
Che io sappia questo è un libro che prima o poi tutti ti consigliano di leggere e un libro su cui c'è tanto da dire. Beh, io dirò poco e non so se ve ne consiglio la lettura, perlomeno con il piglio di libro di svago estivo
et similia.
Vi dico subito che l'ho comprato per tre motivi:
a) è nella lista di "
libri che prima o poi mi piacerebbe leggere" (assieme a qualche altra decina di titoli,
of course)
b) Aveva una
bella copertina, con il disegno colorato, che io vado pazzo per le copertine con i disegni a colori.
c) (soprattutto) c'erano i
disegnini all'interno, una pagina qua e una là. Che io vado pazzo pure per quelli. (sì, ok, io vado pazzo per un sacco di cose, compresi insulti strani, ponti di legno e sorpresine kinder, ma questi son problemi miei, non vi preoccupate).
Ebbene?
Ebbene non mi ha soddisfatto. Non troppo, per lo meno. A tratti addirittura mi sono un po' annoiato.
Ora, io riconosco certe cose:
1) che il libro andrebbe e va (per chi può)
essere letto in inglese, perchè è pieno di giochi di parole, citazioni figherrime, filastrocce melodiosissimissime che tradotte in italiano (e qualunque altra lingua, mi sa) perdono il 50% del loro potenziale letterario (se va bene)
2) che il libro l'ha scritto
un Reverendo che si voleva trombare una decenne (ehi, non pensate male, aspettando qualche anno, s'intende) e che in molte parti si mira più alla soddisfazione di Alice in quanto ricevente di questa narrazione, piuttosto che al lettore, in quanto noi, che abbiamo comprato il libro.
3) che la cifra di
non-sense, rinchiusa in questo libro è così elevata che nella mia elevata ignoranza ne avrò colta appena appena più della metà e aiutandomi con le note e con quanto scritto in una lunga e ottima introduzione di
S. Bartezzaghi (l'enigmista).
Aldilà di questo, e tenuto conto che io poco e nulla so di cartoni e film costruiti su questa vicenda, resta il fatto che la narrazione non mi ha avvinto e che , anche a volerla cogliere come opera da studiare, più che da leggere, mi ha lasciato l'amaro in bocca. Molto meglio, a dirla tutta, la seconda parte di Alice, "Al di là dello specchio".
Credo, in fin dei conti, che il motivo sia uno solo. Ve lo spiego e poi chiudo baracca, prima di venire colpito dalle uova marce di tutti i fan di Carroll (nonchè di Donnie Darko, di Matrix e chi più ne ha e più ne metta).
A me ha datto quest'impressione. Carroll racconta sta favola, durante le gite in barca, alla piccola Alice, e nel fare questo, ovviamente, usa linguaggio da favola, morale da favola, personaggi veri, filastrocche, cambi di ritmo, cambi di registro, immagini ad hoc a seconda del momento e delle persone intorno ecc ecc. Il che, intendiamoci, va benissimo. Quando poi (probabilmente dopo aver compreso che l'Alice non se la sarebbe trombata) ha deciso di dare alle stampe il libro, o comunque completarlo in un'opera intera e non frammentata, ha risistemato le parti (scrivere non è raccontare) probabilmente aggiungendo qualcosa e cambiando qualcos'altro (non lo sappiamo né lo sapremo mai). Quel che è rimasto è una sorta di
libro multianime, di cui a tratti si può apprezzare delle immagini pressochè geniali e a tratti delle idee lasciate
in nuce, ma potenzialmente sfruttabili (e sfruttate) con buonissimi risultati. In altri momenti, però, io mi sono scontrato con una scrittura non sempre omogenea e godibile, e a tratti non adatta al registro usato nel resto del libro o nelle immagini raccontate (sì, ok, direte voi, è stato scritto nel 1865, vabbè, però l'autore non era mica un pirla qualsiasi, aveva scritto un sacco di altra roba)
Insomma.
Concludiamo dicendo:
E' una sorgente di idee (leggi fantasia) che ha dato tanto e tanto darà, fatto innegabile.
Sono contento di averlo letto, perché mi sento più colto.Se non l'avessi letto, beh... forse non sarei poi così meno colto.
Ok, ho finito.
Troppe parole come al solito. Sorry.
Ah, l'ho trovato pure
in e-booklo dico sempre io, che l'e-book è la peste del terzo millennio!
:)