
Come sapete, e se non lo sapete lo saprete tra una riga, è da un paio di mesi che mi occupo attivamente della selezione editoriale relativa all'Invasione degli
UltraCorti, ovvero la puntata numero due di
questa antologia che raccoglie racconti (di genere giallo/noir/thriller/horror/fantascienza/fantastico) che non superino i 200, 900 e 1800 caratteri.
Roba cortissima, insomma.
Si sono ormai svolte due delle tre "finestre" di invio Racconti, e adesso che la terza e ultima è in pieno svolgimento, posso concedermi alcune riflessioni a cuore aperto, che non si sa mai che a qualcuno servano.
Sto anche cercando di essere serio, tra l'altro, cosa che per altro mi riesce difficilissima, perché a ogni tre frasi senza cazzate che scrivo mi vien voglia di gridare un cazzum/culos/frice e tettume...
Ma vabbé, torniamo seri...
Tre premesse:
Una è che a forza di leggere qualche centinaio di racconti a settimana, per i motivi più disparati, le considerazioni che seguono non si riferiscono, ne potrebbero mai, a nessuno in particolare. Non li ricordo tutti!
Seconda premessa: dei RacCorti, in media, non sono contento. Cioè, non ho detto brutti, ma se
nella prima batteria erano un po' meglio e
nella seconda erano molto così così (ma è anche vero che erano di meno) è innegabile che considerandoli tutti insieme non ci sono molti "elaborati" che ti facciano subito dire: "Ok, questo è da pubblicare!". Anzi, sono pochi.
Terza è che io non sono un giurato, né mai giudicherò. Quindi quanto dico non ha nulla a che vedere con quanto poi un giurato può valutare. Però il fatto che, nelle due batterie precedenti, io abbia abbastanza indovinato chi poi è passato, vuol dire che siamo in 8+1 persone che hanno una visione relativamente condivisa sulla narrativa breve.
E insomma... io credo che si possa fare molto meglio.
Ma ora andiamo per ordine. :)
Categoria 200 caratteri
Ecco, a me questa categoria è quella che mi fa incazzare di più.
Perché, mi chiedo, se parliamo di racconti da massimo duecento caratteri la stragrande maggioranza cava fuori un racconto che non è altro che una barzelletta, una battuta o un gioco di parole? Possibile?
Insomma, l'abilità secondo me è proprio nel riuscire a raccontare una storia in pochissime parole, con tanto di intreccio-personaggi-ambientazione
Come dite? Non è possibile? Suvvia, non diciamo cazzate! :)
Basta provarci!
In 200 caratteri nessuno ti chiede di raccontarmi una storia originale, e nemmeno di lasciarmi qualcosa, ma io credo che in queste misere 2-3 righe ci possa stare parecchio! Certo, ogni parola è importante. Per come suona e per quello che dice, ma soprattutto, e qui secondo me sta il segreto,
per quello che non dice!
E' il non detto che fa la qualità di un Cort(issim)o!
Vi faccio qualche esempio, Anzi, ve ne faccio tre, dall'altro verso il basso, in ordine di famosità.
- cominciamo con l'esempio più famoso tanto caro a Elvezio: Hemingway. Pare che "
Una volta Hemingway, per gioco o per scommessa, scrisse un "romanzo" in sei parole: "For sale: baby shoes, never worn" Ovvero
"Vendesi: scarpe da bambino, mai indossate". C'è una storia? Sì. Personaggi? Sì, almeno tre (il bambino, chi ha scritto, i lettori); vi emoziona? A me sì. Ve lo ricorderete domani? Sì. E se per caso lo sapevate già, scommetto che ve lo ricordavate, vero? E dov'è il non detto che nemmeno uno si accorge di leggere? Beh, per esempio in "Vendesi!" porcapassera! Ti dice che non solo ti è morto il bambino, che non ha mai potuto indossare le scarpe nuove acquistate, ma anche che quelle scarpe sei così malmesso o senza scrupoli da doverle vendere, non cedere o regalare o buttare. Insomma, c'è molto di non detto.
- Esempio numero due. Un racconto della passata edizione, uno tra i cortissimi meglio riusciti, lo trovate sempre in
questo libretto. Il racCorto è questo: "Il detective guardò il cadavere. Pensò: "
non mi scopriranno mai"." Il titolo, importantissimo, recita "Il racconto giallo più breve del mondo". Ovvero ci dice subito che il tono è ironico, certo, e significa che questo detective già ce lo immaginiamo che sorride e un po' simpatico appena leggiamo la parola "detective". Poi anche qui, dentro c'è una storia, ci sono i personaggi (io narrante e gli altri), c'è un tono, c'è un'ambientazione. E vorrei dire... sono meno di 70caratteri. (il racconto è di
Francesco Angelo Lanza)
- Terzo esempio lo vado a prendere su questo blogghe. se avete partecipato al
Fun Cool! già lo conoscete, sennò ve lo riscrivo. Il titolo è Namazu, di
Ian Delacroix, eccovelo: "La terrà tremò, le case crollarono e la gente si riversò sulle strade: Kashima guardò nel piatto i resti del pesce-gatto, e capì di aver fatto un errore". Ovvio, prima vi dovrete
wikipediare 'Namazu', poi dopo aver letto e scoperto che c'è addirittura un pokemon ispirato al pescione gatto, apprezzerete sicuramente il racconto. Questo è un suo piccolo difetto, of course, ma non toglie che anche qui, se vogliamo, c'è dentro un piccolo romanzo. I caratteri sono 154.
Insomma, magari adesso potrete capirmi se continuare a leggere battutine da osteria mi fa un po' venire nervoso. Le battutine sono belle, certo, ma quando c'è una storia, un'ambientazione, dei personaggi... è più meglio. No, non ho detto che sia facile.
Ma come per tutte le cose, se non ci si prova è impossibile.
Categoria 1800caratteriSalto subito di categoria perché questa pare essere la distanza più gettonata. Faccio due considerazioni. Anzi, magari anche tre.
Considerazione numero uno: il riciclaggio di racconti. Molti sono stati, soprattutto nella prima batteria, i racconti riciclati. Roba pubblicata da altre parti, su altri concorsi e via dicendo. Uno, pensate, l'ho trovato in ben 7 location della rete, tra blog e siti di letteratura, alcune vecchie di anni. Allora... io non sono contrario a mandare un racconto vecchio, però faccio questi due ragionamenti:
- un racconto vecchio stilisticamente è sempre peggiore. DEVE essere così, magari di una virgola soltanto, magari di una parola, ma non è possibile che dopo mesi uno rilegga il racconto e non gli venga almeno una piccola modifica. E' un processo fisiologico inevitabile della comunicazione attraverso la scrittura. Quindi, mi dico io, non può essere che quello che ho scritto un anno fa (e che per altro si trova abbastanza facilmente googlando titolo e nome autore) possa andare bene uguale. Io la penso così. Ovvio che voi la potreste pensare diversamente, ma se credete veramente di non poter sempre migliorare le cose sono due: o siete ancora inesperti (e perdonabili) o non siete in grado di accettare il confronto (se non altro con voi stessi e la vostra scrittura di una volta)
- ragionamento numero due è questo. Se io mando una roba vecchia già pubblicata e usata significa, più o meno, che penso implicitamente di non riuscire a scrivere qualcosa di meglio nei tempi previsti. Ma... dico... stiamo scherzando? stiamo parlando di 1800miseri caratteri. Te lo scrivi in un pomeriggio! Certo, credo che capiti a tutti di scrivere una cosa che ritieni sia proprio venuta bene, ma pensare di non riuscire a fare di meglio, no, no, proprio non lo digerisco come atteggiamento. Se dovessi accorgermi di questo, in me, è meglio che smetta e vada a cacciar mustelidi ogni sera :)
Parlando strettamente dei racconti invece c'è soprattutto un difetto: manca l'idea! Cioè... tenuto conto che in 1800 ci si può far stare veramente moltissime cose, a livello di trama e descrizioni, è quasi fisiologico che la cosa che distingue un discreto racconto da uno mediocre è l'idea. Che sia piccola, anche, ma che ci sia. Voglio dire... se uno mi scrive di un "serial killer che dopo aver ucciso numerose persone ne uccide l'ennesima e gli piace tanto", ok, che mi descriva personaggi e fatti con tutta la maestria che vuole, che scriva come se gli avessero trapiantato al posto delle mani quelle nate da un frullato di Barker/Lansdale/Bulgakov/McEwan, ma a parte il fatto che non sarà facile (trovare un frullatore così grande, intendo), dubito anche che il racconto si farà ricordare più di tanto o mi darà tutta questa soddisfazione. Quindi insomma... un'idea ci vuole.
Ah, e aggiungo anche l'ultima piccola considerazione. Se il limite è 1800caratteri, vedere che il 90% dei racconti si posiziona nella fascia 1780-1800 caratteri mi fa capire che non è diffusa l'idea che "ci si può mettere anche meno" a raccontare una buona storia. Anche qui... opinione personale certo, ma è come nei temi a scuola, non è che più sono lunghi e più sono belli. :)
Categoria 900caratteri
Chiudo con questa categoria che è un po' snobbata, quasi come a voler pensare che o è troppo poco per raccontare una buona storia, o è troppo per la storiellina da due tre righe che avevo in mente. Invece io credo che questa lunghezza sia molto buona per leggere il "racconto da un sorso". Forse la migliore delle tre, in quanto a sintesi tra storia e idea, perché ce le riesci a mettere tutte e due. Con la categoria da 1800 va a finire che ti perdi, o che ci vuoi mettere troppo proprio perché ci puoi mettere tanto. Con questa invece no, si deve continuare a pensare che ogni parola serve a qualcosa e nessuna è inutile. E nonostante la brevità qui si comincia già a vedere frammenti di uno stile, che è quindi valutabile.
Quindi no, dai, non è una categoria da snobbare, anzi... potrei azzardare dicendovi che forse le cose migliori e più in linea con lo spirito dei Corti le ho lette su questa distanza e indubbiamente è quella che si presta meglio alla lettura.
Bene, se mi avete letto e avete perso tutto quel tempo, come minimo dovrei pagarvi da bere. Ma siccome sono un bimbo povero e devo già farlo per mezzo mondo non se ne parla.
Se quanto vi ho scritto, invece, vi ha stimolato e se ancora potete inviare un RacCorti ai Corti, (vuoi perché prima di questo post non sapevate nemmeno cosa fossero, vuoi perché avete partecipato ma vi mancano ancora delle cartucce da sparare) beh... fatelo!
E poi, vi posso anticipare appena si chiuderà questa ultima batteria dei Corti, su questi schermi ci sarà il
Fun cool!, giunto ormai alla terza edizione ufficiale. E allora sì che potrete sbizzarrirvi con i vostri racconti in una frase... altro che quel taccagno di Hemingway e quel suo bambino sfigato!