martedì 20 maggio 2008

Canzoni della settimana

Pensavo a cosa serve lo spazietto che c'è sulla destra che si chiama "la canzone della settimana", visto che quando parlo di dischi poco conosciuti ma figherrimi non c'è nessuno che mi caga, mentre dovreste fiondarvi a frotte dall'emulo ed emulare quando possibile.
Tanto per farvi un esempio:
C'è qualcuno che ha cagato, su mio consiglio:
Il figherrimo disco di Fink?
Il buon disco dei Johnossi?
Il buon disco dei redivivi Kulashaker?
I capolavori dei Decemberists con Colin Meloy che ora ha fatto pure un disco solista?
Il capolavoro rock dei Black Mountain?
Gli eleganti(ssimi) lavori di Stars e Low?
Forse l'unico che è stato cagato è Van de Sfroos, ma visti i dischi che vedo sugli scaffali mi sa che Van de Sfroos è tristemente diventato Cool. Buon per lui.
Comunque si, avete ragione, anche se mi sa che più che altro è perchè trombate di me che passo troppo tempo ad ascoltare musica. :)
Comunque tornando alla questione iniziale, a che serve lo spazietto della canzone della settimana? Non lo so. Finora era una cosa che avevo copiato da un altro blog, quello di Vali Allen, ma adesso ho deciso di dargli un senso.
Il senso è che ci ficco dentro le canzoni nuovi che escono.
Così voi potete guardare e dire, come da questa week per esempio, "Ehi, è uscito il pezzo nuovo dei Coldplay!" Oppure, "Ma quanto è invecchiato Robert Smith... però...che classe!"
Oppure ancora: "Ma quanto sono fighi i Raconteurs, quanto? maqquanto?!!"
Oppure ancora, cliccando qui, "Ehi, ma ora cantano proprio tutti?! Pure Scarlett Johanson, che minchia, ma a certa gente riesce tutto bene?"
Ecco insomma, ci siamo capiti, giusto perchè se vi capita una gnocca o uno gnocco che se la tira usicalmente, durante i vostri rave a base di spritz e pringles, potete attaccar bottone parlando di queste cose.


lunedì 19 maggio 2008

UN RACCONTO IN UNA FRASE - Il premio della critica


Come ultima coda dell'edizione pilota del secondo concorso più figo del web, Un Racconto In Una Frase, è giusto tributare a tutti i dovuti onori.
Ecco che Alessandro Scheletri, Killingjoke eEmo Silente vincitori parimerito del PREMIO DELLA CRITICA, si aggiudicano il seguente riconoscimento:


LA RAPINA IN BANCA

I tre zombi giunsero davanti alla banca facendo stridere le gomme della Fiat Multipla.
– Ma sei scemo! – grugnì fra i denti Alessandro – Dobbiamo fare una rapina! Mica i bulli del quartiere!
– Eccheccazzo! Prova tu a frenare con i piedi putrefatti! – gli rispose il Silente, stizzito.
– O-ra sta-te zit-ti. È o-ra di ru-ba-re. Tra-ve-sti-te-vi.
Killingjoke pronunciò queste parole dal sedile posteriore, scandendo le sillabe. La sbarra del parcheggio dove avevano rubato l’auto l’aveva resa decappottabile e aveva fatto lo stesso con le loro calotte craniche, senza per questo distogliergli dai loro propositi furfanteschi.
– Senti, la vuoi smettere di parlare per haiku? Mi dai sui nervi!
Alessandro era il più nervoso dei tre. Un po’ perché gli piaceva organizzare tutto nei particolari, e un po’, o anche più di un po’, perché era morto vergine.
– Co-sa ti fre-ga. Che fa-sti-dio ti re-ca. Son caz-zi mie-i.
– Se non fossi già morto ti ucciderei! Dai su, copritevi la faccia che subito si scende – disse secco Alessandro, infilandosi una maschera di gomma a forma di teschio.
Killingjoke lo imitò, infilandosene una a forma di pagliaccio.
– Sa-rò pa-gliac-cio. Il na-so a pal-lo-ne. La pel-le bian-ca. – sentenziò soddisfatto.
Alessandro gli mollò una gomitata, sprofondando in mezzo a due costole con un rumore di uova marce. Non erano proprio in ottima forma, come zombi. Ci avevano messo più di due mesi per uscire dalla tomba, e solo il caso aveva voluto che ciò accadesse la stessa notte.
– E tu? – chiese Alessandro a Silente, mentre si ripuliva il gomito.
– Subito! – fece quello aprendo il cruscotto e afferrando due matite. Se le infilò nelle narici e si osservò vanitosamente nello specchietto retrovisore.
– E quello sarebbe il tuo travestimento? Ma ti sei bevuto il cervello?!
– Beh… leccato più che altro. – ammise candidamente Silente – Mi colava dal naso e non mi hanno lasciato nemmeno un fazzoletto, nella bara.
– Era un modo di dire! Imbecille! Possibile che non ti sei procurato nient’altro?
– Pensavo di buttarmi i capelli sulla faccia – disse l’altro, con la faccia contrita e le lacrime agli occhi – però dopo quella sbarra mi è rimasto solo questo ciuffo. – e così dicendo cominciò a piagnucolare, rigirandosi tra due dita un lungo ricciolo che si era salvato dallo scotennamento, proprio vicino alla tempia.
Alessandro cominciò a sbuffare e imprecare, sotto al suo teschio di gomma, mentre Killingjoke pareva piuttosto tranquillo, o almeno così sembrava, sotto la sua maschera da pagliaccio.
– E smettila di frignare! – lo rimproverò Alessandro – Facciamo così.
E con un colpo secco e rapidissimo spinse a fondo le due matite nelle narici di Silente, che provocarono due schizzi di materia cerebrale e spuntarono in altro come due piccoli corni. Poi prese il ciuffo riccioluto e lo attorcigliò attorno a uno di quei due corni improvvisati, formando un ciuffo a forma d’arco che gli copriva interamente un occhio.
– Ecco! Così va già meglio.
Silente si guardò, ma non parve per nulla convinto.
– Or-sù scen-dia-mo. La ban-ca ci a-spet-ta. Non c’è nes-su-no.
– Stavolta hai ragione – esclamò Alessandro – e poi la maschera non serve a molto. Non vedo nessuna telecamera, all’esterno. Sei sicuro che è il posto giusto? – chiese rivolgendosi di nuovo a Silente.
– Certo che sono sicuro! Ci ho lavorato per anni!
– Sarà…
I tre scesero dall’auto e si avvicinarono zoppicando all’ingresso dell’edificio. Non solo trovarono la porta aperta, ma addirittura le porte scorrevoli si aprirono al loro avvicinarsi. In reception non c’era anima viva.
– Stra-no si-len-zio. U-na ban-ca de-ser-ta. È buo-na co-sa.
– Mmm – fece Silente perplesso – devono avere cambiato arredamento, mentre ero morto.
– Po-che chiac-chie-re. Cer-chia-mo il de-na-ro. Se no mi stu-fo.
– Senti Killy, ma lo sai che haiku a parte, sei proprio una pigna in culo? – disse Silente stizzito – Adesso invece mi date cinque minuti! – E detto ciò corse verso i bagni.
– Ma che gli prende? – si chiese perplesso Alessandro – da quando gli zombi se la fanno sotto?
– Pro-prio non lo so. La cac-ca è o-vun-que. An-che per zom-bi.
– Vabbè, aspettiamo. Tanto non mi pare che la sorveglianza sia così stretta.
Pochi minuti dopo Silente ritornò correndo, si fa per dire, e mostrando la sua nuovissima maschera, che sembrava fatta di sola pelle, divisa da riga centrale.
– E quella cos’è?
– Una faccia da culo, noh? – gli rispose Silente tutto eccitato.
– E dove l’avresti presa? – chiese stupidamente Alessandro, pentendosi immediatamente della propria domanda.
– Beh… – arrossì Silente.
– Se-con-do me eh. La cas-sa è lag-giù uh. Do-po le sca-le – li interruppe lo zombi poeta.
– Me eh? Laggiù uh? Ma che cazzo di parole usi per quegli haiku? Gli chiese Silente, parlando fra le proprie chiappe.
– Son caz-zi mie-i. E insomma cazzo mica pretenderete che mi vengano sempre le rime giuste! – Sbottò Killingjoke, esasperato più dall’aver smarrito la propria ars poetica che da quei compagni così rozzi e scalcagnati.
I tre smisero di parlare e si fiondarono nella direzione indicata dal pagliaccio. Scesero le scale e si trovarono in un enorme stanzone. Sulla parete di fondo, allineate come su una vasta scacchiera, c’erano decine di casseforti. Alessandro si avvicinò alla prima e provò a girare la maniglia. La porta si aprì e una ventata di vapori freddi uscì con uno sbuffo.
– Ehi, avete visto che figata essere degli zombi? Sei così forte che non ti serve nemmeno il codice! Su coraggio, portiamo via tutta questa roba – disse guardando perplesso le piccole ampolle di plastica che riempivano quella specie di frigorifero.
– Ma che roba è? – si azzardò a chiedere Silente, scuotendo una scatolina e vedendoci qualcosa di liquido.
– Zitto e metti tutto nel sacco! – lo rimbrottò Alessandro – Non abbiamo tempo adesso. Sarà un modo nuovo di conservare il denaro.
I tre lavorarono alacremente, ficcando nei sacchi ampolle e brandelli di pelle marcia che gli si staccava di dosso. Impiegarono poco meno di un’ora per vuotare tutte le casseforti e zoppicare nuovamente verso l’auto, parcheggiata proprio sotto un piccolo cartello sbiadito, che recitava silenziosamente: “Banca del Seme”.



p.s.: Ovviamente, il tutto va preso con la dovuta ironia, ma sapendo che Alessandro Scheletri Balestra e Valentino Killy Sergi sono ironici e Silente tanto non capisce, non ci dovrebbe essere problema. :D

Buona settimana a tutti!

venerdì 16 maggio 2008

Libri di sangue 2 e 3 - C. Barker****

Io probabilmente, quand'ero piccolo che leggevo bibliotecaggini, qualcosa di barker l'ho sicuramente letto, ma non credo siano stati i libri di sangue. Quindi mi è rimasto il buco dell'ignoranza. Quella specie di vuoto che farebbe ridere qualunque appassionato di horror.
"Come? Non hai letto i libri di sangue?" Ma che merda di persona sei! Non vali niente, come scrittore, come lettore e sicuramente nemmeno come idraulico!
Certo, queste ultime frasi le pensano soltanto, magari non proprio in questi termini (spesso infatti, al posto di idraulico ci mettono meccanico, podologo o carro funebre), fatto sta che ti senti un po' una cacca a non aver letto i libri di sangue.
Certo, puoi ben dire che mentre codesti giudicatori passavano il tempo a leggere barker tu ti dedicavi a bacco, bacco e venere (ma anche era, demetra, artemide e un sacco di altra bella gente che la tua gioventù si è tenuta.
Però rimane che vuoi recuperare questa mancanza, ben lieto che non avresti mai potuto fare l'opposto, per tempi e modi.
Ecco che arrivano i libri di sangue, dunque.
Di Barker, a parte sentirmi dire fino alla nausea che è l'erede di King, , non so molto altro, a parte che si è dedicato al fantasy (Abarat).
Però tutti ne parlano così bene, di questi, che quando li ho beccati a un eurio figurati se li lasciavo sullo scaffale.
Beh, inutile che mi dilunque parlandone. Sono racconti. Sono ben scritti. Sono belli. Alcuni quasi perfetti. Non mi pare sia il caso di aggiungere altro.
Mi sembra di aver letto il secondo e terzo volume, se non erro, ma qualcuno più colto di me sa sicuramente l'ordine di tutti gli episodi. Io arrivo giusto giusto a sapere dell'esistenza di Infernalia, che dovrebbe essere il primo e forse più famoso.
Comunque che altro volete sapere? Non vi basta sapere che sono bei racconti "de paura" o comunque inquietanti? Si parla di spettri e di demoni, di magia e di alieni, di cattiveria e di umani(tà) soprattutto. Si riesce a raggiungere lvelli di tensione elevati e un climax ideale per farti leggere fino all'ultima pagina. Ambientazioni che spaziano qua e là e, quel che colpisce, almeno a me, è una spontaneità di fondo che forse è difficile trovare in racconti di libri che escono oggi. Soprattutto in libri che si professano horror-gotici ecc ecc.
Cercherò anche gli altri libri di sangue, prima o poi, e appena troverò qualcuno che non li ha letti, dirò: "Come? Non hai letto i libri di sangue?" Ma che merda di persona sei!
Ma ovviamente, quest'ultima frase, sarà come un desiderio autentico: solo pensato.

mercoledì 14 maggio 2008

Un paio di clic e cazzate di contorno

Lo sapete perché leggo, a volte? Perché alla fine della giornata, in certe giornate sopratutto, pare che ti abbiano rubato tutto. A me capita raramente. Molto raramente. Sono una persona fortunata. In ogni caso, credo che un modo semplice, bello, forse insostituibile, di salvare qualcosa, in una giornata dove "non si ha il tempo per", sia leggere. Magari una pagina sola, dieci righe, con le palpebre che corrono a perdifiato verso la faccia.
Ma c'è un altro modo, più moderno, ed è quello di rompere i coglioni al mondo scrivendo sul blog, come sto facendo adesso. :)
Non ve l'aspettavate eh?
E invece eccovi un bel post di cazzi miei, perché mi va di salvare qualcosa della giornata di oggi, durata troppe ore, condividendolo. Andiamo per ordine.
  1. C'è un mio racconto da votare. Anzi, solo da cliccare, perchè per commentare vi dovete registrare, e non posso chiedervi di essere così gentili. Ad alcuni ho già spaccato i maroni via mail, ma ve li spacco anche qua, poi vi spiego perché. Il racconto lo trovate qui e è quello intitolato "Vicino alla carta, in segno di speranza" (e in culo all'anonimato). Vi posso dire io che parte da un'idea discreta, è un po' palloso a tratti, può essere migliorato in stile, registro e magrezza e alla fine ottiene un effetto di malinconia, che non era proprio voluto, ma tant'è. Nel complesso credo sia un lavoro sufficiente, forse anche meno banale di altri. Sapete perchè ve lo dico? Perché mi sono andato a leggere un paio di racconti, quelli con tantissimi clic. Perchè hanno tantissimi clic? Perchè gli autori stanno spaccando i maroni molti più di me è ovvio (leggi myspace), e fin qui tutto bene. Però poi sono andato a leggermi i commenti e vi assicuro, cazzo, che alcuni erano quasi ridicoli. "Fantastico" "Meraviglioso" "Il più bel racconto su vampiri che abbia mai letto" "Se Bram Stoker non fosse già morto si suiciderebbe per invidia dopo aver letto questo racconto!" e via di questo passo. Insomma, fa un po' così, tutto questo gettarsi petali in faccia. Io mi accontento dei clic. :) Ah, già che ci siete leggetevi anche il racconto di Silente (Dolce) e dategli una stella dicendo che non l'evete letto ma siete sicuri che farà cagare. (come dici Silente? stai leggendo questo post? ops, scusa, allora siate meno espliciti, dite che è un racconto lassativo) (scherzo eh, il racconto è godibile)
  2. Ci sono anche degli haiku da leggere. No, non vi chiedo di votarli perchè anche qui vi dovreste registrare. Il sito è questo e i miei haiku li trovate a pagina 124 selezionando la sezione "per ordine di arrivo". Secondo me, tra l'altro, ce n'è uno davvero bello, ma forse sono solo io che la penso così, che notoriamente di haiku non ci capisco una mazza. Un grazie alla discordia che mi ha aiutato nella scelta. Ah, se non vi frega un caz dei miei haiku ma vi va di leggerne qualcuno, o anche solo scoprire cosa sono, beh, siete nel posto giusto, credo il sito sia tra i più completi in materia di "haiku italiani". (Vi consiglio di leggervi quelli dei bambini che sono sempre di una leggerezza e semplicità favolose.)
  3. Poi, per la serie "da questo blog non si esce senza un bagaglio informativo più pesante" (anche se inutile, a volte), vi dico anche che al giorno d'oggi ci sono pochi, musicalmente parlando, che riescono a darmi l'impressione di essere dei geniacci. Quella gente lì che basta che scoreggi e nel tremolio delle chiappe ti lascia spunti interessanti. Uno di questi è Jack White. Beh, ecco, è uscito il disco dei Raconteurs. Chi conosce il primo sa quant'era bello e ora gioirà con me, e correrà subito a sellare il mulo o a pesca nel torrente. Come mai non ne sapevate niente? perché il buon Jack ha pensato bene di non promuoverlo. Sì, lo so, è spocchioso da far paura, il signorino. Ma lui se lo può permettere. L'assaggino del singolo e video lo trovate là in parte.
  4. Poi che dirvi. Beh, che uccidere tibetani portava sfiga, l'abbiamo capito. Che il tempo corre troppo, beh, lo sappiamo da sempre. Ma se ogni tanto prestate attenzione, invece di chiederla, vi accorgerete che il tempo corre, sì, ma ha una gamba di legno.
Una saluto, e buona giornata a tutti.
E cliccate putridi!

lunedì 12 maggio 2008

Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie di L. Carroll ***

  1. Che io sappia questo è un libro che prima o poi tutti ti consigliano di leggere e un libro su cui c'è tanto da dire. Beh, io dirò poco e non so se ve ne consiglio la lettura, perlomeno con il piglio di libro di svago estivo et similia.
    Vi dico subito che l'ho comprato per tre motivi:
    a) è nella lista di "libri che prima o poi mi piacerebbe leggere" (assieme a qualche altra decina di titoli, of course)
    b) Aveva una bella copertina, con il disegno colorato, che io vado pazzo per le copertine con i disegni a colori.
    c) (soprattutto) c'erano i disegnini all'interno, una pagina qua e una là. Che io vado pazzo pure per quelli. (sì, ok, io vado pazzo per un sacco di cose, compresi insulti strani, ponti di legno e sorpresine kinder, ma questi son problemi miei, non vi preoccupate).
    Ebbene?
    Ebbene non mi ha soddisfatto. Non troppo, per lo meno. A tratti addirittura mi sono un po' annoiato.
    Ora, io riconosco certe cose:
    1) che il libro andrebbe e va (per chi può) essere letto in inglese, perchè è pieno di giochi di parole, citazioni figherrime, filastrocce melodiosissimissime che tradotte in italiano (e qualunque altra lingua, mi sa) perdono il 50% del loro potenziale letterario (se va bene)
    2) che il libro l'ha scritto un Reverendo che si voleva trombare una decenne (ehi, non pensate male, aspettando qualche anno, s'intende) e che in molte parti si mira più alla soddisfazione di Alice in quanto ricevente di questa narrazione, piuttosto che al lettore, in quanto noi, che abbiamo comprato il libro.
    3) che la cifra di non-sense, rinchiusa in questo libro è così elevata che nella mia elevata ignoranza ne avrò colta appena appena più della metà e aiutandomi con le note e con quanto scritto in una lunga e ottima introduzione di S. Bartezzaghi (l'enigmista).
    Aldilà di questo, e tenuto conto che io poco e nulla so di cartoni e film costruiti su questa vicenda, resta il fatto che la narrazione non mi ha avvinto e che , anche a volerla cogliere come opera da studiare, più che da leggere, mi ha lasciato l'amaro in bocca. Molto meglio, a dirla tutta, la seconda parte di Alice, "Al di là dello specchio".

    Credo, in fin dei conti, che il motivo sia uno solo. Ve lo spiego e poi chiudo baracca, prima di venire colpito dalle uova marce di tutti i fan di Carroll (nonchè di Donnie Darko, di Matrix e chi più ne ha e più ne metta).
    A me ha datto quest'impressione. Carroll racconta sta favola, durante le gite in barca, alla piccola Alice, e nel fare questo, ovviamente, usa linguaggio da favola, morale da favola, personaggi veri, filastrocche, cambi di ritmo, cambi di registro, immagini ad hoc a seconda del momento e delle persone intorno ecc ecc. Il che, intendiamoci, va benissimo. Quando poi (probabilmente dopo aver compreso che l'Alice non se la sarebbe trombata) ha deciso di dare alle stampe il libro, o comunque completarlo in un'opera intera e non frammentata, ha risistemato le parti (scrivere non è raccontare) probabilmente aggiungendo qualcosa e cambiando qualcos'altro (non lo sappiamo né lo sapremo mai). Quel che è rimasto è una sorta di libro multianime, di cui a tratti si può apprezzare delle immagini pressochè geniali e a tratti delle idee lasciate in nuce, ma potenzialmente sfruttabili (e sfruttate) con buonissimi risultati. In altri momenti, però, io mi sono scontrato con una scrittura non sempre omogenea e godibile, e a tratti non adatta al registro usato nel resto del libro o nelle immagini raccontate (sì, ok, direte voi, è stato scritto nel 1865, vabbè, però l'autore non era mica un pirla qualsiasi, aveva scritto un sacco di altra roba)
    Insomma.
    Concludiamo dicendo:
    E' una sorgente di idee (leggi fantasia) che ha dato tanto e tanto darà, fatto innegabile.
    Sono contento di averlo letto, perché mi sento più colto.Se non l'avessi letto, beh... forse non sarei poi così meno colto.

    Ok, ho finito.
    Troppe parole come al solito. Sorry.

    Ah, l'ho trovato pure in e-book
    lo dico sempre io, che l'e-book è la peste del terzo millennio!
    :)

sabato 10 maggio 2008

La fiction dei gatti

Oggi, cercando di piazzare i miei piccoli gattuzzi sul blogghe di lingua friulana ne è uscita una cosa carina che mi va di rielaborare qui per tanti motivi- Tanto per cominciare perché non ho cazzi di uscire a vedere lo mare, poi perché per parlare di Alice nel paese delle meraviglie o dei libri di sangue ci metterei troppo, infine perchè per parlare di dischi come il nuovo Afterhours, piuttosto che il nuovo portishead o notwist o benvegnù o gutter twins, beh, non ho cazzi e li voglio ascoltare ancora.
Ecco perchè vi racconto... la fiction dei gatti!

Qui a fianco potete vedere Nassyria e Zorro (non serve che vi dica qual è Zorro) che aspettano.
Cosa aspettano?
Aspettano che le mie altre due gatte, Blancje e Celeste, compiano i giorni del parto che, disgraziamente arrivano in quasi contemporanea proprio in questo primo scorcio di maggio.



Damiano, il gattone di casa che ormai è più diroccato di un umanoide (ops, gattoide) formato dalle condizioni fisiche di Pete Doherty, Amy Winehouse e Britney Spears messe assieme, osserva tutti gli eventi con occhio distaccato. Ormai per lui sono lontani i tempi del gran follador (non ditelo in spagna, che vuol dire scopatore) e si è abituato a vedere le sue ex gatte come oggetti misteriosi ed inutili. A lui, dopo essere sparito per quasi un anno, interessa solo il cibo e sopravvivere.



La prima a partorire è Celeste, che fino al giorno prima era di un'antipatia pari a quella di interista se l'inter perdesse lo scudetto; dopo aver sfornato quattro micetti invece è diventata la più dolce e adorabile micetta del triveneto, con il pelo gonfio di fusa e le tette sempre per aria. Sultana, ho pensato tra me e me, ma tant'è. Anche perché dal colore dei pargoli si è capito subito che l'uomo non era né Damiano, nè Dottor House, il compagno di Blancje, bensì era un poco di buono che passa di qua ogni tanto e che chiameremo per comodità Gatto Rosso.


Vabbè, ok, Celeste è grande e vaccinata, può fare quel che vuole. Ma lo scandalo è in agguato. Blancje, che qui vedete in una foto di repertorio assiome ad House, sforna a sua volta tre gattini, ma... udite udite... bianchi e rossi!
Potete immaginarvi il disappunto del mio buon gattone zoppo, un po' come quando ti nasce un figlio che sembra Pelè. Comunque si è comportato da signore e ha finto che fosse tutto regolare (un po' come se, riprendendo l'esempio, avesse finto che il figlio assomiglia a Pelè perchè anche il papà gioca a pallone).
Qui a fianco potete vedere un'immagine del frutto del peccato.
Carino, vero? (Sì, lo so, non assomiglia per nulla a Pelè).


Comunque torniamo alla storia.
E' a questo punto che succede l'imponderabile. La cattiva Zorro, aiutata dall'omertà di Nassyria, aizzata dal soffiare di gelosia del dottor House e animata da un istinto di maternità che le è stata negata dal veterinario qualche anno fa, rapisce i gatti di Celeste e li smarrisce! Celeste, cuor di mamma, ne trova tre su quattro (il quarto purtroppo, possiamo ritenere sia finito tra le fauci del feroce Sars o dei giocherelloni Bin e Cermis (sì, sì, sono cani, non disgraziati, lo so).

.
Fine della storia? Ma nemmeno per sogno! Celeste, che non è stupida, ma è testarda, non si arrende, e che ti fa? ruba un gatto di Blancje! Così in due giorni abbiamo sperimentato una serie di furti e contro furti di gatti che paiono più una barzelletta che un amor materno.
Vi basti pensare che siamo arrivati alle segueti configurazioni:
Blancje 3 gatti - Celeste 4 gatti
Blancje 3 gatti - Celeste 3 gatti
Blancje 2 gatti - Celeste 4 gatti
Blancje e Celeste- 7 gatti tutte insieme!
Adesso la situazione è piuttosto stazionaria con Celeste 4 gatti di cui almeno 3 hanno una buona probabilità di essere suoi; Blancje 2 gatti ciccioni come un gattoide di Cassano, Ronaldo e Max Pezzali.

Ovviamente, dopo tutto questo bailamme, se qualcuno volesse uno gattino, si faccia vivo. :)


mercoledì 7 maggio 2008

Afterhours - un po' di poesia in low-fi

(foto di loro a Berlino dal loro space)

Sono incasinatissimo e nella merda in questi giorni, ma non voglio non aggiornare il blogghe. Allora niente di serio. Solo una condivisione di cose belle, i testi degli afterhours. Il disco mi sta piacendo. Anzi, è bello. Certo, qualche piccolo passaggio a vuoto, ma proprio minimo. La media è migliore di ogni disco italiano del 2008 eccezion fatta per baustelle. Ma siccome bau e pop e after è rock, mi piace più questo. Ci sono certe frasi che le ho ascoltate al primo ascolto. (non è un lapalissianesimo, quest'ultimo, è più sottile. E' raro che una cosa si faccia ascoltare e percepire già dal primo ascolto).
Quindi vi lascio qui di seguito queste frasi. Piccole poesie in low-fi. Concedetevi qualche secondo per leggerle dai. :)

Da: Naufragio sull'isola del tesoro
C'era una casa bellissima
Che un brutto mutuo strego'
Ma il sortilegio questa notte svanira'
Togliti il buio amor
Le mutandine il tuo dolore

Da: Carne da cannone, per Dio!
Si bagnan le ragazze d'eternità
Nella bruttezza della vera poesia
Ma che muoia il verso e l'immortale sia io
Io che non sono neanche carne da cannone a Dio

Da: Riprendere Berlino
Non sarebbe eroico
Non essere degli eroi?

Da: Musa di nessuno
So che e' deciso gia'
Da mani che hanno fame di andar via
C'e' cosi' poco intorno a te
Che lo rivuoi

E per finire il testo più bello, almeno per me.

ORCHI E STREGHE SONO SOLI
Il giorno in cui sei nata sai
Mi stringevi a te
Con calma come a chiedermi
Di non aver paura

Perche' i mostri sono soli
E si abbracciano al terrore
Che non fa non fa pensare
Che non hai vissuto mai

Vuoi tutto quel che c'e'
Ricco esser re
E il re disprezza e stringe a se'
Quel che puo' perdere

Orchi e streghe sono soli
E non riescono a dormire
Fa paura puoi sognare
Che non hai vissuto mai

Orchi e streghe sono soli
Non verranno a disturbare
Orchi e streghe sono soli
E io invece ora ho te
Dormi hai voglia di sognare
Bimba fallo anche per me

Torno a rubare il tempo alla notte. Saluti e un buon giovedì da seconda metà del cielo. :)

lunedì 5 maggio 2008

concorso, sondaggio, racconti horror, ecc

E' ufficiale: mi hanno copiato. Sono sicuro che quei maledetti di questo blog, utilizzando qualche marchingegno fabbricato da Michael J. Fox o da qualche suo discendente, l'anno scorso sono andati avanti nel tempo e hanno copiato il mio concorso di narrativa anoressica "Racconto in una frase". Ovviamente, hanno cambiato un po' le cose trasformando la "frase" in "riga", ma il succo è quello. :)

Scherzi a parte, seguendo la segnalazione del forum della tela ho trovato questo concorso figherrimo (si certo, non quanto il mio, ma figherrimo lo stesso) e ho deciso di partecipare (tanto ci ho già il blog su splinder, capirai cosa mi costa. :) e per farlo riempio la giornata di oggi con un simpatico sondaggio. (sì, lo so quel che state pensando, i sondaggi fanno cagare il cazzo, ma faremo un sondaggio anche su quello, così vedremo se è vero).
Qui di seguito trovate un po' di miniracconti horror da una riga (a proposito di riga, io l'ho interpretata come 60battute, che è pochissimo, non come dicono su quel blog, di un paio di righe di commento. In un paio di righe di commento ci si scrive un romanzo!).
Siccome ho deciso di non perderci più tempo di quello che ho usato ieri pomeriggio mentre ascoltavo le partite in spiaggia non credo che ne penserò altri.
Quindi orsù, amici di blog, leggete i raccontini qui sotto e poi VOTATE I VOSTRI DUE PREFERITI là a fianco. :)


(E poi ovviamente andate anche voi a scrivere il vostro mini horror da postare su quel blog :)

RACCONTO N° 1: CHI LA DURA...
Ida raspa la porta del bagno da mesi. Io? Cibo per lei e me.

RACCONTO N° 2: ROTELLE
Farmi vampiro era un sogno. Su questa sedia, è un calvario.

RACCONTO N° 3: IMPREVISTI
Mi hanno sepolto vivo. Negro, urlavano, ma ora è luna piena.

RACCONTO N° 4: MOTO PERPETUO
Fido corre, Minù fugge. Spettri prigionieri di uno specchio.

RACCONTO N° 5: TU MI FAI GIRAR
La bambola per Ugo era pronta. Eva pianse dal primo spillo.

RACCONTO N° 6: LA PARTITA
Un orco mosse il re, l'altro arroccò. Il bimbo-torre svenne.


BUONA SETTIMANA!

sabato 3 maggio 2008

Un delitto, un mistero e un matrimonio

Oggi un post breve breve, tanto per togliermi dalle palle questo libretto rosso che ho sul banchetto dei "libri da togliere dalle palle". Sì, lo so, non è rosso, questo qui che vedete di fianco, ma fidatevi, lo è la copia che ho io, con copertina in cartoncino, che ho comprato per un euro sempre da Librincentro.
Vi dico subito che la storia mi ha fatto un po' cagare.
Avete presente un mix tra una favola e 4matrimoni e un funerale, ma senza la partecipazione di Hugh Grant? Come dite? Senza Hugh Grant non fa ridere? Bene, avete colto il punto. A me, checchè ne dicano in certe zone del web, questo racconto non ha fatto ridere nemmeno una volta.
Il fatto è che sono un ignorantone e so che dovrei conoscere mark twain per almeno 3,5 motivi
Uno, perchè ha scritto cose di quelle che ti fanno leggere alle medie e che bene o male ti piacciono invece che annoiarti (tre uomini in barca et similia) e quindi gli devi essere grato
Due, perchè è uno degli autori più importanti/quotati della letteratura americane e piaccia o non piaccia, per essere un po' meno capra, bisognerebbe leggerlo;
Tre, perchè grazie a lui e a Tom Sawer (o come cavolo si scrive) ci hanno fatto un cartone che era una figata, anche ignorando tutti gli annessi e connessi razziali
Il mezzo motivo è per il fatto che un Lansdaliano come me non dovrebbe ignorare il fatto che il buon Joe ogni volta lo citi fra i suoi miti/muse/ispiratori dal quale, a quanto pare, avrebbe colto l'umorismo.
Ok, allora. Per un euro, mi son detto, cominciamo da qui. Però mi sa che ho cappellato.
Questo è un racconto breve sul quale twain, a quanto pare si era fissato, e voleva coinvolgere tutti i suoi amici scrittori a scriverne una versione. Il punto fermo era il fatto che lo stesso giorno si svolgesse un matrimonio tra Tizia e un impostore e l'esecuzione dell'ex di Tizia che è stato gabbato dall'impostore e condannato per omicidio.
Insomma, una cagata di storia, tant'è che nessuno, alla fine, ha cagato Twain e gli ha scritto una versione della storia (e vorrei ben vedere!)
Quindi ok, datemi della capra, ma io non ho colto nessun potenziale umoristico nelle caricature dei personaggi di questo raccontino.
Come dite? Mi avete dato della capra? Beh, allora adesso invece di fare i fighetti farlocchi, mi consigliate da quale lavoro di Twain partire (escluso Tom Soia che non mi vado certo a rovinare il cartone leggendo il libro)


Ah, già che ci sono vi lascio anche due news.
Prima news che mi rende felice è che qui ho vinto qualchecosa e bisogna pur che faccia un linkino a zolfo e mercurio che almeno hanno fatto un concorso ben organizzato.
La seconda news, sempre a proposito di poesia, è che qui trovate il concorso di poesia più figo del web. :)

Bene! Buon weak end!