordomo che si racconta, dapprima in modo cieco, lasciandoci vedere quel che lui non percepisce nemmeno lontanamente. Ma in fondo questo aspetto è quello più "pop" del libro, ed è inutile soffermarsi, visto che è praticamente racchiuso nel titolo.
Ok
Parlato anche troppo. Libro davvero consigliato. Tra le curiosità vi posso dire che Ishiguro scrive in inglese. Ah, sì, magari il film l'avete già visto, ma se non è così, beh, leggetevi il libro. La profondità dei due personaggi centrali dell'opera vi farà pensare che per quanto Hopkins e la Thompson possano essere bravi, quelle emozioni proprio non sapranno trasmettervele.