sabato 28 marzo 2009

video del tubo che chissà, magari non avete visto e sarebbe stato un peccato ve li foste persi

Questo è un post un po' atipico. La cosa di ficcare i video del tubo a destra e a minchia la fanno talmente tutti che dovrebbero organizzare dei concorsi per chi scova più video non embeddati.
Comunque sto aspettando la pizza e mi avanza qualche minuto e voglio condividere con voi alcuni video che potrebbero anche piacervi.

Lo sapevate che è appena uscito il disco nuovo di Polly Jean Harvey con il suo chitarrista storico?
Eccovi una performance dal vivo con lei scalza che zompa deqqua e dellà come una demente.
Però io l'adoro.


E sempre a proposito di P.J. questa performance con Biorke l'avevate mai vista? Io no e mi è piaciuta uno sacco. Coverizzare satisfaction dei Rolling poi...


Passiamo al Frusciante, ma lo sapevate che il John dal fruscio chitarroso, nei suoi deliri di onnipotenza del falsetto, eseguiva la cover di "How deep is your love"?


E a proposito di chitarristi folli. Jack white sta per pubblicare (a giugno) un disco con un branco di pazzi scatenati che si preannuncia figo quanto i Raconteurs. Solo che Jack deve aver pensato che suonare la chitarra è proprio una gran rottura di coglioni, così in quel gruppo suona la batteria!
Il gruppo si chiama The dead weather (nome figherrimo) e si possono già ascoltare i due pezzi che compongono l'ep di lancio e che a me piacciono particolarmente.




Bene, è arrivata la pizza. Spero di aver migliorato le vostre orecchie! :)

venerdì 27 marzo 2009

A voi che avete i manoscritti nel cassetto

Allora. Io non so che male ho fatto a dare corda a quelli di XII. So solo che loro fanno delle cose, cose che voi umani non potete immaginare, però potete leggere se cliccate sui linki delle cose in questione.
Comunque so che vogliono che io vi parli di quelle cose, a volte.
E a volte capita che io gli risponda "sì, sì, lo farò" sapendo già nello stesso istante che non lo farò mai.
Questo accade se sono cose che non mi interessano oppure se accadono in concomitanza di altre priorità (leggi "cibo").
A volte però accade che invece ne parlo, delle cose che fanno quelli di XII, solo che mi dà fastidio fare il copincolla, in cui ovviamente non compare nemmeno una parolaccia, come bagolo o Lobacevskij. Mi piace di più parlare delle cose introducendole con noiosi discorsi come questo che state leggendo, che però, per vostra fortuna, è praticamente già finito. Infatti ora vi dico quello che vi devo dire.

Allora:
Avete, voi che state leggendo per caso un romanzo bellissimo nel cassetto che credete sia di avventura o thriller?
Bene. Se la risposta è no, ok, potete fare a meno di leggere quanto segue e andarvi a leggere le avventure di Samuele nel post successivo, oppure scoprire la triste ed eccentrica fine di Turing (quello della macchina di ) e magari cercare di dare la colpa a Povia del suo suicidio, oppure, in terza opzione, guardare la colonia di bruchi selvatici che migra per cercare nuovi alberi da devastare.

Se la risposta invece è sì, allora potete cliccare qui dove trovate il bando del Premio iNarratori 2009 che vi spiega cosa dovete fare perché qualche povero sfigato venga obbligato a leggere il vostro libro. Se siete fortunati potrebbe anche succedere come a questi qua, che più di una decina di persone legga il vostro caro libro in cui avete versato così tanto sangue e sudore (e lasciatemi dire che è una vergogna e inviare simili schifezze!).
Potreste addirittura, insomma, essere pubblicati.


martedì 24 marzo 2009

La Seconda Che Hai Detto - episodio 3


Ed ecco a voi, l'attesissima terza puntata delle avventure di Samuele. Orsù, miei prodi, leggete e scegliete cosa fargli fare nella prossima puntata!

Per chi si è perso il regolamento.
Per chi si è perso il secondo episodio.
Per chi si è perso anche il primo.


- 3 -

All'improvviso, prima che potesse rendersene conto, accadde qualcosa tramutò la situazione da insolita a tragica. Samuele non l'avrebbe immaginata nemmeno se fosse rinato rana e si fosse leccato la schiena.
La Vecchia, allargando le braccia e serrando i pugni, si era alzata in punta di piedi, e con una leggera spinta si era tuffata nel vuoto, in un tradizionale volo d'angelo, che la camicia da notte svolazzante rendeva quasi drammatico.
Ebbe soltanto il tempo di spalancare la bocca e udire il flap flap flap della tela che sbatteva nel vento.
Si aspettava di vedere quel corpo che prendeva il volo, o che svaniva nel nulla come un'allucinazione, o che si metteva di traverso a mezz'aria, quanto un novello Brian Molko in età pensionabile, che girava una nuova versione di Pure Morning. Niente di tutto ciò.
Il corpo della Vecchia, dopo cinque o sei flap, si schiantò sul cemento, con un rumore simile a un'arancia gigante andata a male che viene scagliata con forza contro un muro. Una sanguinella, per la precisione. La prima a toccare il suolo fu la testa, che si spaccò formando una macchia melmosa che inghiottì il resto del corpo, in un fragore di ossa rotte. Gli schizzi vermigli parvero a Samuele qualcosa di vivo, lombrichi che volavano in tutte le direzioni, impazziti di convulsioni.
Percepì con la coda dell'occhio che alcuni passanti si erano voltati, attirati dal rumore, e gridando un “Cazzo!”, mezzo trattenuto dalla mascella serrata, aveva subito attraversato la strada, correndo verso il punto dell'impatto.
Una poltiglia rossiccia e schiumosa formava un cumulo alto poco meno di una spanna e dalla forma oblunga. Samuele non riusciva a riconoscere nulla che potesse dirsi appartenente a un corpo umano, o meglio ancora, alla Vecchia che si era buttata dalla cupola del Tempio Ossario.
Confuso, aveva notato che i passanti voltatisi per lo schianto avevano già ripreso a camminare. Si avvicinò a quello che doveva essere un cadavere, accorgendosi che anche la tonalità della melma stava migrando rapidamente dal sanguigno al fangoso. Non c'era traccia d'ossa, della camicia da notte trasparente o degli schizzi che sarebbero dovuti essere tutt'intorno.
– Oh, cazzo – riuscì a dire ad alta voce, accovacciandosi lì vicino.
Più osservava la poltiglia e più si accorgeva che non poteva sembrare altro che fango. Allungò istintivamente un dito e la toccò, intingendovelo, e subito dopo fu colto da un impulso irrefrenabile.

_______________
Cosa vorreste che accadesse adesso? Samuele...
  1. ...fissa ancora un attimo il dito e lo infila in bocca...

  2. ...si spalma la poltiglia sulla faccia, come fossero segnali di guerra...

  3. ...si infila il dito sporco nel naso, per intero...
  4. ...si pulisce il dito con un fazzoletto di carta, e poi comincia a riempirsi la borsa di quella poltiglia.

domenica 22 marzo 2009

Cosa vi può capitare partecipando al Fun Cool! (Gelostellato intervista Daniele Bonfanti)

Vi ricordate i premi della critica assegnati dal secondo concorso più figo del web? Quel tipo di premi che in realtà sono crudeli pegni da pagare per espiare chissà quali misteriosi peccati?
Ebbene. Ecco a voi il premio di quel povero disgraziato di Daniele Bonfanti, che per il mio puro diletto, ha vinto, come premio della critica, un'intervista su questo blogghe.
Ovviamente ne è uscita un'intervista fighissima, che quasi quasi non vorrei nemmeno farvi leggere, ma siccome oggi sono buono e primaverile... sì, la potete leggere!
A voi amici di blogghe: Gelostellato intervista Daniele Bonfanti!

GeloStellato: Stavi aspettando vero?
DanieleBonfanti: Cosa?

GS: Come sarebbe a dire cosa! Razza di gatto putrefatto-minded che non sei altro! L'intervista!!! Quella che hai vinto facendoti mandare a Fun Cool! E guarda che l'InterVista, non vuol dire che devi guardare l'Inter che gioca stasera attraverso Windows Vista, ma vuol dire che devi rispondere a delle domande. E quindi ti dico subito che queste parole fanno già parte dell'intervista, quindi rispondi pure alla prima domanda, cos'hai pensato quando pochi secondi fa le hai lette?
DB: Pensato?

GS: Bene, è quello che volevo sentire da te! Un'intervista in cui non pensi, ma rispondi d'istinto. Allora... Cominciamo con le domande serie, quelle vere. :) Se tu fossi una forma geometrica, cosa ti piacerebbe essere?
DB: Potrei dire abbastanza prevedibilmente un dodecagono, no? Che poi è quasi tondo, ma non è roba da snob come i tondi. All'asilo ero nei Tondi, però. Mi piace anche il quadrato, perché è bello quadrato. Invece il pentagono è inflazionato. In ogni caso senz'altro da disporre su una superficie lobacevskijana.

GS: E qual è il tuo shampoo preferito, se ne hai uno?
DB: Aspetta che guardo: Ecco: "Sunsilk", versione "Mossi&Ricci, effetto anti-crespo, formula rinnovata". Morte al crespo.

GS: No dai, sto scherzando. Le domande serie sono altre, però era per metterti a tuo agio.
DB: In effetti sono molto a mio agio ora.

GS: Bene! ora che sei a tuo agio, posso farti una domanda cattiva e una buona. Ti farò prima quella cattiva. Hai citato Lobacevskij, che io per esempio, come forse molti lettori di questa intervista, non so proprio chi cazzo sia. Ecco, dunque, perché questo sfoggio di cultura? Perché ci vuoi mandare su google? E' per renderti più simpatico, più antipatico o per farci sentire stupidi peggiorando il mondo?
DB: E' perché mi piace Lobacevskij.

GS: Okay, vedo dalla tua parsimonia verbale che ci vuoi mandare su google. Non c'è problema, andremo pure su wikipedia se è necessario. E ora facciamoti una domanda intelligente. Senti, da scrittore, e lettore, ovviamente, capita a tutti di arrivare alla fine di un libro e pensare qualcosa del tipo: "Cazzo! come avrei voluto scriverlo io, un libro così". Non sto parlando di bei libri, parlo piuttosto di affinità elettive con dei romanzi. Ne hai avute? Quali?
DB: Sai che è una domanda interessante? Perché non avevo mai riflettuto su questa cosa, ma in effetti ti dirò che con la narrativa non mi capita mai, a prescindere da quanto mi sia piaciuto il libro, appunto, o per quanta stima o ammirazione provi nei confronti dell'autore, o per quanto lo senta "sulle mie corde". E' più frequente che mi capiti di pensare: "Questo autore mi piacerebbe proprio conoscerlo di persona, stringergli la mano". Ma con altri tipi di opera, diversi dalla narrativa - non so proprio dirti la ragione di questo discrimen - invece capita: per esempio proprio poche settimane fa leggendo Keplero - che oltre a grande astronomo era anche uno scrittore straordinario – ho ritrovato pensieri e intere frasi del tutto affini a alcune presenti in maniera molto più goffa nel mio romanzo Melodia. Più o meno la stessa cosa leggendo opere di filosofi come David Hume, ma anche autori contemporanei nelle più svariate discipline, da Oliver Sacks a Umberto Eco. E poi senz'altro - cito a mo' di esempi le prime cose che mi vengono in mente - vedendo film (Conan il Barbaro, Alien e Aliens, il primo Indiana Jones, o più recenti come /The Prestige/, o /A Tale of Two Sisters/), leggendo fumetti (We3 di Morrison), giocando a videogiochi (i due episodi della saga di Zelda Ocarina of Time e Twilight Princess, o Pikmin 2 e Baten Kaitos), ascoltando musica lirica (La Sonnambula, Manon Lescaut, Madama Butterfly, Norma), ascoltando metal (Demanufacture dei Fear Factory, Destroy Erase Improve dei Meshuggah), suonando il pianoforte (in particolare la Polonaise n. 53 di Chopin, o i suoi preludi e notturni)... Insomma, tante cose in tante diverse forme d'espressione. Poi credo sia abbastanza normale - o almeno nel mio caso è così - che, sia a livello di espressione che di contenuto, più o meno matchino con "le mie preferite". Non è detto, ma ripensando all'elenco che ti ho fatto la tendenza è quella.

GS: Parliamo di musica. Dai pezzi che mi hai citato nella domanda precedente, i tuoi gusti mi paiono evidenti. Ma la considerazione è un'altra. Non voglio parlare della questione "download sì/ download no" attraverso i muli e animali affini. Voglio parlare di un suo effetto: la grande disponibilità di ascolti che ciò permette. Un effetto di questa nuova e recente possibilità porta con sè, almeno in alcuni casi, una coscienza del quanto (in campo musicale) sia stato già scritto, suonato e cantato. Di conseguenza si arriva a un desiderio di scoperta e recupero del passato, ovvero di anni '50 e '60 soprattutto, e forse di primi '70. A te è capitato? Oppure hai cominciato da quegli anni? E in ogni caso, quali sono gli artisti, (e i dischi, perché no) che ti hanno fatto pensare "cazzo! qui dentro c'è tutto!)
DB: In realtà la possibilità di scaricare musica è una benedizione per il mio portafogli, perché il desiderio di recuperare musica di quegli anni io già ce l'avevo molto forte - e lo attuavo spendendo parecchio. E al di là della spesa ci sono poi molte cose che erano molto difficili, se non impossibili, da trovare. Parlo di Lirica, visto che adoro gli interpreti di quell'epoca. Senza nulla togliere a quelli contemporanei: ci sono professionisti che rasentano la perfezione tecnica anche oggi, solo che allora c'era chi andava ben oltre il concetto di perfezione. Ecco, per rispondere alla tua seconda domanda infatti ti dirò che se avessi una macchina del tempo porrei rimedio, in una delle mie prime tappe, al cruccio di non avere la possibilità di assistere dal vivo a una rappresentazione con Maria Callas, magari insieme a Giuseppe Di Stefano e diretti da Tullio Serafin. Penso che in quel caso potrei davvero dire "cazzo! qui dentro c'è tutto!"; probabilmente anche con la T maiuscola a Tutto.

GS: Interessante, caro. Sai che ti dico, ti faccio una domanda che lega un po' le precedenti, e che volendo potresti interpretare anche in modo palloso, ma tant'è... Senti. Abbiamo appurato quanto ci sia, nel nostro contorno umano, tagliandolo trasversalmente in modo temporale e spaziale, di conoscibile e desiderabile. Tu stesso, per altro, interessandoti a tremiduecentoventisette cose diverse (e musica, e canoa, e scrivere, e xii, e famiglia, e amici, e cazzate e tutto quel che io non so e che adesso non mi interessa, ecc), dimostri come sia difficile "accontentarsi", se si è infettati dal germe della "curiosità" (in senso lato e positivo) Ecco, come concili questo con il tempo, che per noi iper-attivi è forse ancora più limitato. Sapere di non poter cogliere/leggere/scrivere/percepire/ascoltare tutto ciò che vorresti, voglio dire. Qual è la tua filosofia di vita, in proposito, (e se ne hai una). P.s.: questa domanda non l'ho capita nemmeno io, ma spero che tu, che sei più colto di me, riesca a darle un significato.
DB: Fingo di averla capita e ti rispondo. Ti dirò che, al contrario di molti curiosopatici (no, non esiste, ma è un peccato) non mi capita mai di fare affermazioni inflazionate tipo: "Ah, ci vorrebbe una giornata di 32 ore!" (E tra l'altro ormai lo dicono tutti, è una specie di "non esistono più le mezze stagioni"). Dicevo, comunque. Io non ne soffro, personalmente. Nel senso: io ho un solido ordine mentale - al contrario dell'imbarazzantissimo disordine "materiale" che mi contraddistingue: se infili una mano nella mia borsa potresti non poterla mai più rivedere - e uso dare priorità ben precise e sistematiche a ciò che faccio e che mi interessa fare. E' chiaro che poi sono inevitabili rinunce anche "dolorose", ma nel momento in cui mi rendo conto che sto rinunciando a qualcosa a cui tengo per qualcos'altro a cui tengo di più, allora mi dico: "Pazienza, se riuscirò lo farò un'altra volta".

GS: Beh, ti dirò che il tuo approccio alla gestione della curiosopatia si avvicina molto al mio e quindi ok, puoi continuare così. Adesso una domanda pro lettori. Tenendo presente che questo blog si basa sull'idea di fondo della condivisione di cose belle, per sveltire il processo di gestione ed elaborazione della complessità. Puoi darci, perciò, il tuo contributo citandoci tre "cose" (libri, dischi, autori, filosofi, curiosità o qualunque altra entità) tu ritenga sia poco conosciuta e meriti di essere condivisa da tutti?
DB: Queste domande mi mandano sempre parecchio in crisi... Io ho grossi problemi in pizzeria, per esempio, non so mai quale scegliere. Se poi i menu sono di quelli lunghi e ricchi è la fine. Qualunque cosa ti citassi poi mi sentirei orrendamente in colpa rispetto a tutte le altre. Però non sfuggirò: concedimi di limitarmi a una sola cosa, però. Tre, impazzirei. Al limite i lettori possono andare a rileggersi le "cose" che citavo nelle risposte prima e prenderli come consigli di ascolto o lettura o scoperta (compreso Lobacevskij!). La una che ti cito è la serie animata (che poi sono tre serie in effetti, per cui esco bene anche dalla domanda citando tre cose) Drawn Together, in assoluto una delle cose più divertenti e meglio realizzate che io abbia mai visto. E' la parodia di un reality, ma è impossibile spiegarlo in poche parole. In Italia non è molto noto. E' totalmente scorretto, iperviolento, volgare a livelli sublimi (in confronto South Park è Walt Disney), e c'è dietro anche un lavoro di sceneggiatura e soprattutto montaggio che personalmente mi lascia a mandibola penzolante ogni volta che lo riguardo (e sono tante volte).

GS: Bene! Era proprio qualcosa di questo genere che mi auguravo... mi prendo subito nota. Ok. Direi che siamo pronti per chiudere l'intervista. Per concludere in bellezza, visto che il terzo millennio sarà dominato dal farsicazzideglialtri style (faccialibro rules), ti propongo di farmi tu una domanda, e io ti risponderò, e poi ognuno torna a farsi i propri, di cazzi. Ah, cerca di infilare delle parolacce, nella tua domanda; sai com'è... i miei lettori sono abituati al trash.
DB: Ah, okay, visto che me lo chiedi tu: come è nato il tuo nickname, ormai diventato un vero e proprio secondo nome per te tanto da appiccicartisi come un bagolo di merda ai peli del culo?

GS: Oh cazzo, hai detto bagolo! non pensavo riuscisci a dire una parolaccia simile, bagolo non l'ha mai detto nessuno, sul mio blog. Bravo, bravo. Comunque la domanda sì, ecco. gelo stellato. Gelo stellato è un primo verso di uno haiku che non ho mai terminato, o meglio, non ho mai terminato in modo adeguato. Nasce ovviamente da una notte invernale piena di stelle. Che in fatto di stelle, per altro, l'inverno vince di gran lunga contro l'estate, perché le stelle che si vedono sono meglio. Epperò c'è il fatto che non puoi perderci troppo tempo a guardarle, perché ti si ghiacciano le chiappe che poi le devi staccare mangiando torte di verze e fagioli. Quindi credo sia andata più o meno così, ero fuori a guardare il "gelo stellato" ma faceva così tanto gelo che sono dovuto rientrare in casa e non ho finito lo haiku. Così ci ho fatto un nick, che poi è diventato un bagolo, per l'appunto. Bene, se sei soddisfatto della risposta direi che possiamo chiudere questa intervista. Saluta i lettori con la manina...
DB: Sono molto soddisfatto della risposta! Quindi faccio ciao-ciao. E ora verze e fagioli per tutti!

venerdì 20 marzo 2009

Penelope Guzman - Il colpevole di E. Parker**

Succede che con avere un blogghe ti arrivano a volte delle mail da sconosciuti. A volte vogliono venderti del viagra, altre volte delle russe formose e bisognose di protezione, membro e passaporto, altre volte ancora è per promozione.
Una di queste mail, più o meno un mesetto fa, era di Eliott Parker (che non ho capito se è uno pseudonimo o proprio il nome vero) e mi chiedeva più o meno se volevo leggere il suo nuovo romanzo. Insomma, da bravo autore esordiente lui si pubblicizza e fin qui tutto ok.
Però il bello è che il buon Eliott, non solo si pubblicizza, ma si offre di inviarmi il libro; al che, io, conscio dei limitati mezzi infiammatori del mio povero blogghe, mi sarei sentito un vigliacco ad accettare.
Così gli rispondo qualcosa del tipo: "oh, senti, carissimo, sei davvero gentile, ma guarda che il mio blogghe lo leggono in quattro gatti e quasi tutti leggono anche il blogghe di Silente, che forse avrà già recensito il libro per Scheletri. Insomma... non vale la pena che tu sprechi una copia omaggio con me..."
Così mi sento già più a posto con la coscienza, penso, se non che il nostro amico Eliott (anzi, tra poche righe mi sa che non lo sarà più, ma per ora lo continuo a chiamare amico) mi dice che per lui è un piacere inviarmi il libro ecc ecc.
Che potevo fare, di fronte a cotanta fiducia e gentilezza, se non accettare e leggerlo appena mi arrivava?
E così è stato.

Se però da un lato ho la massima stima per chi si impegna e crede in quello che fa, ho anche il difetto di non riuscire a tenere la lingua ferma, o a mentire troppo. Ecco perché, parlandovi di Penelope, non posso dirvi che sono tutte rose e fiori.
No, non lo sono.
Silente, che è molto più bravo di me in certe cose, ha sicuramente già trovato e descritto le pecche principali del lavoro, ma siccome io il suo articolo non l'ho letto manco per un cazz, allora scrivo quello che penso io. :)
Cominciamo con dire una cosa: che l'autore si sia impegnato nella stesura del suo lavoro, non lo metto minimamente in dubbio. La quasi totale assenza di errori di battitura e di refusi (ne avrò contati un paio) fa capire come Eliott ha indubbiamente passato al setaccio le sue righe per togliere questo genere di pecche.
Altra cosa che credo doverosa, è rendere giustizia all'idea che sta dietro alla trama, che è un'idea completa, un'idea dove, nonostante qualche ingenuità di fondo, si nota l'intenzione di dare vita a un romanzo, a un disegno complessivo che è stato costruito e analizzato prima di comunciare a scrivere, o comunque in una fase di impostazione.

Poi c'è la parte tecnica, e qui ci sono i dolori. Cerco di essere breve, perché se dovessi dilungarmi facciamo notte e ho già scritto fin troppo.
  • difetto principale è quello di essere un libro di quasi 200 pagine e, lo dico senza esagerare, necessitare di una riduzione di almeno metà di questo quantitativo. Quasi ogni cosa sembra ripetuta più volte, quasi come a sincerarsi non ci possa essere alcun dubbio che il lettore fraintenda. La ridondanza è un problema sia nei periodi, sia all'interno delle frasi. Molte frasi cominciano ripetendo la frase precedente e spesso non aggiungono nulla (es. [...] un uomo che le aveva confessato un terribile omicidio. Un omicidio violento e sanguinario.) Altre volte invece c'è proprio la tendenza a spiegare troppo, il che, se da un lato dimostra che l'autore non ha lasciato al caso certi ragionamenti, dall'altro stufa il lettore, che di certe ricerche decisamente vuole sapere il minimo indispensabile per gestire la coerenza dei fatti (esempio: va benissimo che Penelope faccia ricerche su google in riva al mare, ma mi è di scarso interesse che mi si spieghi come attraverso il wireless sia possibile che Penelope si connetta a internet in un luogo che è lontano dal centro abitato ecc ecc). Insomma, queste sono delle ingenuità, che sono del tutto comprensibili e normali in un autore alle prime armi, ma che anche al lettore non smaliziato saltano all'occhio. Di chi è colpa? Lo dico dopo.
  • Punto due, collegato al punto precedente, è il fatto di essere decisamente troppo ripetitivi in alcuni cliché, che dopo molte volte ripetizione, innescano una sorta di lettura automatica che spingono il lettore a saltare il paragrafo arrivando alla sua fine senza leggerlo. (anche qui, ad esempio, cito il continuo "fumare una delle sue amate kojer" della detective. Quando si arriva dopo la quinta o sesta volta che si legge la frase "una delle sue amate kojer" l'occhio tende a voler finire al più presto quel passaggio). Di chi è colpa? Lo dico dopo.
  • Punto tre. E qui siamo in un'altra zona. Zona grammaticale sintattica. Ci sono errori. Pochi, forse pochissimi, ma possono costare cari. Un esempio per tutti: perlappunto, per quanto io sia il primo a votare per l'abolizione dell'apostrofo, sono tre parole staccate, e qualunque correttore ortografico lo direbbe. :). Dico subito che sono pochi, certo, ma ripetuti, come le d eufoniche a grappoli. Ecco perché io faccio questo ragionamento: metti caso che io piglio in mano il libro e lo apro a caso, e mi cade l'occhio su "perlappunto"... lo comprerei un libro simile? La risposta è: solo se costa pochissimo e con molta paura. Di chi è colpa tutto ciò? Lo dico dopo. Anzi, lo dico subito. :)
La colpa è dell'autore solo per il terzo punto. Per i primi due siamo di fronte a errori che un "esordiente" può commettere, e solo l'esercizio e il confrontarsi con "editors" di ogni genere e con sè stessi, può eliminare. Un autore che scrive e ha idee, e continua a scrivere, e scrive ancora, man mano che migliora si accorge subito di ciò che non funzioni in questo stile che spesso si avvicina più a un "tema descrittivo" più che un'opera di narrativa. Ecco perché la colpa non è certo dell'autore, ma è di qualcun altro. Per farvi capire di chi è la colpa, vi lascio solo con una domanda:

Dopo aver letto un libro che comporta una mancanza di editing di questo genere, e che anche se ha un'idea di fondo che potrebbe essere buona (un giallo con solo due possibili colpevoli in cui tutto sembra chiaro, ma un reo confesso dice l'opposto e la detective privata strafiga deve dimostrare semplicemente che ha ragione il reo confesso), è stato marchiato da uno stile acerbo e ridondante che avrebbe avuto bisogno di crescere ancora un po'... ecco dopo aver letto questo libro, se mi trovassi di nuovo di fronte a un libro targato "Seneca Edizioni" lo comprerei?

Bene. Ho finito. Immagino di avere, adesso, altre persone che mi odiano, compreso Eliott che, probabilmente, avrà già costruito una bambolina voodoo con le mie fattezze, ma che posso invece incoraggiare, perché nonostante l'essere acerbo, "Penelope Guzman" lascia l'idea che ci possano essere, in futuro (e con fatica, of course), molti miglioramenti. ;)

Ah, un ultima cosa... io Penelope l'avrei fatta più tettona! :D

giovedì 19 marzo 2009

Ministri, luci e dita negli occhi

Oggi non ho tempo di aggiornare il blog parlandovi di eliott. Magari lo farò pomeriggio o domani. Però voglio segnalarvi cose curiose, cose interessanti e cose di cui non vi frega un cazzo.
Soprattutto cose della terza categoria.
Tanto per cominciare in questi due giorni sono rimasto folgorato dai Ministri (no, tranquilli, non quelli là, altri). In realtà è la canzone di apertura dell'album che adoro. E per vostra fortuna c'è pure il video, e ve la metto pure tra le canzoni della settimana. Insomma, non fate gli stronzi, tirate su il volume e cliccate qui.
Di brutto c'è che il video mi ha lasciato un po' così... come dire... troppo popputo e poco indiano.
Vabbè... non si può aver tutto. L'album comunque è consigliato.
Imprescindibile per certe sue qualità di inno a-generazionale la seconda traccia: Bevo.
Sempre dei Ministri vi potete guardare anche questo, anche se somigliano a tratti ai linea77, ma vabbè... meglio che somigliare ai finley:


Poi vi racconto anche questa cosa che ho scoperto e che mi ha lasciato molto contento.
Avete presente il primo album dei Negrita? Quello con corvo nero, rumore, bum bum?
Ecco, era un disco discreto, o comuque aveva un suo perché. Poi hanno fatto un EP in cui si salvavano un paio di canzoni a malapena. Poi hanno cominciato a fare schifo, fino ad arrivare al punto che sono adesso, persi in canzoni finto etniche piene di negritribalitudine bi-folketnik fasulla quanto le chiappe di una serpe. Beh, ecco. All'epoca, un giornalista musicale coi controcazzi, letterariamente parlando, ovvero Andrea Scanzi, scrisse questa pura e banale verità, ovvero che l'album dei Negrita faceva cagare. Ecco, fatto sta che il simpatico Pau, quello che fa tanto il buon samaritano coi poveri diavoli a cui fa girare i video, lo incontrò in una discoteca, lo picchiò fino ad arrivare al teatrale quanto indegno gesto di infilargli le dita negli occhi.
Ecco, da quella volta i Negrita, che già mi facevano un po' pena per la deriva musicale che avevano preso, li disprezzo anche in persona. Poi magari Pau è il più buono del mondo, ma mi piace tenermi questo pre concetto. :)
Comunque le cose belle sono due:
una è che Pau Bruni è stato finalmente condannato per il suo simpatico modo di prendere le critiche.
la seconda è la dichiarazione difensiva del cantante (?) toscano che "ha querelato a sua volta il giornalista, chiedendo 20mila euro di danni morali e sostenendo di avere occasionalmente e involontariamente urtato gli occhi di Scanzi muovendosi all'interno della discoteca"
Bene ora che sapete questo spero che le canzoni dei Negrita vi piaceranno di più :)

Poi vi lascio anche questo linko, che vi può servire se siete dei fan di Battisti. E' un lungo articolo di un po' di anni fa. Ho letto non mi ricordo dove che era un ottimo articolo, allora me ne sono letto un po' ed è vero. E' bello. Solo che non interessando a me la Battisti story ne ho letto poco più di metà. Ma chissà, magari a voi interessa. L'articolo si chiama luci-oh.

Bene, cari. Buona giornata!

lunedì 16 marzo 2009

Interviste, intraviste e visioni

Allora, allora.
E' da un po' che non vi tedio con delle newz vero? Bene, allora eccovene qualcuna.
Oggi si parla di interviste. Una che ho fatto, una che ho tradotto, una che mi hanno fatto.
Cominciamo da quella per cui ho fatto il traduttore.
Fare il traduttore è una cosa che mi accorgo essere utile e stimolante, solo che, visto che io di lingue conosco a malapena quelle delle mie amanti, l'unica che posso usare per traduzioni è la mia lingua madre, ovvero quella friulana.

Ecco perché, molto simpaticamente, mi sono prestato a fare da traduttore al gestore di quello che è il next big blog in the furlan land, degli ultimi mesi: Contecurte.
Contecurte è un'osteria letteraria sul web. Racconti brevi, chiacchiere sulla narrativa, appunti storici e altro che pare verrà... tutto rigorosamente in lingua friulana.
Per chi fosse di queste zone e si dilettasse di scrittura... beh, Contecurte dovrebbe essere un suo clic giornaliero. Per chi non è di queste parti, beh, che cazzo ci stavo a fare io se non a tradurre l'intervista in italiano?
La trovate qui, sul blogghe di XII, l'intervistatore è Fabrizio Vercelli, che ha rischiato veramente grosso, chiamando il friulano "dialetto" piuttosto di lingua.

Un'altra intervista che non riesco a capire perché mi hanno fatto è quella per Concorsi-Letterari.it. Diciamo pure che quando sono venuti per intervistarmi pensavo che fosse perché finalmente ero stato premiato come "persona più stronza del web", oppure per "blogger più odiato". Invece no. Niente di tutto ciò. Quelli di concorsi letterari.it pare che siano dei puri di spirito, e mi hanno intervistato in quanto "unico esemplare che ha vinto per due volte il 300parole per un incubo". (ovviamente, ci hanno tenuto a precisare, sanno delle mie nomination come persona "più stronza" e "odiata", ma dicono che menzionare ciò non gli farebbe buona pubblicità al sito)
Ah sì, la cosa importante è che il sito è nuovo. Quindi, cari scrittore underground (no, non nel senso che siete morti e sepolti, sono stronzo ma non così tanto) sappiate che vi sto dando in anteprima (apertura ufficiale il 21/3) la notizia di questo nuovo sito. Per ora lo trovate under construction a questo indirizzo. L'intervista invece la trovate qui.

Poi se volete vi dico che sto procedendo all'intervista con Daniele Bonfanti, in quanto vincitore della stessa nel fun cool! Per contro anche lui si è dilettato in interviste, e per la precisione con Danilo Arona. L'intervista ad Arona la trovate qui. Se siete scrittori, o comunque se amate il rapporto con la vostra terra (nel senso mentale di contorno, spaziale di dintorni e matematico intorno), vi consiglio di leggerla.

Bene. Ne avete da leggere. Buona settimana a tutti cari :)

E a presto con la nuova avventura di Samuele...

venerdì 13 marzo 2009

Il cantante al microfono - Eugenio Finardi

Se c'è una cosa bella della rete e la condivisione di informazioni.
Ne potrebbe essere un esempio quello che vi sto per dire, o forse no, ma sappiate che bene o male, la scintilla che anima questo blog, oltre alle cazzate, è proprio il desiderio di diffondere conoscenza.
Conoscenza e, se possibile, bellezza, o se non altro originalità.

Tutto questo preambolo per dire che se vi sto per parlare di un disco di Eugenio Finardi e di Vladimir Semënovič Vysockij è perché Giuliana, mi ha scritto qualcosa del tipo: "ma tu che ne pensi di questo", al che io ho pensato "e chi cats è costui?" E allora lei mi ha dato qualche linquo, io mi sono cercato altri liqui, e alla fine ho scoperto un po' di cose. E per lo più cose interessanti.

Tanto per cominciare chi è Vysockij? Vi potete leggere la solita Wiki, che però dice poco, e dice soprattutto che tutto è piùttosto incerto. Di chiaro c'è che sto benedetto attore/poeta/cantante russo è un personaggio leggendario e, come tale, c'è da aspettarsi che sul suo conto si sia detto, non detto e inventato di tutto.

A me è piaciuto il profilo dato da questo blog, e non m'importa se è vero o meno. E' stato bello leggere che nell'interno del cd di Finardi si scrive che Vysockij è stato "ufficialmente un grande attore. In verità uno straordinario poeta, ma i cui versi non vengono stampati perché censurati dalle autorità sovietiche. E quindi Vysotsky viene obbligato a imbracciare la chitarra e cantare, cantare, cantare per far passare le sue parole di orecchio in orecchio per tutta l’URSS. Grazie a cassette registrate fortunosamente, la voce profonda, infiammata e dolente di “Volodja” Vysotsky diventa la voce di tutti coloro che si oppongono e dissentono dal conformismo di regime. [...]. Come un bluesman la sua vita è fatta di dissipazione e disperazione: pur ignorato e boicottato diventa il poeta più popolare del suo paese, senza che di lui venga mai stampato un singolo verso. La notizia della sua scomparsa viene taciuta dalla stampa ufficiale, ma il grido ‘Volodja è morto!‘ rimbalza nelle metropolitane e nelle strade di Mosca. Quasi un milione di persone seguono il suo funerale, e ancora oggi sulla sua tomba non mancano mai fiori e pensieri.

Comunque direi che se vi interessa questo personaggio, siete in grado di approfondire da soli la sua conoscenza. Parliamo del disco, piuttosto, e parliamo di Finardi. Non posso dire conoscerlo, Finardi. A parte quelle 4-5 canzoni dalla spiccata italianità e radiofonicità che è riuscito a proporre, me lo ricordo per una collaborazione con i Timoria (verso oriente) che era tra i miei passaggi preferiti di quel (mai dimenticato) "Viaggio senza vento", anche se ci stava come i cavoli a merenda, col resto del disco.
In ogni caso Finardi mi è sempre parso uno che stava fuori dai giochi, che faceva le sue cose, in un'ombra che non mi sembra avere mai avuto intenzione di dissipare, pur potendo, credo, avere i mezzi per "bucare" il muro del pop italico. Questo mi pare gli abbia garantito un seguito minore, in quantità, ma indubbiamente più affezionato e attento.
Ecco perché, ascoltando "L'uomo col microfono", e soprattutto il lavoro che guizza alle sue spalle, ho inevitabilente subito una spinta rivalutativa nei confronti del buon Eugenio.

Aggiungo anche che il disco è particolare, in quanto la voce è accompagnata dai Sentieri Selvaggi, che sono questi: Paola Fre (flauto), Mirco Ghirardini (clarinetto), Paolo Pasqualin (vibrafono), Andrea Rebaudengo (pianoforte), Piercarlo Sacco (violino), Paola Perardi (violoncello).
Quindi potete ben immaginare che non troverete nè un Finardi pop, né un Finardi leggero.
Troverete canzoni che vedono nei testi la loro parte più interessante, e che confrontando alcune versioni vedono, (anche se io non capisco una mazza di russo, di regime e di poesia di eroi dell'antiregime), un ottimo lavoro di modifica per adattarli in forma canzone da parte del traduttore (Sergio Secondiano Sacchi).
Il sito più completo dove potete trovare i testi del poeta russo è questo.
La canzoni scelte da Finardi sono queste:
1. L’ORIZZONTE
2. DAL FRONTE NON E’ PIU’ TORNATO
3. GINNASTICA
4. IL VOLO INTERROTTO
5. LA CACCIA AI LUPI
6. IL CANTO DELLA TERRA
7. IL CANTANTE AL MICROFONO
8. CAVALLI BRADI
9. IL PUGILE SENTIMENTALE
10. IL BAGNO ALLA BIANCA
11. VARIAZIONI SU TEMI TZIGANI

Dal punto di vista musicale non aspettatevi una critica, né tanto meno un parere, perché non ne ho proprio le capacità. Tutt'al più vi segnalo le mie due canzoni preferite, molto vicine al Capossela style, (che per altro l'ha cantata una decina d'anni fa). Fidatevi, date una scorsa al testo, e cogliete quello che si dice tra le righe... è geniale, soprattutto la frase ingrassata, se ragionate sul fatto che surplace si pronuncia "surplus". :)
Eccole qua:

Il pugile sentimentale

Un pugno, ancora un pugno
e un altro sullo slancio
ed ecco Blek Macigno
mi centra con un gancio

all’angolo mi spinge,
a stento me la squaglio,
un uppercut mi stende,
(sì ieri stavo meglio).

E Blek Mcigno pensa, fracassandomi una spalla
che la vita è proprio bella, sì è proprio una beltà.

Al sette ancora striscio
con le mie cugine in pianto,
mi alzo, tengo e sguscio
guadagno qualche punto,

non è che io lo faccia
perché ho in testa qualche piano,
ma non so dar pugni in faccia
da quando ero bambino.

E Blek Macigno pensa (e mi frantuma la mascella)
che la vita è proprio bella sì è proprio una beltà.

Si fischia giù in tribuna:
dagliene perché è un vigliacco,
nel corpo a corpo mena,
alle corde mi rannicchio,

avanza, è un siberiano
grossolano e assai ostinato
gli dico: vacci piano,
sei stanco, tira il fiato.

Ma lui non sta a sentirmi e ansimando si scervella
che la vita è proprio bella, sì l’ è proprio una beltà.

Mi scassa e se la spassa
con la mia incapacità
la boxe non è una rissa,
ma sport e bla bla bla...

Colpisce, è un uragano,
si accascia poi stremato
e mi alzano la mano
che non ha mai picchiato.

La vita è proprio okay lui dice, e pensa un po’,
sarà okappa per qualcuno, per gli altri è kappaò.
Ginnastica

Busto eretto, braccia in alto,
Due tre quattro, un po’ più svelto,
Buona lena grazia e posa plastica.
La mattina ti riaggiusta
Toglie il cerchio dalla testa
Se di vita te ne resta la ginnastica.

La puoi fare pure in casa,
Due tre quattro, schiena stesa,
Un bel movimento sistematico.
Bada a quel che stai facendo
Un respiro ben profondo
Fino a quando non sarai cianotico.

Già nel mondo l’influenza,
Due tre quattro, sopravanza
Con uno sviluppo epidemico.
Stando in forma scansi il peggio,
Fatti fare un bel massaggio,
O poi ti ritroverai anemico.

Se la fiacca ti divora,
Su è giù niente paura,
Che da tutto l’Artico all’Antartico,
Basta attendere al richiamo:
Niente grassi, niente fumo,
Prevenire è sano e assai catartico.

Non è il caso di fiatare,
Su e giù fino a scoppiare,
Niente facce tristi vuote e apatiche.
Se fa male vi sfregate
Con la mano e non scordate
Le più note procedure acquatiche.

Quanto ai guai stiamo tranquilli,
Che facciamo due saltelli,
Tanto qui i vantaggi sono autentici.
In questa corsa non c’è un primo,
E non perde mai nessuno,
Il surplace ci rende tutti identici.
(questa ultima la beccate anche sullo space)

giovedì 12 marzo 2009

Cuore di cane - M. A. Bulgakov ****

Non posso negare di avere un debole per Bulgakov.
Sì, lo so di non essere l'unico, anzi; ma nella mia ricerca di radici letterarie è indubbiamente uno di quegli autori che mi ha dato più soddisfazioni e piacere.
Il suo mescolare reale e fantastico (o fantascientifico), mantenendo un senso della meraviglia pari a quello di quotidianità della storia, è un qualcosa che mi appaga e mi stimola.
Certo. Il Maestro e Margherita è una vetta che Cuore di Cane non raggiunge, ma questo è un piccolo romanzo che ha senza dubbio altre mire e altri geni generatori, e quindi sarebbe profondamente ingiusto tentare un confronto.
Aggiungiamoci anche che qui, Bulgakov, è "meno bravo" a scrivere e che la storia ha una complessità ancora più ridotta delle "Uova Fatali", beh, si capisce ancor di più perché non siamo di fronte a un capolavoro, bensì a un piccolo gioiello letterario a cui restare affezionati.
Cuore di cane è datato 1928, e usando tale data come filtro è ovvio che appare tutto il suo potenziale satirico, anti N.E.P., piuttosto che quello fantascientifico.
A ogni modo parliamo del libro.
Il "Cane" protagonista del libro è un randagio, che brancolando tra stenti e angherie dei bassifondi di Mosca, pensa (e parla in prima persona) lasciandoci una soggettiva canina che forse è la parte meno riuscita del libro. Dal momento in cui il "cane" incontra il professor Filipp Filippovic Preobrazenskij il libro prende quota, e toccando tanto l'ilarità, quanto una celata piccola malinconia, si lascia leggere di filato fino alla fine, lasciando un senso di appagamento, di soddisfazione finale.
Preobrazenskij, infatti, altro non è che un valente endocrinologo (piuttosto "impegnato") che trapianta addosso a Pallino, ipofisi e testicoli umani, (un'operazione fatta un po' alla cazzo di cane insomma ;). Pallino, invece di crepare, si trasforma velocemente in "umano", con conseguenze che... beh, non potete immaginare, perlomeno non tutte.
Se immaginabile, per esempio, è il fatto che Pallino cerchi di trombarsi la cuoca e la governante, e tutte le donne del palazzo, praticamente ad ogni piccola distrazione, è un po' meno immaginabile che il buon Poligraf Poligrafovic Pallini (così si fa chiamare all'anagrafe russa) si faccia intortare dalle chiacchiere "proletarie" e cominci a propugnare strane idee mutuate da Marx e da Engel, che il professore non mostra certo di gradire.
Per non parlare poi di quando Pallino... vede un gatto.
Insomma, basta così che sennò ve lo rovino :)

Aggiungo altre cose:
  • Il libro pare vada parecchio "di mode" in fatto di ristampe, e lo trovate in vari formati e versioni. Tenete conto che ha 170 pagine o poco meno che si leggono in un lampo, quindi vi consiglio, se vi capita in mano, di beccare questa, che costa cinque miseri euri (più sconti, visto che è targata 2007) e che è il prezzo giusto.
  • E' un libro che si presta a vari livelli di lettura, ma potete tranquillamente godervelo anche se non sapete un cazzo di storia russa di inizio '900, non sapete cos'è la NEP e non avete voglia di wikipediare l'impossibile. Anzi, credo addirittura che uno se lo possa godere anche di più assaporando solo la parte goliardico-fantascientifica del romanzo, depurata da quella satirica
  • Se vi capita di leggerlo vi consiglio di prestare particolare attenzione ad alcuni personaggi solo apparentemente secondari. Uno è l'aiutante del professore, Bormental, che è spalla e parte razionale del grande medico, nonchè parte più attiva. Un'altra figura è Svonder, il proprietario dello stabile dovo alloggia il professore, che riesce a intortare Pallino (senza per altro ottenere nulla). Altri due ruoli sono le due donne di casa, Zina e Dar'ja, che sono qualcosa di più che semplici comprimari.
  • Esiste anche un film ispirato a questo romanzo di Lattuada del '76 con Cochi Ponzoni nella parte del cane Pallino.
Vabbè, che altro, niente direi. Se vi capita di vederlo in libbraria e non l'avete letto compratelo. Merita, se non altro perchè bisogna riconoscerlo come un piccolo antenato di una certa letteratura comica che mescola la mutazione uomo-animale.

Un saluto a tutti i cuori canini in ascolto.

martedì 10 marzo 2009

Scream - Chris Cornell (Terapia di gruppo contro i postumi da ascolto)

No. non ce la faccio ad aspettare ancora.
Perdonatemi.
Dirò una cosa ovvia. Una cosa che tutti, ma proprio tutti avranno già detto. Una cosa così ovvia che mi sento stupido a dirla.
Questo disco fa cagare.


Cagare
Cagare
Cagare.
Ecco.
L'ho detto.
No aspettate...
Non avete capito.
Questo non è lo sfogo di un ex fan di Cornell tradito dal fatto che gli Audioslave si siano sciolti (anche perché pure l'ultimo Audioslave faceva cagare, anche se non a questo livello)
E non è nemmeno lo sfogo del classico rock-listener dei poveri tradito da un cambio genere che non ha gradito, ammesso che fasi produrre dei file da Timbaland si possa chiamare disco.
E non è nemmeno, chiarisco, il vecchio amore tradito da chi ha fatto girare nel suo lettore unmilioneduecentoventisettemilavolte superunknown e che si conserva gelosamente le cose tipo temple of the dog. No no. Non è questo.
Io sono conscio di quello che dico.
Questo disco fa cagare per almeno un milione di motivi che non c'entrano con Cornell.
Poi purtroppo, anche la performance di Cornell fa cagare, ma questo è un "di più".
Comunque, cerchiamo di motivare seriamente la cosa.
Ascoltate questo, che dovrebbe essere il singolo; (ci dovrebbe essere pure il video che gira, ma non lo voglio nemmeno vedere); oppure questa che è davvero una cosa pessima.
Ecco. Se avete ascoltato vi sarete fatti un'idea, se non avete ascoltato avete fatto solo bene!
Facciamola breve dunque.
Caro Chris.
Tu vuoi cambiare? Ok, mi sta bene.
La voce non è più quella di una volta? Mmm non sembrava, Carry on era un disco mediocre ma la voce mi pareva fosse ancora lì.
Vuoi fare anche tu un disco con Timbaland perché lo fanno tutti? Mmm... mi va meno bene, ma lo posso accettare, se esce un bel disco. Ma attento che tu non sei nelly furtado, che quello si che è un bel disco pop. (l'unica cosa decente prodotta da 'sto ciccione che conosce solo una base, un urletto, e fa tutto con quella base e 'sto urletto)
Ok, ma allora, se vede che il disco ti viene una merda... cioè, dico io, fai qualcosa. Rimedia!
Prendi una cazzo di chitarra in mano e metticela dentro, cagaci sopra e suona, suonala coi denti mentre ti infili gomma da masticare nel naso, grida come un ossesso parole senza senso. Ma porca miseriaccia, fai qualcosa!!!
Ecco, mi sono sfogato. Se volete dei discorsi seri su questo disco, andate negli altri blog, andate sui siti musicali, andate dove volete, anche dove è andato Cornell. :)
Se invece come me, non vi sentite traditi, ma vi sentite infastiditi da 'sto Chris-tiano che fa quello che ha fatto (o che ha permesso di fare con la sua voce) beh, vi permetto di usare i commenti a questo post per dire "questo disco fa cagare" scrivendo più volte e senza usare il copia e incolla. Vi sentirete meglio. Credetemi. Facciamolo insieme, come terapia di gruppo.
Questo disco fa cagare
Questo disco fa cagare
Questo disco fa cagare

Ah, ora che vi ho ammorbato con il mio sfogo e che magari vi ho fatto anche ascoltare un pezzettino degli urletti da castrato di Timbaland col falso falsetto di Cornell, vi dovrei dare anche un antidoto. Giusto?
Ebbene. Non ce l'ho.
Io ho provato ad ascoltare Omen dei Prodigy. Non posso dire di stare meglio, ma almeno ho smesso di scrivere quella frase là e mi è venuta voglia di ballare.
(ps. ma perché hanno fatto girare una parte del video a Mercoledì, quella della famiglia Addams?)

lunedì 9 marzo 2009

Roberto Angelini e i nostri problemi coi preconcetti

Ma non è quello di... Gatto Matto?
Ma non è quello che... ha inchiodato la Pandolfi?

Sì, ok. Angelini è quello lì. Quello che con Gatto Matto ci ha infastidito per un estate o poco più, a suon di passaggi tv e radio in puro "Festivalbar & Mtv" style, conditi da un po' di gossip.

Bene, lo so cosa può saltarvi in testa ora che vi voglio parlare del suo disco. Lo stesso che è venuto in mente a me, quando da qualche parte ho letto del suo disco.

Allora io vi invito a guardare, prima di tutto, e ascoltare, ovviamente, i due video che vi ficco qua sotto. Dai, non fatevi schiavizzare dal preconcetto. Fate clic sul primo freccione.





Bene. Credo si sia capito che il minimo che potete fare, se avete un minimo interesse al pop italico non banale e un po' intimista/tranquillo, è dare una chance al quello che adesso credo si possa chiamare cantautore romano.
Tra l'altro, premesso che a me i video col "pongo" sono sempre piaciuti tantissimo, quello di Dicembre, pur navigando nella classica tecnica, è pregevole e si fa guardare più volte e con piacere (per più volte intendo 2).
Il disco... boh, che volete che vi dica. Le due canzoni che avete ascoltato, se le avete ascoltate, sono un buon biglietto da visita. Direi che permettono di riconoscere abbastanza l'album, del quale, se volete, vi invito a leggere qua, dove lo stesso autore ci dice due parole su ogni canzone.

Anzi, il sito è nello stesso stile del video di prima, ed è parecchio originale e ben fatto. Credo dovreste farci un giro. L'ho scoperto stamattina, ma mi è piaciuto così tanto che invece di dedicargli mezzo post (volevo parlare anche di pacifico), gliene lascio pure uno intero.

Che poi il post finisce qui. "La vita concessa" è un buon disco, per gli amanti di un certo tipo di pop, ma che potrebbe piacere anche ad altri (diciamo quelli che amavano i vecchi Tiromancino dai, o Sinigallia, o il lato meno danzereccio e più ballata degli Otto Ohm). Per lo meno, ci regala un Roberto Angelini completamente diverso da quello che avevamo in testa prima. O che io avevo in testa. Se siete arrivati fin qua senza guardare i video però, non avete capito un cazz.

Ah, se vi va meglio, vi lascio anche questo video, che inizia con la frase più bella del disco:

venerdì 6 marzo 2009

Il giudice e il suo boia di F. Dürrenmatt ****

E torniamo a parlare di libri, finalmente.
Purtroppo questo è il periodo in cui leggo di meno, e il blogghe in cui si parla meno di libri mi piace di meno, ma non ci posso fare niente. Da maggio torna il sole, io torno al mare e i libri, come rondini tardive, torneranno a popolare a frotte questo blog.
Nell'attesa leggo libri piccoli, come "Il giudice e il suo boia" (109pagg) dell'indimenticato Dürrenmatt, che mai finora mi ha lasciato insoddisfatto.

Tra l'altro credo di averlo già letto parecchi anni fa, ma pian piano ho deciso di riappropriarmi dei libri che non possiedo e che ricordo belli, quando ho intenzione di rileggerli, come in questo caso.

Se poi lo trovate in sconto 25% feltrinelli vi consiglio caldamente di spendere 'sti miserabili 4 euri e mezzo e di permettere a questo piccolo giallo di entrare a far parte del vostro ripostiglio delle cose lette.

Se volete farvi un'idea del libro ho trovato in rete la scannerizzazione legale delle prime pagine (una trentina), che se pensate che siano tante, vi dico subito che potevano metterne anche 80, che tanto il libro lo compravate ancora di più, visto che tutti i fili vengono tirati alla fine di tutto. Se poi volete sapere le solite cose sull'autore e sul libro allora leggete le paginette di Wiki, che vi lascia qui e qui. (attenzione a non leggere la trama che c'è lo spoiler completo)
Io, a dire il vero, non sono proprio d'accordo sualla "poetica del caso" sostenuta spesso da Dürrenmatt nei suoi lavori. Questo tema della casualità è molto più pregnante, e forse appena appena una spanna sopra, in altri lavori. Mi viene in mente "La promessa", che forse è il migliore, anche se potrei cambiare idea quando rileggerò "la panne" o "il sospetto".

Comunque, al di là delle etichette, quel che va detto subito che questo è un signor libro. Io lo reputo un libro didattico, perché se mi chiedete cosa leggere per capire come si scrive un giallo in poco più di un centinaio di pagine senza sprecare nemmeno una riga, beh, io vi dico leggete Dürrenmatt e leggetelo con attenzione. Alla fin fine, credo veramente che lui, come pochi altri, riesca a sistemare un congegno perfetto limitando al minimo le parole. A tratti sembra che dia delle informazioni inutile e avulse dalla trama, come quando si perde a descriverci Barlach, o Gastmann, o Lutz, rispettivamente l'investigatore protagonista, l'antagonista ufficiale e il giudice succube del potere, che resta comunque un personaggio che non serve, se non in modo indiretto.
Alla fine invece, ci si rende conto che, dove le descrizioni dell'autore non sono utile per fornire indizi, allora servono per descrivere personaggi e situazioni, in modo da disegnare, nel riassunto finale della vicenda, un quadro perfetto, in cui il lettore vede i tasselli tornare al loro posto, come una sorta di tetris che si sistema da solo.

Insomma, Dürrenmatt è veramente un giallista coi controcazzi. La figata è che definirlo giallista è scorretto, anche perché è uno molto bravo a giocare con l'azione e la sospensione (memorabile la scena del tentato assassinio del commissario, fatta veramente vivere in presa diretta al lettore, alla facciaccia di tutti i moderni thriller sparaspara-fuggifuggi). E il giallo resiste solo a un certo punto, come strategia classica. Qui il colpevole, se volete, lo indovinate quasi subito, anche se vi consiglio di lasciarvi andare alla lettura, perchè è un libro semplice, senza complessità di sorta. In ogni caso, che indoviniate o meno, alla fine dei giochi proverete una sensazione di "appagamento" totale. Un qualcosa che si prova quando ti accorgi che è un libro ben riuscito in tutte le sue parti, senza angoli, senza nulla che vorresti smussare, senza porte e finestre aperte e mai chiuse.

Per i più pigna in culo, che magari non si lamentino che alla fine parlo dei libri senza nulla dire di trama e personaggi, vi dico di cliccare dove ci sono le prime trenta pagine del romanzo , che alla fine trovate la quarta di copertina, ma se siete veramente intenzionati a leggere il libro, beh, io non la leggerei ;)



Il giudice e il suo boia (1952)
di Friedrich Dürrenmatt
Feltrinelli
Collana Universale Economica
Pagine: 109
Costo: 6 Euro

pre-postazione sui dischi che potrebbero far cagare

Questo è un pre-post, e questa è una pre-postazione.
Un pre-post perché ho un quarto d'ora prima di bagnarmi il culo in giro per Udine.
No che abbia qualcosa da dirvi. Oppure sì, magari un po' di cose.
Cose tipo che mi piace la canzone nuova dei Depeche, e in fin dei conti, anche se l'idea del video e vecchia e stravecchia e riuscita infinitamente meglio ad altri prima, alla fin fine mi piace. Ovviamente mi piace perché è un pezzo che se lo avessero ficcato dentro in un disco di 15 anni fa, non ci saremo accorti della differenza. Pazienza. A volte è meglio che chi sa fare bene qualcosa lo faccia. (lo potete ascoltare tra i dischi della settimana)
Ve lo dico anche perché sto ascoltando il nuovo Prodigy. Credetimi, non è simile ai primi due, ma peggio. Pensavo che mi facesse schifo, ma schifo forte. Vuoi perché non è roba che fa per me, vuoi perché è come prendere una minestra che avevate messo in frigo cinque anni fa e sperare che sia buona. E' lecito dubitarne.
Invece, non fa schifo. Certo, suona come se stessero dicendo: "oh, vi ricordate quel disco là? quello bello? quello che faceva ballare? beh, ecco, ci era rimasta fuori una manciata di canzoni che credevamo di aver perduto invece erano finite in un demo nel cassetto del popper e delle rane..."
Poi vi posso dire che in questi giorni ho scoperto chi è Vysotsky o come cavolo si scrive, ma di lui vi parlerò in un post appost.
Sapete invece qual è la news che vi sconvolgerà? Che esce un nuovo disco solista di Cornell. E io ho pensato, ora farà un disco come il primo suo solista, con un pezzo buono, due decenti e poi molta gradevole lagnosità che non lascia il segno. Beh, sapete che vi dico? Magari!!!
Si è messo in testa di fare un qualcosa che sembra una via di mezzo tra l'elettronica di vent'anni fa e la tecno di un dj dello zambia, fatta sputando in un microfono. Miseria ladra che shock. Provare per credere... a meno che non comincia a metterci qualche ghitarra nella seconda parte di disco... che sto ascoltando adesso... minchia. Possibile che la gente deve tentare di fare quello che non sa fare? Ma non ce l'ha una moglie, un'amante, un amico fidato, un cane parlante che gli dice: "Ehi, Chris, non t'arrabbiare ma questa musica fa cagare!"
Ok, poi magari lo riascolto va, comunque il suo cambio di rotta elettronica mi pare a dir poco azzardato.
Poi che altro, ah sì devo andare al lavoro cari.
Tanto per finire la chiacchierata su "dischi nuovi che potrebbero far cagare" vi posso dire che ascolterò pete doherty solista acustico e che attendo con ansia il nuovo P.J. Harvey, che almeno lei spero mi sorprenda in positivo. Oh, tornano anche i Royksopp (mettere umlaut a caso sul nome) che chissà, magari mi regalano un'atmosfera per questi giorni di pioggia.
Intanto mi rifaccio le orecchie con i Neko Case.

Che post del cats, vero?
Vabbè, buon pomeriggio a voi e a Samuele!

lunedì 2 marzo 2009

La Seconda Che Hai Detto
episodio 2

Una donna, quasi sicuramente anziana, si agitava pericolosamente sul cornicione più alto, appena alla base della cupola. I capelli, candidi, sciamavano al vento accompagnando lo svolazzare di quella che, se ne accorse strizzando gli occhi per metterla a fuoco, gli pareva proprio una camicia da notte, fatta di pizzi trasparenti, attraversati dal sole del mattino.
Vista così, con le braccia tese e in punta di piedi, come se stesse cercando di prendere un vaso posto su una credenza troppo alta, pareva quasi una bandiera, tanto che dalla posizione in cui era, lui pareva essere l'unico ad aver notato quella scena.
Istintivamente, quasi fosse un militare che risponde al saluto, si portò una mano alla fronte, per schermare la luce, e si accorse che la sua impressione non era del tutto errata. La Vecchia, come aveva, anche questa volta mentalmente, cominciato a chiamarla, non cercava di raggiungere un vaso, ma di togliere, con le dita piegate ad artiglio, una enorme ragnatela, che ricopriva l'intero arco di una finestra, attaccandosi, con alcuni filamenti, addirittura dal vertice della cupola.
– Eccheccazzo – esclamò a voce alta.
Non poteva essere un'allucinazione, perché mancava il ragno gigante; non poteva essere una Candid Camera, perché Udine era troppo poco fotogenica. Non può che essere vero, pensò a quel punto Samuele, guardandosi intorno per poter diluire il suo stupore con quello di qualche altro passante.
Uno sparuto viavai di impiegati e commesse, silenziosamente avvinghiati alle loro borse e ai loro i-pod, gli passava di fianco degnandolo a malapena di uno sguardo. I più camminavano con la testa china sul cellulare, che tenevano innanzi al petto, come il bastone di moderni rabdomanti. Nessuno, a quanto pareva, aveva l'abitudine di puntare lo sguardo più in alto di un paio di tette o, tutt'al più, di un semaforo. Non capiscono un cazzo, pensò Samuele, abituato com'era a guardare verso le finestre dei piani alti, sperando di rubare l'imbarazzo di qualcuno, o per lo meno di rompergli le palle con un'espressione schifata.
Il pensiero però tornò subito alla Vecchia, e alzando il capo di scatto, ebbe la netta sensazione che non avrebbe visto più nessuno, su quel cornicione. Invece la Vecchia non solo era ancora là, ma si era voltata verso di lui, e con le mani abbandonate lungo i fianchi, lo stava chiaramente fissando.
All'improvviso, prima che potesse rendersene conto...
________________________
  1. ... la Vecchia salta di cornicione in cornicione, fino a giungere a terra
  2. ... la Vecchia gli fa un gesto strano e con una capovolta da ginnasta, si getta in una finestra all'interno della chiesa...
  3. ... la Vecchia si getta nel vuoto
  4. ... la Vecchia comincia a correre percorrendo il cornicione intorno al Tempio