lunedì 20 luglio 2009

FUN COOL!
3za edizione
I RACCONTI IN GARA

E come promesso, ecco qui il post strafigo che si riempirà progressivamente dei racconti in gara.

N° 1
L’inizio di tutto

Amrang si commosse osservando, sullo schermo, i giganteschi rettili: non riusciva a credere che, dopo aver percorso centinaia di miliardi di parsec e aver finalmente trovato vita nell’universo, la loro astronave sarebbe precipitata per un banale malfunzionamento causando la fine di quel magnifico pianeta.

N° 2
Interferenza di un pensiero incidentale
Passò al sonno eterno da quello temporaneo su una zebra, schizzandola di sangue - l'animale... nemmeno un graffio.
di Frank Spada

N° 3
Mission to Mars
Quando finalmente Neil Junior riuscì a mettere piede sul suolo marziano pestò una merda.
di Alessandro "scheletri" Balestra






FUN COOL!
Un racconto in una frase
3za edizione



Ebbene sì! Ormai l'avevate capito che le figate vere accadono due volte l'anno. E come per tutte le figate, la seconda volta è anche l'ultima!
E allora eccolo qui!
L'unico, figherrimo, gustoso, fremebondo...

FUN COOL!

ovvero il concorso letterario con meno punti di tutto il web...
l'unico con il banner fatto in paint e riciclato dall'edizione precedente...
e l'unico dove i premi paiono punizioni...

Il concorso dove vince il primo, l'ultimo, e colui che sta simpatico all'organizzatore, e anche colui che gli sta sul culo.

E' lui: UN RACCONTO IN UNA FRASE!

E allora orsù, voi, proprio voi che adesso siete lì, fuori da quel monitor.
Voi con la bavetta e il pondolo nel naso...
Voi che siete ancora in piena frenesia da RacCorti...
Voi che dovete scrivere un racconto su una cittadina del Surrey...
Voi che odiate quelle maledette sei parole di Hemingway...
Voi che mandereste sempre, tutto a Fun cool! a cominciare da questo blogghe.
Sì, proprio voi, amici e nemici di blogghe, questo è il concorso che fa per voi!

Non avete che da leggere il regolamento qui sotto e partecipare!
Si partecipa con un racconto in una frase. Lo potete inviare alla mia mail, oppure sul faccialibro, oppure mettere come un commento a questo post, oppure via sms...
Ovviamente non serve che vi dica che i racconti sarebbe meglio che avessero un titolo, che raccontassero una storia e soprattutto che non abbiano punti in mezzo.
Poi, come al solito, io li metterò tutti in un post appost nel blogghe, che così viene un bel post con tutti i vostri bei raccontini da leggere, il che fa molto figo.
Inoltre, tanto per pubblicizzarvi e spammare che so che vi piace, mandatemi anche il link da mettere con il vostro nome/nick/pseudonimo ecc ecc.
Ovviamente il concorso è un concorso scazzone e quindi sono ben accetti anche i racconti scazzoni
La giuria la sceglierò tra alcune persone fighissime che conoscerò proprio grazie alla risonanza mondiale di questo concorso. I premi invece li ho qui, proprio al mio fianco, e sono i soliti libri che io, dopo pazienti ore di ricerca tra le offerte di libri a un euro, ho trovato. Stavolta, vi dirò, non vi è andata nemmeno tanto male... Un paio me li leggerei anch'io. Eccoveli:
















Bene! Sono stato bravo eh?
Inoltre, aggiungo ai premi anche l'antologia perpensa, quella con i vincitori/segnalati del premio Vigonza, dove c'è, tra le altre cose, una mia poesia unisex che potrete spacciare per vostra e dedicare al vostro innamorato/a. Io ovviamente dirò che ve l'ho copiata nel caso vi scoprissero.
Contenti?
Cosa manca... Ah sì, la scadenza... Cosa siamo oggi? Il 20... Ok, facciamo il 29 luglio, che è mercoledì, diciamo a mezzanotte. Ok?
Domande?
Ci sono i commenti. Oppure cliccate sul tag "Unraccontoinunafrase" lì alla vostra destra, e vi guardate le edizioni precedenti. :)

E vedete di fare un po' di marketing, che bisogna battere quella misera ventina di partecipanti dell'edizione precedente!

Pronti.... VIA!


mercoledì 15 luglio 2009

News of the wor(l)d

Bello, mi piace questo titolo di post. Ne sono così soddisfatto che quasi quasi lo uso come tag per sostituire quello che dice semplicemente "news".
Voi che dite?
Comunque. La prima news è proprio questa: oggi è il giorno della dead line per l'invio degli UltraCorti. Sì ok, se state leggendo adesso magari penserete che è troppo tardi, ma se pensate che gli ultracorti possono essere racconti brevi anche da 200caratteri maligni e miserrimi chissà. Magari parteciperete dopo aver letto questo post e nella mai che mi invierete magari me lo direte e io sentirò che questo post non è stato inutile. :)
Qui trovate il bando e qui trovate altre indicazioni che ormai a qualcuno avranno già rotto il katz.
Io intanto continuo a essere sommerso di ultracorti e la cosa non mi dispiace.


Poi che altre news ci sono. Ah sì, le news che provengono dalla regia di XII.
Sì, quelli di XII sono un pò dei rompiciglioni quando vogliono farmi dire qualcosa
(eh shivan? eh by tor?) Ma io in fondo gli voglio bene...
No, ok, non gli voglio bene manco per un Cats, ma ho deciso che è meglio assecondarli, altrimenti mi smaronano di mail fino a consumarmi il tasto "elimina con gaudio"
(è un nuovo tasto che ho istallato sulla tastiera per eliminare lo spam)
La prima news of the word è l'uscita prossima ventura del libro di Danilo Arona.
Questa news probabilmente ve l'avrei data parlandovi del libro, dopo averlo letto, ma siccome sono così figo da mostrarvi questa copertina figherrima ve ne parlo volentieri anche adesso.
Anzi, andatevi a leggere la scheda libro, per i dettagli. Io vi posso dire solo che Arona è uno bravo e che ha un bellissimo modo di interpretare la scrittura, fondendo gli elementi fantastici nella realtà del "qui e ora" in modo che è davvero difficile distinguere i due aspetti. Ok, direte voi, tu sei di parte, almeno per quello che scrivi, beh, sì, è vero, sono di parte. E' una scrittura che sento molto vicina e quindi la elogio. :)
Ho parlato di lui qui, qui e qui.
Ah, il libro si chiama Ritorno a Bassavilla ed esce il 22 settembre 2009.

Non è finita qui comunque. I simpatici scassamaroni di XII hanno cavato dal cilindro anche un concorso che meriterebbe la partecipazione solo per il nome: send & pray. :D
Orsù, confessiamo. Quante volte abbiamo mandato roba ai concorsi così, tanto per, pur sapendo che il genere non era quello richiesto ma che non essendoci concorsi per il genere di cosa che abbiamo per le mani abbiamo pensato "vabbè, spedisco e prego".
Ebbene sì, ora il concorso per le vostre prose-poem-filmic-imaginarion-cuccurucù blended stories esiste! Si paga, certo, ma si può anche vincere delli soldi. Parecchi, tenendo conto dei montepremi che di solito ci sono ai concorsi. I dettagli ve li andate a leggere qui e qui trovate il bando.

Poi che altro.
Ah sì, un paio di e-book da scaricare e leggere.
Il primo ve lo potete recuperare su Zolfo & Mercurio, ed è il pdf del libro che potete pure comprarvi, se vi va, riguardante il concorso Delizie. Se per caso lo scaricate occhio a saltare il mio racconto, a meno che non siate stitici. :)

L'altro e-book è il libro di McNab, ovvero Alessandro Girola, ovvero un logorroico della madonna che aggiorna il blog ogni volta che Zilvio spara una cazzata e legge e scrive più della Bibbia dei rettiliani, che è notoriamente più lunga di quella dei Gattolici, che è più lunga di quella che conoscete. Insomma, l'e-book si chiama uomini e lupi, e penso che parli di qualcosa di mannaro. Ve lo scaricate anche questo dal suo blogghe, dove magari trovate altre mille cose interessanti (per lui, ovviamente, per voi non so)

Io me li sono scaricati entrambi, questi e-book, dopo che mi ero vietato di riscaricare e-book perché poi non riuscivo a leggerli. Vabbè, vedremo...

Ok
direi che basta per oggi.
Avrei altre news of the word ma meglio darvele un po' per volta. :)
Buon caldo a tutti!

lunedì 13 luglio 2009

"Mondi Paralleli" di M. Caudullo***

Oh figo!
Questo è il primo libro che ho ottenuto scambiando Veleno per altre cose. (a proposito, mi avanza l'ultima copia, del Veleno)
Comunque, dicevo, che questo più che altro l'ho chiesto io, alla pecorella, di scambiarlo.
Perché?
Beh, perché ti capita che ogni tanto nei tanti nick scriventi c'è una scrittura che ti piace, una scrittura che fa per te.
Non significa che è più bella, o che è migliore di altre.
Semplicemente, senza un motivo particolare, si adatta al tuo modo di leggere. Credo sia soprattutto una questione lessicale e di musicalità, così come di temi.
Quindi ecco, l'uomo che si nasconde(va) dietro il nick Pecorella75 in questi lidi, ha una scrittura che mi piace, che fa per me.

Aggiungeteci anche che io coi nick ci piglio poco. Tipo che siccome spesso me li confondo e rischio figure merdaiole del tipo "Ah ma vuoi dire che tu non sei Tizio? Quindi il racconto bellissimo che mi è piaciuto tantissimo non l'hai scritto tu?" Cose così insomma, e siccome ci piglio poco ho deciso di non provarci nemmeno, e può passare parecchio tempo prima che riesca ad associare un nome a un nick e ad accorgermi che di quella persona, alla fine, ho letto diverse cose.

Detto tutto ciò, il buon Marco Caudullo, rientra perfettamente in questa casistica.
Ecco perché gli ho chiesto il libro e mi aspettavo un libro piacevole da leggere.

Ops... sento una voce...
Come dite?
"Ci vuoi parlare di quel cazzo di libro!?"
Ah già, già scusate. Devo parlarvi del libro, e non della Pecorella!

Allora.
Libro breve e allora vedrò di metterci poco.

E' un librettino carino. 76 pagini, 9 euri, 4 racconti. Mondi Paralleli, s'intitola.
Il racconti sono racconti del fantastico, e qui ovviamente sono di parte, in quanto la concezione di fantastico utilizzata è quella che prediligo, ovvero quando gli elementi fantastici penetrano il mondo reale infiltrandosi come latte nel caffè. Mescolandosi, schiarendo, confondendo.
E regalando qualcosa da cui non si può più tornare indietro. (provateci voi a separare il caffellatte, dai)
Poi è ovvio, si va da mescolanze in cui c'è più latte o in cui ce n'è di meno, ma la componente fantastica predomina, seppur in modi diversi.
Dei quattro racconti che dire:

Ancora un blues.
Indubbiamente il più riuscito. Avete paura di perdere la memoria? Di non sapere più chi, cosa, dove siete o eravate? Beh, allora non leggete questo racconto, che vi porta nella città di Iqbar. Un posto che non è, che mi ha ricordato vagamente le suggestioni di Borges che avevo letto appena la settimana prima e il tema delle città invisibili calviniane. Il racconto ha diverse qualità. Tanto per dirvene alcune, quella di essere composto di minicapitoli che sono davvero poco distanti dall'essere autonomi, seppur portando avanti la vicenda principale. Oppure un climax raggiunto in modo sapiente, con un dubbio instillato nel lettore poco a poco. Ed è questa è senza dubbio la qualità migliore: quando leggi ti senti a Iqbar.

Come Fantasmi
Questo è un racconto classico di presenze. Si confonde il lettore, lo si lascia perdere nella storia, lo si lascia vivere una storia comune. Amori, sfighe, tradimenti, matrimoni, vecchie scopate dimenticate... e poi il cambio di prospettiva. Ok, tema classico, ma ben gestito. Sufficiente.

L'uomo di marmo
Eh eh. Io l'ho già letto questo, mi son detto. Ed effettivamente sì, l'avevo letto. Non così, certo, in versione short e imperfetta sulla fossa di scheletri, per chi sa di cosa parlo. E ricordo di averlo commentato, anche se non ricordo come. Adesso me lo ritrovo qui. Con pregi e difetti. Un ragazzetto delle superiori, madre morta padre che lo picchia lui che diventa un mezzo teppista. Uh che palle, starete pensando. Effettivamente la figura del padre è stereotipata, non posso darvi torto. Così come quella della zingara a cui si rivolge il protagonista del racconto. Protagonista che però è un personaggio già più ambiguo, più combattuto. Insomma, anche questo racconto si legge bene. Perché a fronte di queste pecche di stereotipizzazione e a una vicenda non originale c'è una prima persona vincente. Rapida e veloce, si legge velocissima, come si ascolterebbe parlare un teen ager. E questo è un pregio.

Fino alla fine del mondo
Titolo da dimenticare, lo so. La storia però c'è. A mio avviso è quella in cui lo stile di Marco, quello che piace a me, si vede di meno. Potrei dirvi che è quella che ingrana di meno e convince di meno, una volta letta. Però c'è una cosa strana. Adesso che ho ripreso in mano il libro, per parlarvene, alla fine il racconto che ricordavo meglio era questa storia di streghe e maledizioni, giocata su due piani temporali (1608-2008).

Aggiungo un ultima cosa, che per me ha valore. Il libretto è carino. Intendo che è piccolino e ben fatto, curato. Non ho trovato refusi e allineature da mago zurlì, affastellamenti di caratteri, cose kitsch e via dicendo. Insomma, 9euri saranno anche tanti per queste 76 pagine, ma almeno la cinquemarzo edizioni quando doveva metterci una pagina bianca ce l'ha messa, e ha cercato di essere sobria ed elegante, e ha dato spazio a una copertina disegnata di proposito per il libro.
Insomma.
Chiudo dicendovi che io l'ho letto e mi ha lasciato soddisfatto e, soprattutto, mi ha lasciato una sensazione. Di trovarmi di fronte a un autore che, in nuce, può davvero regalarmi buone cose.
Allungherà le distanze... imparerà a gestirle... troverà una buona idea... e sì, credo che un buon romanzo ne può davvero uscire, da questa pecorella.
Attendiamo...



giovedì 9 luglio 2009

"I racconti dell'oltretomba" di A. Bierce**

A volte la cosa più difficile nello scrivere un post riguardante i librettini a mille lire della Newton è trovare l'immagine di copertina. L'altra volta ho faticato poco, col vampiro polidorico, questa volta è stato sì facile, anche se poi di immagini ne ho beccata una sola.
Ma a voi non interessa tutto questo vero?
E secondo me non vi interessa nemmeno che vi parli del libro, perché c'è ben poco da dire.
Il fatto è, tanto perché possiate capire il perché del post che state leggendo, che tra qualche minuto me ne vado, e non vi smaronerò con il blogghe per tutto il week end.
(Ehi, smettetela di intonare Halleluja imitanto Buckley! Infami!)
C'è però anche da dire che ho sul banchetto qui di fronte al pc un po' di libri di cui vi parlerò a breve, e che si stanno accumulando, impedendomi di appoggiare con una certa comodità la ciotola dei tacos.
Non ultimo, questo libro è parecchio impolverato, la copertina è molto più giallina di quella lì dell'immagine, e le pagine paiono quelle di un giornaletto porno in mano a un quattordicenne, inoltre, non ultimo, io sono pure allergico (alla polvere, non ai giornaletti porno).
Insomma, ci siamo capiti, me lo voglio levare dai coglioni e ficcarlo nello scaffale assieme ai suoi colleghi impolverati e ingialliti.
Che vi devo dire... beh, tanto per cominciare che non mi è piaciuto tanto, anche se devo dargli mille attenuanti- Punto secondo, e questa invece è una bella cosa, che in alcuni passaggi di Bierce si cela una critica umoristico-satirica che fa davvero sorridere, per come è posta.
Partiamo dal punto primo, aggiungendo anche che mi sono accorto, durante la lettura, che millanta secoli or sono questo libro l'avevo già letto, però di tutte le storie me n'era rimasta in testa solo una: quella dei tre cowboy assediati dagli indiani che si suicidano uno alla volta e poi, da fantasmi, raccontano la loro storia.
Le altre non me le ricordavo, e questo non è bene.
Comunque, al di là che le storie siano tutte piuttosto banalotte e molte perdano un buon 10% di valore sapendo, dal titolo della raccolta, che uno o più protagonisti sono tornati dall'oltretomba, l'ho trovata un'utile lettura. E soprattutto per il secondo aspetto di cui vi dicevo.
Parlo dell'umorismo molto leggiadro di Bierce, che in racconti votati soprattutto a maneggiare entità fantasmiche, spettri e ritornanti, trova il tempo per creare dei personaggi grotteschi e divertenti. Un esempio: il pensiero del fantasma che, dopo aver passato una vita senza un giorno di malattia, ritorna a gestire il suo emporio ("La vendita"), è già simpatico di suo, ma il modo in cui lo stupore degli altri paesani si trasforma in normalità è indubbiamente moderno e ironico. Insomma, metti caso che vi capita di riprendere in mano 'sto Bierce, il consiglio è di non aspettarvi grandi racconti horror/fantastici, piuttosto di lasciar aperta la porta agli spifferi di ironia che arrivano da certe righe. Magari ve lo godete di più di quanto abbia fatto io. :)

Un ultima domanda che non c'entra, al volo. La tolgo la musica dal blogghe? Oppure la lascio?


martedì 7 luglio 2009

Facce di gelo

Ogni tanto mi chiedo perché i carabinieri mi fermano sempre.
Perché ai concerti mi perquisiscono anche l'anima.
Perché allo stadio vorrebbero che entrassi in mutande.
Perché tutti ridono appena mi guardano in faccia.
Perché gli specchi di casa mia sono emigrati.

La domanda vera, però, è un'altra:

Possibile che io riesca a trovare della genta messa male quasi quanto me? :)


La risposta, senza vergogna né onore, è in quanto segue...















E di nuovo, i commenti sono tutti vostri. :D

Le foto che non avreste mai dovuto vedere...

Lo so...


Quanto segue può far male, può traumatizzare, demolire, sconvolgere devastare...


Può causare uragani in qualsiasi punto della galassia.


Sono stato sconsigliato, diffidato, minacciato...


e mi aspetto ogni tipo di ritorsione per il gesto che sto per compiere...


...ma alla fine ho deciso che la verità devi venire a galla!


E' giusto che l'umanità sappia, cosa si cela nelle sue viscere.


Queste immagini non sono che la punta dell'iceberg


Non è stato possibile fotografare tutti ed è un peccato


Ma quanto segue è sufficiente...


Eccole:


le foto che non avreste mai dovuto vedere!


Ogni commento è superfluo, basterà il nome...



Queste immagini parlano da sole.


Ducceschi - Silente - Sergi


Silente - Gabriel



Marica domit claire Petrolati



Valchiria



Geloandato, con pecorella sullo sfondo



Domit - Geloallungato


Paola Milli Preziati Scaglione ecc ecc



Ranz - domit



Gelostronzato



Massimo Munzic Muntoni



Fabrizio by-tor Vercelli


Simona Cremonini - Valchiria



Alessio Valsecchi




Matteo Shaman Poropat


E ora i commenti sono tutti vostri!

venerdì 3 luglio 2009

Corti Riflessi - Considerazioni sui racconti brevi

Come sapete, e se non lo sapete lo saprete tra una riga, è da un paio di mesi che mi occupo attivamente della selezione editoriale relativa all'Invasione degli UltraCorti, ovvero la puntata numero due di questa antologia che raccoglie racconti (di genere giallo/noir/thriller/horror/fantascienza/fantastico) che non superino i 200, 900 e 1800 caratteri.
Roba cortissima, insomma.
Si sono ormai svolte due delle tre "finestre" di invio Racconti, e adesso che la terza e ultima è in pieno svolgimento, posso concedermi alcune riflessioni a cuore aperto, che non si sa mai che a qualcuno servano.
Sto anche cercando di essere serio, tra l'altro, cosa che per altro mi riesce difficilissima, perché a ogni tre frasi senza cazzate che scrivo mi vien voglia di gridare un cazzum/culos/frice e tettume...
Ma vabbé, torniamo seri...

Tre premesse:

Una è che a forza di leggere qualche centinaio di racconti a settimana, per i motivi più disparati, le considerazioni che seguono non si riferiscono, ne potrebbero mai, a nessuno in particolare. Non li ricordo tutti!

Seconda premessa: dei RacCorti, in media, non sono contento. Cioè, non ho detto brutti, ma se nella prima batteria erano un po' meglio e nella seconda erano molto così così (ma è anche vero che erano di meno) è innegabile che considerandoli tutti insieme non ci sono molti "elaborati" che ti facciano subito dire: "Ok, questo è da pubblicare!". Anzi, sono pochi.

Terza è che io non sono un giurato, né mai giudicherò. Quindi quanto dico non ha nulla a che vedere con quanto poi un giurato può valutare. Però il fatto che, nelle due batterie precedenti, io abbia abbastanza indovinato chi poi è passato, vuol dire che siamo in 8+1 persone che hanno una visione relativamente condivisa sulla narrativa breve.

E insomma... io credo che si possa fare molto meglio.
Ma ora andiamo per ordine. :)

Categoria 200 caratteri
Ecco, a me questa categoria è quella che mi fa incazzare di più.
Perché, mi chiedo, se parliamo di racconti da massimo duecento caratteri la stragrande maggioranza cava fuori un racconto che non è altro che una barzelletta, una battuta o un gioco di parole? Possibile?
Insomma, l'abilità secondo me è proprio nel riuscire a raccontare una storia in pochissime parole, con tanto di intreccio-personaggi-ambientazione
Come dite? Non è possibile? Suvvia, non diciamo cazzate! :)
Basta provarci!
In 200 caratteri nessuno ti chiede di raccontarmi una storia originale, e nemmeno di lasciarmi qualcosa, ma io credo che in queste misere 2-3 righe ci possa stare parecchio! Certo, ogni parola è importante. Per come suona e per quello che dice, ma soprattutto, e qui secondo me sta il segreto, per quello che non dice!
E' il non detto che fa la qualità di un Cort(issim)o!
Vi faccio qualche esempio, Anzi, ve ne faccio tre, dall'altro verso il basso, in ordine di famosità.
- cominciamo con l'esempio più famoso tanto caro a Elvezio: Hemingway. Pare che "Una volta Hemingway, per gioco o per scommessa, scrisse un "romanzo" in sei parole: "For sale: baby shoes, never worn" Ovvero "Vendesi: scarpe da bambino, mai indossate". C'è una storia? Sì. Personaggi? Sì, almeno tre (il bambino, chi ha scritto, i lettori); vi emoziona? A me sì. Ve lo ricorderete domani? Sì. E se per caso lo sapevate già, scommetto che ve lo ricordavate, vero? E dov'è il non detto che nemmeno uno si accorge di leggere? Beh, per esempio in "Vendesi!" porcapassera! Ti dice che non solo ti è morto il bambino, che non ha mai potuto indossare le scarpe nuove acquistate, ma anche che quelle scarpe sei così malmesso o senza scrupoli da doverle vendere, non cedere o regalare o buttare. Insomma, c'è molto di non detto.
- Esempio numero due. Un racconto della passata edizione, uno tra i cortissimi meglio riusciti, lo trovate sempre in questo libretto. Il racCorto è questo: "Il detective guardò il cadavere. Pensò: "non mi scopriranno mai"." Il titolo, importantissimo, recita "Il racconto giallo più breve del mondo". Ovvero ci dice subito che il tono è ironico, certo, e significa che questo detective già ce lo immaginiamo che sorride e un po' simpatico appena leggiamo la parola "detective". Poi anche qui, dentro c'è una storia, ci sono i personaggi (io narrante e gli altri), c'è un tono, c'è un'ambientazione. E vorrei dire... sono meno di 70caratteri. (il racconto è di Francesco Angelo Lanza)
- Terzo esempio lo vado a prendere su questo blogghe. se avete partecipato al Fun Cool! già lo conoscete, sennò ve lo riscrivo. Il titolo è Namazu, di Ian Delacroix, eccovelo: "La terrà tremò, le case crollarono e la gente si riversò sulle strade: Kashima guardò nel piatto i resti del pesce-gatto, e capì di aver fatto un errore". Ovvio, prima vi dovrete wikipediare 'Namazu', poi dopo aver letto e scoperto che c'è addirittura un pokemon ispirato al pescione gatto, apprezzerete sicuramente il racconto. Questo è un suo piccolo difetto, of course, ma non toglie che anche qui, se vogliamo, c'è dentro un piccolo romanzo. I caratteri sono 154.
Insomma, magari adesso potrete capirmi se continuare a leggere battutine da osteria mi fa un po' venire nervoso. Le battutine sono belle, certo, ma quando c'è una storia, un'ambientazione, dei personaggi... è più meglio. No, non ho detto che sia facile.
Ma come per tutte le cose, se non ci si prova è impossibile.

Categoria 1800caratteri
Salto subito di categoria perché questa pare essere la distanza più gettonata. Faccio due considerazioni. Anzi, magari anche tre.
Considerazione numero uno: il riciclaggio di racconti. Molti sono stati, soprattutto nella prima batteria, i racconti riciclati. Roba pubblicata da altre parti, su altri concorsi e via dicendo. Uno, pensate, l'ho trovato in ben 7 location della rete, tra blog e siti di letteratura, alcune vecchie di anni. Allora... io non sono contrario a mandare un racconto vecchio, però faccio questi due ragionamenti:
- un racconto vecchio stilisticamente è sempre peggiore. DEVE essere così, magari di una virgola soltanto, magari di una parola, ma non è possibile che dopo mesi uno rilegga il racconto e non gli venga almeno una piccola modifica. E' un processo fisiologico inevitabile della comunicazione attraverso la scrittura. Quindi, mi dico io, non può essere che quello che ho scritto un anno fa (e che per altro si trova abbastanza facilmente googlando titolo e nome autore) possa andare bene uguale. Io la penso così. Ovvio che voi la potreste pensare diversamente, ma se credete veramente di non poter sempre migliorare le cose sono due: o siete ancora inesperti (e perdonabili) o non siete in grado di accettare il confronto (se non altro con voi stessi e la vostra scrittura di una volta)
- ragionamento numero due è questo. Se io mando una roba vecchia già pubblicata e usata significa, più o meno, che penso implicitamente di non riuscire a scrivere qualcosa di meglio nei tempi previsti. Ma... dico... stiamo scherzando? stiamo parlando di 1800miseri caratteri. Te lo scrivi in un pomeriggio! Certo, credo che capiti a tutti di scrivere una cosa che ritieni sia proprio venuta bene, ma pensare di non riuscire a fare di meglio, no, no, proprio non lo digerisco come atteggiamento. Se dovessi accorgermi di questo, in me, è meglio che smetta e vada a cacciar mustelidi ogni sera :)

Parlando strettamente dei racconti invece c'è soprattutto un difetto: manca l'idea! Cioè... tenuto conto che in 1800 ci si può far stare veramente moltissime cose, a livello di trama e descrizioni, è quasi fisiologico che la cosa che distingue un discreto racconto da uno mediocre è l'idea. Che sia piccola, anche, ma che ci sia. Voglio dire... se uno mi scrive di un "serial killer che dopo aver ucciso numerose persone ne uccide l'ennesima e gli piace tanto", ok, che mi descriva personaggi e fatti con tutta la maestria che vuole, che scriva come se gli avessero trapiantato al posto delle mani quelle nate da un frullato di Barker/Lansdale/Bulgakov/McEwan, ma a parte il fatto che non sarà facile (trovare un frullatore così grande, intendo), dubito anche che il racconto si farà ricordare più di tanto o mi darà tutta questa soddisfazione. Quindi insomma... un'idea ci vuole.
Ah, e aggiungo anche l'ultima piccola considerazione. Se il limite è 1800caratteri, vedere che il 90% dei racconti si posiziona nella fascia 1780-1800 caratteri mi fa capire che non è diffusa l'idea che "ci si può mettere anche meno" a raccontare una buona storia. Anche qui... opinione personale certo, ma è come nei temi a scuola, non è che più sono lunghi e più sono belli. :)


Categoria 900caratteri
Chiudo con questa categoria che è un po' snobbata, quasi come a voler pensare che o è troppo poco per raccontare una buona storia, o è troppo per la storiellina da due tre righe che avevo in mente. Invece io credo che questa lunghezza sia molto buona per leggere il "racconto da un sorso". Forse la migliore delle tre, in quanto a sintesi tra storia e idea, perché ce le riesci a mettere tutte e due. Con la categoria da 1800 va a finire che ti perdi, o che ci vuoi mettere troppo proprio perché ci puoi mettere tanto. Con questa invece no, si deve continuare a pensare che ogni parola serve a qualcosa e nessuna è inutile. E nonostante la brevità qui si comincia già a vedere frammenti di uno stile, che è quindi valutabile.
Quindi no, dai, non è una categoria da snobbare, anzi... potrei azzardare dicendovi che forse le cose migliori e più in linea con lo spirito dei Corti le ho lette su questa distanza e indubbiamente è quella che si presta meglio alla lettura.

Bene, se mi avete letto e avete perso tutto quel tempo, come minimo dovrei pagarvi da bere. Ma siccome sono un bimbo povero e devo già farlo per mezzo mondo non se ne parla.

Se quanto vi ho scritto, invece, vi ha stimolato e se ancora potete inviare un RacCorti ai Corti, (vuoi perché prima di questo post non sapevate nemmeno cosa fossero, vuoi perché avete partecipato ma vi mancano ancora delle cartucce da sparare) beh... fatelo!

Il bando lo trovate qui, la scadenza ultima e definitiva è il 15 luglio.

E poi, vi posso anticipare appena si chiuderà questa ultima batteria dei Corti, su questi schermi ci sarà il Fun cool!, giunto ormai alla terza edizione ufficiale. E allora sì che potrete sbizzarrirvi con i vostri racconti in una frase... altro che quel taccagno di Hemingway e quel suo bambino sfigato!

venerdì 26 giugno 2009

Turbamento

Oggi dovevo scrivere di un libro, o fare il fun cool. Poi torno a casa e assieme al caffè mi danno la notizia. Ora, siano lontani da me pensieri che si sprecheranno nei prossimi giorni, ma non nego che ci sono rimasto male.
Ci sono rimasto male come credo accadrà a tutti quelli che hanno passato i trenta, e in parte anche ai più piccoli.
E' un pezzo di te che se ne va, qualcosa che pensi ci debba essere sempre, più o meno, nel bene e nel male, musicalmente o nel gossip.
Anche nel silenzio, anche senza che se ne parli.
Sono cose che fanno parte della tua vita, quella che è stata.
E non è che ne abbiamo altre.
Così la tristezza è tutta mia, la tristezza di chi perde un pezzo che non ha mai cercato ma che è comunque suo, inevitabilmente. Cose che dovrebbero esistere sempre, o per lo meno abbastanza a lungo, per farti dimenticare che tu non esisterai sempre.
E' così che vorremmo che fosse, credo.
Che il nostro mondo invecchi con noi, anzi... un po' dopo.
E alcune cose sembrano fare il nostro gioco.
Loro cercano di restare giovani perché noi, così, non ci accorgiamo di invecchiare.
Sempre meno a dire il vero.
Viviamo in epoche in cui niente invecchia e tutto scompare.
Così capita come questa volta, e una scomparsa improvvisa ti grida in faccia la verità.
Non è un problema, certo. Non è un vero e proprio dispiacere.
Si chiama turbamento.
E generare turbamento merita rispetto.
Così oggi sarò turbato.
E rispettoso.